Tre gli italiani ancora dispersi in Nepal. Monta la rabbia tra i sopravvissuti al sisma

Tre gli italiani ancora dispersi in Nepal, mentre monta la rabbia tra i sopravvissuti al sisma

Restano tre gli italiani che non sono stati ancora rintracciati in Nepal. Fino a ieri erano dieci, poi in queste ore sette di loro sono stati contattati o hanno dato loro notizie rassicurando l’unità di crisi della Farnesina. Intanto, lentamente i nostri connazionali sopravvissuti all’immane tragedia, stanno rientrando in Italia da Kathmandu con voli commerciali messi a disposizione dalla Farnesina. Intanto nel Paese devastato dal sisma monta la rabbia. I sopravvissuti sono psicologicamente devastati dalle continue scosse, che dalla prima di sabato scorso, non hanno mai smesso di scuotere il Paese. A Kathmandu, ed in altre località, si sono verificati i primi scontri. La polizia è dovuta intervenire soprattutto a ridosso delle stazioni ferroviarie dove la gente si era ammassata nella speranza di poter lasciare la città. Ma è polemica soprattutto per gli aiuti che arrivano alla popolazione con il contagocce. Le Autorità locali sono state chiamate in causa per la cattiva gestione dei flussi in Aeroporto, dove arrivi e partenze, sono praticamente continui, ma rallentati ed insufficienti rispetto alle esigenze dei soccorsi. Lo scalo di Kathmandu, dopo un primo blocco immediatamente dopo le due scosse che hanno devastato il Paese, non ha mai smesso di funzionare. Intanto è arrivato nella città anche il cargo inviato dal Governo italiano, con a bordo tende, ricoveri, coperte, potabilizzatori e serbatoi per l’acqua, strumenti necessari ed irrinunciabili per le squadre delle Ong che stanno gestendo l’emergenza. L’Onu ha quantificato in 425 mln di dollari per i prossimi tre mesi gli aiuti più urgenti, mentre il governo di Kathmandu ha chiesto circa mezzo milione di tende per i senza tetto ma viene accusato di una pianificazione dei soccorsi, assolutamente inadeguata. Tra gli errori rimproverati all’Esecutivo, anche aver chiesto ai Paesi che si erano offerti di non inviare più team di soccorritori e medici. Malgrado le scosse siano diminuite in modo significativo, centinaia di migliaia di persone continuano a dormire in strada, perché le loro case sono distrutte o gravemente danneggiate. E non si ferma l’esodo dalla valle di Kathmandu, la più a rischio: per paura di nuove scosse, 340.000 persone hanno già abbandonato la zona. Intanto, dopo a 5 giorni dalla prima scossa, i primi elicotteri dei soccorsi sono riusciti ad atterrare nelle più remote zone di montagna; e in altre zone, dove neanche gli elicotteri riescono ad atterrare, l’esercito ha cominciato a farsi strada via terra, prima in autobus, poi a piedi, inerpicandosi lungo sentieri sassosi, minacciati da frane e colpi di detriti. Ed emergenza nell’emergenza, cresce l’allarme minori, si moltiplicano, infatti, le segnalazioni di casi di bambini soli o separati dalle famiglie: l’Unicef ha quantificato in 1,7 i piccoli che hanno urgente bisogno di aiuto.

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