Tortosa parla il linguaggio dello “stato di polizia”. Manconi accusa la polizia malata e Giuliani scrive a Mattarella: chieda scusa a Carlo

Tortosa parla il linguaggio dello “stato di polizia”. Manconi accusa la polizia malata e Giuliani scrive a Mattarella: chieda scusa a Carlo

Avevamo deciso di non parlare di Fabio Tortosa e di quanto aveva scritto su Facebook a proposito della sua presenza, “quella notte” alla Diaz, insieme ad altri 79 poliziotti del VII Nucleo. “Io ci rientrerei – ha scritto – mille e mille volte”. Non ci siamo meravigliati di queste sue affermazioni. Facebook è diventato una specie di grande confessore. A “lui” si dice di tutto, di più, poi intervengono gli  impiccioni, la confessione diventa un coro, chi ti assolve e chi no. Per i media c’è un grande rischio, quello di prendere tutto per buono, diventando cassa di risonanza di fatti ed episodi ristretti a poche persone, avvenimenti sui quali aprire un dibattito nazionale. Non era per noi una scoperta, non era una notizia scoprire che nel corpo della polizia, anche in quello dei militari, ci sono degli esaltati. Chi frequenta manifestazioni sia per parteciparvi sia da cronista ne ha viste di cotte e di crude.

Poliziotti protagonisti di cariche violente per rabbia e per paura

Poliziotti protagonisti di cariche violente, furiose, rabbiose, a volte anche per paura, che sbattono per terra a suon di manganellate ragazzini e ragazzine, studenti giovanissimi,  camionette che se non stai attento ti travolgono, giovani uccisi come Carlo Giuliani, colpito alla testa con una pietra quando, moribondo, era già a terra, proprio a Genova, G8 (19-20 luglio 2001). Ce ne sono di esaltati  che dovrebbero garantire la nostra sicurezza. Li abbiamo visti nelle manifestazioni del luglio 1960, governo Tambroni, morti e feriti e poi negli anni del terrorismo con repressioni violente che davano nuova carica ai violenti.  Uno “stato di polizia” che non ha mai avuto termine. Abbiamo pensato che  Tortosa era uno dei tanti, sì tanti. Un esaltato che si era sentito offeso dalla sentenza di condanna della Corte europea che ha stabilito che quella notte di luglio del 2001 la polizia italiana violò l’articolo 3 della Convenzione dei diritti dell’ uomo: “Nessuno può essere sottoposto a tortura”.

Il volto di un paese che fa finta di non sapere

Restiamo convinti che l’episodio poteva restare su Facebook, ma visto il clamore che si è voluto creare, uno scoop hanno pensato i giornalisti segugi,  rilanciando le frasi oggi incriminate, poi le interviste, quasi un divo, diciamo che abbiamo sbagliato perché ha mostrato il volto di un paese il nostro, che troppo spesso fa finta di non sapere. Si scopre l’acqua calda quando si afferma che la “polizia è malata”.  Ad intervenire ci ha spinti in particolare un fatto che riteniamo gravissimo. Fra i post di Tortosa ce ne è uno che dice: “Carlo Giuliani fa schifo e fa schifo anche ai vermi sottoterra”. Fra i tanti che sono intervenuti, dal cardinale Bagnasco a parlamentari, esponenti politici, non ce ne è uno che abbia avuto parole di sdegno. Ha fatto bene il padre, nostro carissimo amico, a scrivere al Presidente Mattarella  chiedendo che chieda scusa a Carlo in nome dello Stato. Ora il poliziotto si difende, dice di essere stato “frainteso, non prevedevo una interpretazione del genere. Quella frase era un modo per sancire la nostra totale estraneità ai fatti denunciati dalla Corte di Strasburgo”.  “Non capisco le critiche, non ho commesso reati”. Ci crediamo, altrimenti dovremmo considerarlo un demente, un reo confesso, l’unico colpevole, identificabile perché una lista di  coloro che hanno operato in quella notta e che Tortosa definisce “non identificabili” non è mai stata consegnata ai magistrati.

Finirà come sempre: il poliziotto sarà l’unico capro espiatorio

Ora tutti i “potenti” si affannano a condannare Tortosa, Alfano annuncia che saranno presi severi provvedimenti, fino al licenziamento, ai piani alti della Polizia si  dice altrettanto, l’inchiesta è stata aperta e si attendono eventuali procedimenti penali. Palazzo Chigi, Renzi, si limita a ripetere che “faremo chiarezza” e che i fatti di Genova sono stati “terribili”. Già ma lui è  il difensore a tutti i costi dell’allora capo della Polizia, Gianni De Gennaro, in buona compagnia visto che  il super presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, comunque e ovunque presente, è il primo difensore dell’ex capo poliziotto. Non è stato condannato, quindi resta a fare il presidente di Finmeccanica.  Ma, piccolo particolare, era lui che comandava, quando avvenivano quei fatti “terribili”. Forse avrebbe dovuto sapere chi erano i “non identificabili”, denunciarli, consegnare la lista ai magistrati.  E si potrebbe continuare. Finirà che il poliziotto Fabio Tortosa diventa il solo capro espiatorio.

Luigi Manconi: una  parte delle forze di polizia è gravemente malata. Subito la riforma

Fa bene Luigi Manconi (Pd), presidente della Commissione per i diritti umani ad affermare che “una parte delle forze di polizia è gravemente malata. Oltre alle irresponsabili parole di Tortosa, lo provano in maniera inequivocabile i silenzi complici, i consensi taciti, l’omertà così diffusa all’interno del corpo”. Da qui la richiesta di una “radicale riforma delle forze di polizia”. Ecco questo è il punto. A noi hanno impressionato alcune affermazioni di Tortosa, ancor più di quella frase sciagurata del ritorno “mille volte” alla Diaz. Parla di una verità segreta che “portiamo nei nostri cuori e nei nostri occhi”. “Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva impunemente dichiarato guerra”. È la difesa della democrazia che si trasforma in repressione, lo “stato di polizia” appunto. E risuonano anche altre parole, i “salotti radical chic”, il loro “perbenismo becero”. Infine una “perla “: “Dicono che sono un fascista, io ho votato per il Pd”. Ci crediamo, quelle parole “radical chic”, le abbiamo sentite pronunciare molto spesso. Renzi Matteo ha fatto scuola.

La lettera di  Giuliani a Mattarella: chieda scusa a Carlo in nome dello Stato

Questo il testo della lettera aperta inviata da Giuliano Giuliani, padre di Carlo ucciso durante le manifestazioni  a Genova.

“Come Lei certamente sa, un agente della Polizia di Stato oltre a rivendicare con orgoglio la sua partecipazione alla ‘macelleria messicana’ della Diaz (ricordo sempre che l’espressione fu usata durante la testimonianza in tribunale dal vice questore Michelangelo Fournier) ha rivolto a mio figlio Carlo offese insopportabili. In alcuni messaggi postati su Facebook ieri l’agente Fabio Tortosa ha scritto, tra i vari post che ha fatto sulla sua partecipazione al G8 anche: ‘Carlo Giuliani fa schifo e fa schifo anche ai vermi sottoterra’. Concorderà con me, Esimio Presidente, che un agente in servizio è un rappresentante dello Stato. Da qui la domanda che mi permetto di  rivolgerLe: non ritiene che Lei dovrebbe chiedere scusa a Carlo in nome dello Stato? Resto fiduciosamente in attesa della considerazione che vorrà attribuire a questa mia richiesta, con il rispetto dovuto al capo dello Stato”.

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