Senato e Italicum. I giochi di Renzi. Si parla del nulla, le minoranze Pd ci cascano. Gli indagati incalzano.

Senato e Italicum. I giochi di  Renzi. Si parla del nulla, le minoranze Pd ci cascano. Gli indagati incalzano.

Il vero bugiardo deve avere una grande memoria. Non può dire, tanto per fare un esempio, che una cosa è bella quando qualche tempo prima, anche qualche anno, diceva che era brutta. Renzi, tanto per citare  uno che ha la memoria corta prova a rottamare anche il passo che lo riguarda. I risultati di questa operazione: le bugie hanno le gambe corte, come dice il popolo. Lo vediamo in questo pasticcio, una commedia degli equivoci da palcoscenico di poveri guitti, relativo alla  riforma  costituzionale, leggi  Senato elettivo, oppure no, come nell’attuale testo della legge. Leggiamo una intervista presa al volo mentre il premier si imbarca sul volo verso gli Usa. Un vero e proprio scoop fatto da un giornalista di Repubblica, non di quelli che si vedono nel talk show che rincorrono i politici, ma il responsabile del servizio politico, Claudio Tito.

Le bugie del premier da sempre contro il Senato elettivo

Renzi dice di essere sempre stato favorevole al Senato elettivo, se nella legge in discussione non lo è la colpa è di Vasco Errani, amico di Bersani. Dice anche, fra virgolette, “Cambiare la riforma costituzionale? Tornare al Senato elettivo? Per me si può fare”.  Dimentica, e forse neppure Tito ricordava quali sono state le  sue posizioni. Gliele ricorda Pippo Civati quando parla di una “fissazione del segretario, prima ancora di diventare premier”.  Ricorda di avergli proposto in Direzione, a gennaio del 2013 il Senato elettivo “e mi fu risposto che il  Senato non può essere elettivo, altrimenti i senatori poi vogliono dare la fiducia”. “Un argomento che non aveva senso, che il governo, il ministro, i colleghi di maggioranza e anche quelli di minoranza hanno ripetuto per mesi. Solo quel pirla di Civati (con una manciata di autorevoli senatori, ‘attaccati alla poltrona’, così erano definiti, che furono sostituiti in Commissione perché lo sostenevano) proponeva il Senato elettivo. Poveretti”.

È importante la memoria di ciò che fummo, difficile rottamare

Possiamo anche ricordare l’insistenza con cui Renzi attribuisce all’Ulivo e poi ai Ds, al Pd, la paternità delle preferenze quando invece si parlava di collegi uninominali. La memoria di ciò che fummo è importante perché dopo l’intervista scoop di Tito e la smentita  di Palazzo Chigi,  arriva il “niet” del vice capogruppo alla Camera, Ettore Rosato: “Non c’è nessuna trattativa in corso sul Senato elettivo e non  può esserci semplicemente per un motivo: la maggior parte di noi non lo voterebbe”. Bene, allora di che si sta discutendo animatamente con interviste in particolare alle minoranze del Pd? Del nulla. Giornalisti di ogni colore sono impegnati a chiedere ad esponenti delle sinistre se voteranno l’Italicum così com’è nel caso in cui venisse cambiata la riforma del Senato. Certo non uno “scambio”, in questo sono d’accordo con Renzi, ma muovere qualcosina potrebbe far tornare la pace nel Pd. E loro, gli esponenti delle sinistre sembrano prendere sul serio il nulla. Lontani mille miglia dal “loro popolo” che scende in piazza, come gli insegnanti e gli studenti, i lavoratori che difendono le fabbriche messe in vendita, i diritti rubati.

Primi emendamenti presentati da deputati delle minoranze

Difficile comprendere il senso di questo confronto a distanza fra maggioranza e minoranze Pd. Non vale dire, come fanno alcuni esponenti delle sinistre, “scopra le carte”. Sono tutte sul tavolo e non c’è niente da scoprire. Tanto più che   è in corso la presentazione di emendamenti da parte di singoli deputati per evitare, dice D’Attorre, che ne ha presentati cinque, quelli che riguardano i “nominati” e la possibilità di apparentamenti nel caso di ballottaggio. Altri ne seguiranno fa parte di altri parlamentari.

Lo scoop di  Repubblica dura solo un giorno, il giornale ora fa finta di niente

Del resto, la cosiddetta “apertura” di Renzi imbarazza lo stesso giornale che l’ha lanciata. Non può smentire se stesso perché quelle parole Tito le ha sentite. Non ne scrive più lui, forse in “corta”, come si dice in gergo. Ne parla un altro giornalista, il quale dice che la “precisazione” di Palazzo Chigi “non cambia di una virgola la sostanza” e che “la volontà di plasmare prepotentemente la legge costituzionale  resta  sul tavolo”. Sapete perché? Perché il premier ha bisogno di tenere aperto il confronto. Vero, si trova in grande difficoltà, i deputati che non hanno votato la sua relazione, 120 su 310, sono tanti, i casi che stanno esplodendo uno dopo l’altro nelle candidature per le Regionali e per i Comuni sono segnali pericolosi, indicano un partito che non c’è, mentre esistono consorterie della peggiore specie. E questo partito dove gli iscritti non contano niente, viene da lontano, è vero, ricordiamo  il partito leggero, poi quello liquido, ora quello di strada, con primarie sporche, dove contano solo gli eletti, ognuno con la sua squadra. Ancora: i sondaggi indicano un calo di consensi sia per quanto riguarda i voti sia per la fiducia nel governo e nel premier. Ora le tenta tutte per deviare l’attenzione. Trova compiacenti giornalisti che glorificano il viaggio in Usa, l’incontro con Obama, le pacche sulle spalle, i migliori vini della Toscana, prodotti a Bolgheri, Castagneto Carducci, Montalcino, dal Sassicaia  all’Ornellaia, al Brunello, Tignanello. Torna in Italia, va a Pompei, in visita ufficiale, tiene una specie di comizio, racconta della bellezza di Pompei, sembra di leggere una guida turistica, un depliant pubblicitario.

L’abbraccio “calorosissimo” fra l’indagato DeLuca e il premier

Ma la sua visita serve in particolare a sistemare alcune faccende di partito. La prima riguarda il candidato capolista alla  Regione Campania, Vincenzo De Luca, indagato. Se venisse eletto, si dovrebbe sospendere. Incontra il premier che sembrava deciso a cambiare cavallo anche se aveva vinto alla primarie. Luca Lotti ci aveva provato. De Luca li aveva mandati al diavolo. Renzi arriva, si parlano a lungo, un grande abbraccio per i fotografi e i selfies.  “Incontro calorosissimo”, dice il candidato. Sempre in Campania basta nominare Ercolano, Ischia e poi i sindaci di alcuni comuni da Vico Equense a Frattaminore che si candidano per le Regionali, che fanno impicci. Poi Agrigento dove fra Pd e Forza Italia si scambiano i candidati. Io ti passo il mio e tu mi passi il tuo, tutti felici e contenti. Per non parlare della Liguria. Raffaella Paita è indagata, non per una bazzecola, ma per disastro colposo, l’alluvione di Genova che provocò la morte di una persona, una città devastata per mancato allarme. Paita era l’assessore della regione che avrebbe dovuto dare l’allarme.

 L’indagata Paita non si tocca, lo dice lo stesso Lotti che fece fuori la indagata Barracciu

Paita non si tocca, l’immancabile Lotti ha subito espresso solidarietà alla candidata presidente nella cui lista troveranno posto anche esponenti della destra che le hanno dato il voto alle primarie. Due pesi e due misure. Francesca Barracciu vince le primarie in Sardegna, viene indagata per le spese della benzina, 30 mila euro in tre anni, 10 mila ogni anno quando era assessore. Siamo alla fine del 2013. Lotti la chiama, una telefonata cordialissima, si racconta, ma Barracciu capisce che il suo tempo è scaduto e “volontariamente” si dimette. Poi verrà premiata, con l’incarico di sottosegretario alla Cultura. Si ritroverà in compagnia di altre tre sottosegretari Pd, indagati, che restano al loro posto.

L’intervento del cardinale Bagnasco come ai tempi delle “madonne pellegrine”

Per Paita invece va tutto bene, addirittura interviene il cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova, presidente della Cei: “Chissà perché certe indagini esplodono in certe ore”. Sembra di essere tornati ai tempi in cui le madonne piangevano e venivano portate in processione, “madonne pellegrine”, guidate da un tal padre Lombardi, per convincere il popolo a votare Democrazia cristiana contro quegli anticristi comunisti e scomunicati. In testa alle processioni in genere uomini incappucciati, tutti in nero, adepti di varie associazioni, le “misericordie” e ragazzini coi pantaloni corti vestiti da chierichetti, gli scout che Renzi ben conosce.

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