Scuola verso lo sciopero generale. La ministra offende i lavoratori, si vergogni e se ne vada. La minoranza Pd ha qualcosa da dire?

Scuola verso lo sciopero generale. La ministra offende i lavoratori, si vergogni e se ne vada. La minoranza Pd ha qualcosa da dire?

La ministra Stefania Giannini si sostituisce alla Costituzione e, bontà sua, decide che lo sciopero indetto per il 5 maggio da tutti i sindacati della scuola è “legittimo”. Il diritto di sciopero, signora ministra, è garantito dalla massima legge dello Stato, articolo 40 della Carta. È grave che lei non lo sappia. O forse no, visto che quando si è presentata alle elezioni europee del 2014 per Scelta civica nella circoscrizione Italia centrale, Toscana, Umbria, Marche e Lazio è stata bocciata raccattando solo tremila preferenze. Eppure, in Umbria avrebbero dovuto conoscerla, avendo diretto l’Università per stranieri di Perugia. I suoi colleghi pare non l’abbiano mai avuta in simpatia, una “cercatrice” di lauree ad honorem e molto chiacchierata per la  gestione dell’importante istituto. Bocciata alle europee, si mette al sicuro, lascia Scelta civica e passa al Pd.

La riforma dettata da Renzi nel segno dell’uomo solo al comando, il preside-sceriffo

Renzi le detta la riforma il cui principio porta il segno del premier: il preside viene trasformato in un uomo solo al comando, sceriffo dicono in molti, che ha pieni poteri. La scuola intesa come comunità, diventa una fabbrica con un caporeparto tutto fare. Il problema della formazione culturale dei giovani lasca il posto, di fatto, all’avvio al lavoro, Non è solo un caso italiano, c’è una tendenza europea ad eliminare le materie umanistiche, ritenute del tutto inutili. E Renzi, quasi meravigliato, di fronte a una grande manifestazione di tutto il mondo della scuola, all’annuncio dello sciopero generale proclamato da tutti i sindacati per il 5 maggio,  non trova di meglio che dire: “Dopo anni in cui nessuno faceva niente preferisco rischiare di fare un errore che rimanere impantanato in una palude”. Forse se avesse incontrato i sindacati, se avesse letto le loro proposte, non si meraviglierebbe. Ma chiedere a Renzi  di ascoltare chi nel mondo della  scuola vive e lavora è come offrire una corda a chi vuole impiccarsi. Del resto i media non hanno dato troppo rilievo a una grande manifestazione, per non disturbare il manovratore che tornava dalle gloriose giornate americane, “corone di carta” donategli da Obama scrive Scalfari.

Dovrebbe però sapere che in circa 15 anni, di riforme della scuola ne sono state fatte tre, da Luigi Berlinguer, dalla Moratti e dalla Gelmini, quarto governo Berlusconi, contro quest’ultima si registrò uno sciopero unitario. Peggio della Gelmini, dicevano in tanti, nella manifestazione di Piazza SS. Apostoli.

Le offensive parole  della signora Giannini: è una riforma rivoluzionaria, poi la capirete

Invece arriva la “Giannini”, contestata da tutti, che dopo aver “legittimato lo sciopero”, cade nel ridicolo, non sapendo che dire offende tutto il mondo della scuola, docenti, personale tecnico e amministrativo, studenti. L’accusa è bruciante. Dice la signora ministra che la  riforma ha dei “principi rivoluzionari”. Forse ignora il significato di queste parole, oppure per lei le rivoluzioni sono quelle che portano al potere le peggiori destre, fasciste, meglio chiamarle “colpo di stato”. Ma non contenta puntualizza: “Noi stiamo cercando da un anno di costruire un ampio consenso intorno a una riforma in cui crediamo tantissimo, che è una riforma che ha dei principi rivoluzionari dal punto di vista culturale, del metodo e della governance delle scuole. Sono certa – conclude – che quando sarà capita fino in fondo da tutti ci sarà un’accettazione ma soprattutto una partecipazione ancora più ampia di quella che abbiamo trovato”.  Brava, bis ha scoperto perché in tanti hanno manifestato: non hanno capito la riforma, docenti e studenti sono tutti dei mentecatti, testoni, deficienti. Quando capiranno, tutti in coro a gridare viva Giannini. Partecipazione ancora più ampia di quella che abbiamo trovato. Dove non lo dice, perché la consultazione non c’è stata. Si è trattato di una burla, qualche incontro preconfezionato e niente più. Una così dovrebbe vergognarsi per l’insulto nei confronti di centinaia di migliaia di lavoratori da sette anni senza contratto, di precari, supplenti che saranno cacciati, degli studenti. Dovrebbe avere il coraggio di togliere il disturbo, di dimettersi.

Puglisi (Pd). Uno “sciopero ingiusto”, alla scuola diamo tanti soldi. Intanto cadono gli intonaci

Nel coro entra la voce stridula di Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd, già contestata  nel corso di un incontro che i sindacati hanno avuto con le forze politiche. Parla di “sciopero ingiusto” e snocciola alcuni numeri che messi uno dietro l’altro non vogliono dire niente, andrebbero raffrontati con i bisogni reali. Dimentica per esempio i tagli per l’edilizia scolastica mentre gli intonaci crollano uno dopo l’altro.  Domani in commissione  alla Camera si chiude la presentazione degli emendamenti. La Pd Maria Coscia, relatrice del provvedimento, ha detto che saranno valutati da lei. A quale titolo e con quale diritto? Non è dato saperlo, forse sempre nella logica dell’uomo-donna al comando. Le opposizioni non ci stanno e la presidente Boldrini ha annunciato che “saranno discussi in profondità”. Sempre dal fronte del Pd, a Stefano  Fassina che ha partecipato alla manifestazione, è stato chiesto cosa intendono fare le minoranze del Pd. Lavoriamo agli emendamenti ha detto. Un po’ poco. È vero che ora c’è l’impegno  per cambiare l’Italicum ma la scuola è uno dei problemi fondamentali del nostri paese. Qualche emendamento non basta. Ci vorrebbe un progetto alternativo su cui dare battaglia, facendo sentire la propria voce, dando risposte ai sindacati che stanno preparando uno sciopero generale e sono decisi ad andare avanti fino al blocco degli scrutini.

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