Scuola. Renzi ha già smesso di ridere. Presentati 2000 emendamenti. Pantaleo: servono cambiamenti radicali

Scuola. Renzi ha già smesso di ridere. Presentati 2000 emendamenti. Pantaleo: servono cambiamenti radicali

La “ mala scuola”, perché di questo si tratta,  progettata dalla ministra Giannini rivista e corretta in peggio, affoga in un mare di emendamenti, circa 2000 mila, parcheggiati in Commissione cultura alla Camera. Ormai  neppure gli autori di una pessima legge si azzardano più a definirla la “buona scuola”. Ci sono rimaste, forse, la ministra e la responsabile scuola del Pd, una tal Puglisi, ma più per dovere che per convinzione, tanto che lasciano intendere, specie alcuni deputati  Democrat al lavoro in Commissione, che qualcosa si può cambiare. In particolare sul potere dei presidi, i nuovi sceriffi voluti dal premier e sulle assunzioni dei precari. Niente di concreto, forse il lancio di un amo per vedere se i sindacati che stanno preparando lo sciopero generale del 5 maggio abboccano e lasciano perdere. Ma, fanno sapere i dirigenti di tutte le organizzazioni sindacali, ci vuole ben altro, nero su bianco. In particolare, rispondono a quella insultante frase di  Renzi, lo “sciopero mi fa ridere” con una risata ancora più forte all’annuncio della lettera che ll premier intende inviare a tutti i lavoratori della scuola. I quali si preparano a rispedirla al mittente. Danno un consiglio al Renzi Matteo: si tenga la letterina e incontri i sindacati.

Il premier “autorizza” qualche emendamento dei  Dem. Ma solo ritocchi

Nel frattempo in tutto il paese, nelle scuole, e non solo, viste le adesioni e le solidarietà che  arrivano dagli studenti, dai sindacati di diversi settori, “sta crescendo – dice Domenico Pantaleo, segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza (Flc Cgil) – una grande voglia di partecipazione. E le reazioni scomposte del governo confermano che la dichiarazione di sciopero e la mobilitazione in atto cominciano a produrre dei risultati, se è vero che tra le stesse forze di maggioranza c’è chi comincia a chiedere un cambiamento”. Forse Renzi ha già smesso di ridere, si trova in difficoltà, “autorizza” a collo torto la presentazione di alcuni emendamenti. Si racconta che il premier abbia avuto un lungo incontro con i parlamentari Pd, ben cinque ore di discussione e alla fine avrebbe raccomandato di  predisporre “ritocchi, ma senza alterare la linea della riforma” per quanto riguarda le assunzioni dei precari e i poteri dei presidi.    Una parte dei supplenti  perderebbe il posto, si pensa a una soluzione provvisoria con contratti a tempo determinato che, però, sono proibiti da un articolo della stessa  legge. Dovrebbero  restare a casa tutti quelli dichiarati idonei da un concorso del 2012. “Idonei, ma non vincitori”, aveva precisato, davvero una sottigliezza, o meglio una furbata, senza tener conto che si tratta del lavoro delle persone. Confusione anche per quanto riguarda il potere dei presidi che sarebbero affiancati da tre docenti.

Flc Cgil: stralcio immediato per le assunzioni. Tornare a un’idea di democrazia scolastica

Ma il problema, il ruolo cioè delle figure dirigenziali, resta aperto. Pantaleo vuole “vedere”, come si dice a poker. “Noi non accettiamo piccoli aggiustamenti al decreto sulla  ‘Buona scuola’. Chiediamo cambiamenti radicali.  È necessario lo stralcio immediato del piano per le assunzioni del personale, e chiediamo anche le cancellazioni dei poteri immensi, attribuiti ai dirigenti, per tornare a un’idea di democrazia scolastica, fatta di partecipazione e cooperazione. La Flc – prosegue – chiede ancora certezze, al momento inesistenti, sul rinnovo del contratto, fermo al 2009. Vanno cancellate tutte le parti del disegno di legge che intervengono sulla contrattazione. Infine, chiediamo che le risorse che vengono date alle scuole paritarie siano dirottate sul diritto allo studio, mentre il 5 per mille venga dato a un progetto per la lotta alla dispersione scolastica e al miglioramento qualitativo dell’offerta  formativa”. Sulle  “aperture“ di Renzi sono scettici anche gli altri sindacati visto che il premier  invece di aprire un concreto confronto con chi rappresenta i lavoratori mantiene  la decisione della letterina, tentando, in questo modo, di scavalcarli e di screditarli. “Se Renzi si ostina a non voler ascoltare la scuola, gli rispediremo le sue lettere” dice Rino Di Meglio, Gilda. Intanto alla lunga lista dei sindacati promotori dello sciopero del 5 maggio si aggiunge il Codacons, una delle associazioni dei consumatori. “I provvedimenti del governo – afferma una nota – rischiano di creare distorsioni abnormi a danno di studenti e insegnanti.”  Intanto, già questo venerdì si astengono dal lavoro Cobas e Anief.

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