Renzi a Boschi. Con l’appello di Speranza te la vedi tu. E lei giù schiaffoni: ti avevo detto che l’Italicum non si tocca

Renzi a Boschi. Con l’appello di Speranza te la vedi tu. E lei giù schiaffoni: ti avevo detto che l’Italicum non si tocca

Renzi Matteo questa volta manda avanti la “sua” ministra Maria Elena Boschi per dare un sonoro ceffone  alla componente “Area riformista” che fa capo al capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, a Nico Stumpo, autore della lettera con cui una settantina di deputati chiedeva al premier e segretario del Pd di non chiudere il confronto interno al partito sulla legge elettorale. Perlomeno modifichiamo il numero dei parlamentari nominati. Non aveva firmato Bersani, criticato dall’area che lui stesso ha creato perché si era trovato in sintonia con le altre minoranze del Pd nel corso della assemblea tenuta a Roma che aveva ribadito che senza modifiche, le minoranze del Pd, da Cuperlo a Fassina, Civati, D’Attorre, anch’egli bersaniano, non avrebbe votato la legge. Come ha ripetuto più volte Fassina, il combinato disposto  Italicum e riforma del Senato, trasformato in una specie di Circolo ricreativo dove ogni tanto si va a far due chiacchiere, di fatto trasformavano, con un sotterfugio elettorale, la nostra democrazia fondata sul parlamento in presidenzialismo senza i necessari pesi e contrappesi.

La lettera al premier: almeno una modifica alla legge elettorale

La lettera, scritta proprio alla vigilia della riunione della Commissione Affari costituzionali che ha all’ordine del giorno l’Italicum non era piaciuta a Renzi Matteo, impegnato a far credere che con il Def, documento di economia e finanza, il governo ci faceva tutti felici, niente  aumento di tasse, anzi diminuzione, non subito, magari nel 2016, che non ci sarebbero stati tagli ai servizi che interessano i cittadini. Aveva anche individuato il nemico da battere, i sindaci, “stravaganti” perché  dicono che non accettano altri tagli, non credono alle balle raccontate dal premier. Ci confronteremo all’americana, aveva detto, io e loro con qualcuno che ci interroga e vedremo chi ha ragione. Ma non si potrebbe fare un normale confronto all’italiana, magari in streaming?

“Ho il Def da far approvare non ho tempo per quei lagnoni”

Evidentemente no. Il premier non vuole intralci, al consiglio dei ministri di venerdì il Def deve essere approvato così come deciso da Palazzo Chigi. “Non ho tempo – ha detto alla Boschi – per discutere con quei  lagnoni, come si chiamano ‘Area riformista’. Sei tu il ministro delle riforme, veditela tu. Schiaffone forte. Mi raccomando”. E la caporale Boschi Maria Elena non ci ha pensato due volte. “Dal punto di vista del governo questa legge elettorale è corretta, funziona, va bene – ha detto – e non c’è necessità di modifiche”. “Anche la direzione del pd – ha proseguito – si è già espressa e ha dato un indirizzo”.  E se n’è andata dalla Commissione Affari costituzionali della Camera. L’appello di Stumpo non solo era caduto nel vuoto, ma ogni tentativo pure minimo di cambiamento, una vera e propria preghiera, era stato respinto con modi arroganti. Eppure fra le firme, oltre a Stumpo, e Matteo Mauri, gli autori dell’appello, figuravano il coordinatore dell’Area, Guglielmo Epifani, Cesare Damiano, il ministro Martina e anche due membri della segreteria, Micaela Campana e Enzo Amendola che, evidentemente sono considerati come una ruota di scorta. Il tono della lettera era addirittura implorante.

Il rischio di una frattura nel Pd non è problema che interessa al premier. Anzi

Ad un certo punto si parla di un “enorme rischio” che si profila all’orizzonte, “una  frattura dentro il Pd. Se così fosse, su quale terreno facciamo camminare le riforme? È vero che le riforme sono ineludibili, è altrettanto indispensabile farle bene. Nessuno di noi vuole veti, ricatti, ultimatum come pure siamo convinti che la parola scissione non debba far parte del vocabolario del pd. Questa rottura non possiamo permettercela. Riflettiamo. Senza fermarci. Possiamo andare avanti al doppio della velocità, se necessario. Però attenzione, perché le riforme devono poggiarsi su un terreno largo. E questo terreno si è già ristretto. È solo la maggioranza a fare le riforme. E se anche un pezzo del pd non ci sta, rendiamo quel disegno essenziale più debole e non più forte”. Niente da fare, neppure il tono lacrimoso commuove Renzi e Boschi.

La Commissione Affari costituzionali prende il via. Per il Pd relatore Migliore, ex di Sel

E la Commissione prende il via nominando relatori sul testo di riforma Francesco Paolo Sisto (Fi), presidente della stessa Commissione e Gennaro Migliore ( Pd), ex capogruppo di Sel, che se rammentasse ciò che affermava sulla legge elettorale di cui il paese aveva bisogno, prima del suo transito da capogruppo Sel ai Dem, dovrebbe sollecitare tanti emendamenti migliorativi. Dice Andrea Giorgis, fra i firmatari della lettera di Speranza: “Speriamo che il relatore si adoperi per consentire alla commissione di contribuire a migliorare il testo della legge elettorale. È importante evitare di commettere gli errori del passato e consegnare all’Italia una legge con gli stessi difetti che aveva il Porcellum”. E Sisto,che è in attesa di capire chi comanda in Forza Italia dice che gli emendamenti saranno attentamente esaminati. Ci mancherebbe. Ora la domanda è: Che faranno i deputati di Area riformista, dopo lo schiaffone di marca renziana? Rinvieranno al prossimo schiaffone. Lo scetticismo sulla lettera da parte di Cuperlo, Fassina, Civati, D’Attorre  aveva consolidate motivazioni, magari al Senato, voteranno comunque quell’obbrobrio dell’Italicum? Silenzio su tutto il fronte. Dice Civati: “Se una legge elettorale non va bene e si è detto che non si vota, bisogna essere conseguenti”.

L’iter della legge che andrà al voto dell’Aula il 27 aprile

Per lunedì 17 aprile è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, il 23  e il 24 aprile verrà dato mandato ai relatori di predisporre l’approdo in aula per il 27. A meno che, cosa possibile, i commissari delle minoranze Dem non si ritirino, non votando il testo, trasferendo la loro battaglia in aula. Tirando le somme, la legge elettorale, così come è, senza nuovi passaggi al Senato, cosa che terrorizza Renzi, potrebbe passare solo con una striminzita maggioranza, quella di governo, anzi no perché non ci sarebbero i voti di minoranze Dem. Da una grande maggioranza di cui più volte ha parlato Renzi, a un voto striminzito.

Corriere dela Sera. Italicum come legge Acerbo (1923) ministro fascista, legge truffa (1953) e Porcellum (2005)

Anche i grandi giornali, qualcuno perlomeno, sembrano abbandonare il premier e il suo progetto che si chiama Italicum. Scrive Antonio Polito  nell’editoriale del Corriere della sera: “Se tutto resterà come è, non c’è tanto da andar fieri della riforma elettorale. Le leggi elettorali –prosegue – sono le regole del gioco politico e dovrebbero perciò essere considerate imparziali dal maggior numero possibile  di giocatori. Altrimenti nascono zoppe, con maggioranze risicate e hanno vita breve”. Ancora: “Certamente di stampo europeo non è, perché il premio di maggioranza non esiste in nessuna delle grandi democrazie europee con l’eccezione della Grecia”. “Un gigante e tanti cespugli”, afferma l’editorialista del Corriere. Un partito che comanda e tanti partitini. “Non è esattamente questa la democrazia rappresentativa”. prosegue Polito, e poi una accusa bruciante: “è della stessa famiglia delle tre più contestate della nostra storia: la legge Acerbo (voluta dal fascismo, ndr) del 1923, la cosiddetta legge truffa del 1953 (su entrambe il governo mise la fiducia) e la legge Calderoli del 2005”. Renzi stia sereno, è in buona compagnia.

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