Pena di morte, boom nel 2014

Pena di morte, boom nel 2014

In seguito alla pubblicazione del rapporto annuale di Amnesty International sulla pena capitale, è emerso che nel 2014 si è registrato un grave aumento dei Paesi che usano la pena di morte per contrastare minacce dovute al terrorismo, criminalità e instabilità interna. Nel 2014 ci sono state 2446 condanne, localizzate soprattutto nei territori della Nigeria e dell’Egitto dove il fenomeno del terrorismo è maggiore, il 28% in più di quelle del 2013. Tuttavia, diminuiscono le esecuzioni: il 22% in meno rispetto all’anno precedente. Sia nel 2013 che nel 2014 sono stati 22 i Paesi dove hanno avuto luogo le esecuzioni. L’Arabia Saudita ne ha contate da sola 83, il ‘primato’ va alla Cina anche se non si conoscono i numeri nel dettaglio perché dal 2009 l’Amnesty International si rifiuta di pubblicare i dati raccolti, sfidando il governo di Pechino a renderli pubblici.

Negli Stati Uniti sono state 35 le persone giustiziate lo scorso anno: l’89% delle esecuzioni si concentrano negli stati del Texas, Oklahoma, Missouri e Florida. La Corte Suprema quest’anno prenderà in esame i ricorsi sull’uso di farmaci quindi si potrebbe arrivare ad una sospensione di massa nel paese. Nel 2015 invece l’Indonesia tornerà a giustiziare. Il portavoce di Amnesty in Italia, Riccardo Noury ha però affermato che “nei prossimi mesi raggiungeremo i 100 stati abolizionisti in via definitiva. Siamo attualmente a 99, ma in Suriname e Madagascar manca solo l’ufficialità, è un traguardo tanto simbolico quanto importante”. Recentemente il Papa ha inviato alla Commissione internazionale contro la pena di morte un messaggio con cui sostiene che lo stato non uccide solo quando applica la pena di morte ma “lo fa anche quando porta la sua gente a fare la guerra, quando fa le esecuzioni extragiudiziali o sommarie’’ e “può uccidere per omissione, quando non garantisce al suo popolo l’accesso ai beni essenziali per vivere’’.

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