Pd. “Area riformista” contro l’Italicum. Ma spera che Renzi apra. E lui: “Non è il Monopoli, non si torna a Vicolo corto”

Pd. “Area riformista” contro l’Italicum. Ma spera che Renzi apra. E lui: “Non è il Monopoli, non si torna a Vicolo corto”

La speranza è l’ultima a morire. Ed è proprio Roberto Speranza, il capogruppo Pd alla Camera, facendo onore al suo cognome, a “sperare” che Renzi nel discorso che domani, mercoledì, terrà alla riunione del gruppo faccia quelle aperture che “Area riformista” ha messo per iscritto in una lettera firmata da una ottantina di deputati. Una risposta l’hanno già avuta, da parte della ministra Boschi, che per conto del capo più volte ha detto “no,la legge non si tocca, va bene così e non deve tornare al Senato”. Se queste aperture non vi saranno “Area riformista” alla assemblea del gruppo voterà contro l’Italicum. La posizione da tenere in  Aula, è stato detto, verrà poi decisa successivamente. Dipenderà ovviamente  dall’andamento del dibattito, dalla sorte degli emendamenti che saranno presentati non solo dalle minoranze del Pd ma anche da Forza Italia, decisione “compatta” dice Brunetta, di votare contro presentando “pochi, ma forti emendamenti”, da Sel, da M5S. Gli esponenti di “Area riformista” in Commissione Affari Costituzionali chiederanno di essere sostituiti per evitare di votare in maniera diversa da quanto deciso dal gruppo. Matteo Mauri uno degli esponenti della minoranza di “Area rifomista” ha spiegato che “in  Commissione  la delegazione del gruppo deve riflettere la posizione ufficiale, mentre in Aula il discorso è diverso ed ogni deputato decide per proprio conto”, in base al principio dell’assenza del vincolo di mandato. Bersani che era stato il primo a mettere a disposizione il posto che occupa in Commissione, ora sembra non molto convinto. Perlomeno prende tempo: “Aspettiamo, domani sera vedremo”.

Cuperlo: alcune  modifiche possono migliorare la legge. Matteo ascoltaci

Anche Gianni Cuperlo, che con Fassina, Civati, D’Attorre, “Area rifomista”, ma non troppo, in questi giorni ha confermato che non voterà l’Italicum se non ci saranno modifiche, non ha perso ogni speranza. Dice il presidente di Sinistra Dem-campo aperto: “Sì a una buona riforma. No ai pregiudizi di qualunque segno. Domani sera – dice – ascolterò la relazione del premier e spero ancora di trovare nelle sue parole quella volontà di ascolto che può aiutare tutti a tagliare il traguardo di una buona legge elettorale. L’alternativa non è tra l’Italicum com’è adesso o il ricominciare daccapo (il riferimento è volto chiaramente a Napolitano che aveva pronunciato proprio quella parola daccapo, ndr). Continuo a credere che alcune modifiche possono migliorare la legge, allargare la maggioranza a suo sostegno, unire tutto il Pd e favorire l’approvazione di quella riforma costituzionale destinata, a sua volta, a essere perfezionata dal Senato. Proviamoci ancora”. Cuperlo fa un chiaro rifermento anche alla riforma del Senato. Ed  è proprio sulla riforma costituzionale che potrebbe avvenire uno “scambio”.  Voi, minoranze, fate passare indenne l’Italicum ed io assicuro che la riforma del Senato si può rivedere. Sarebbe uno scambio non solo al ribasso, ma da perdere la faccia. Giustamente Cuperlo collega le due riforme, sottolineando che ambedue sono da modificare. Le voci di corridoio che qualcuno fa filtrare forse sono un tentativo di dividere il fronte composito delle minoranze nel quale i “trattativisti” si fanno sentire, non nelle riunioni ufficiali ma nei corridoi di Montecitorio.

Il premier si autoesalta. “Il  grande processo di riforma entro l’anno”

Renzi, comunque, sembra chiudere ogni porta. Con tono spocchioso conferma quanto la sua ministra ha più volte detto, questa è la legge e non si tocca. Dice il premier-segretario: “Entro l’anno il grande processo di riforma del paese deve esser portato a termine”. E indica i contenuti di questo “grande processo”, una sorta di elenco della lavandaia, ci scusino se ne esistono ancora: “riforma costituzionale, legge elettorale, fisco, pubblica amministrazione, lavoro e giustizia saranno portati a compimento”. Non ha parlato della scuola, quella  che ha più volte detto essere il “fiore all’occhiello”. Dopo la caduta dell’intonaco, con ferimento di ragazzini e insegnanti, in un ‘aula scolastica ha avuto il pudore di non nominarla. Si dà il caso che  le tante riforme annunciate non facciano tirare alcun respiro di sollievo al nostro Paese, con tutti gli indicatori economici che segnano il rosso. Nelle sedi internazionali si precisa che l’Italia non è ancora uscita dalla deflazione, che per il lavoro stiamo facendo poco o niente, che la povertà incalza, le disuguaglianze crescono. Addirittura il Sole 24 Ore il giornale della Confindustria mette in dubbio che il “tesoretto“ esista. I nostri ministri buontemponi dicono che ne usciremo. Il premier che ormai gironzola per l’Italia, inaugurando tutto quello che è possibile, tagliando nastri e facendo discorsi privi di alcun contenuto, parlando all’apertura del salone del Mobile a Milano, fa morire l’ultima speranza. Se Speranza e soci non avevano ben capito precisa: “L’iter delle riforme e dell’Italicum in particolare non è il Monopoli, non si può ricominciare e tornare a Vicolo corto. Ora si decide, dopo anni e mesi di dibattiti e discussioni”. Stop.  Domani  è un altro giorno. Uguale agli altri, senza speranza.

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