Papa Francesco elabora l’enciclica sull’ambiente. Importante vertice in Vaticano

Papa Francesco elabora l’enciclica sull’ambiente. Importante vertice in Vaticano

Fin dalla prima omelia nel 2013, papa Francesco ha predicato sulla necessità di proteggere la Terra e tutto il creato nell’ambito di un messaggio più ampio sull’ambiente. Ora, dal momento che Francesco prepara l’uscita per questa estate di quella che probabilmente sarà una delle encicliche più influenti sul degrado ambientale e sugli effetti del mutamento climatico causato dall’uomo sui poveri, la cosa allarma alcuni conservatori americani, e non solo, affatto disponibili a considerare la posizione della Chiesa Cattolica stessa come una voce potente in una causa in cui essi non credono. In vista della redazione dell’enciclica, dunque, è stato fissato un vertice ai più alti livelli in Vaticano per martedì 28 aprile, dal titolo “Proteggere la Terra, nobilitare l’umanità: La dimensione morale di cambiamento climatico e sviluppo sostenibile”, per dare impulso ad una campagna di Francesco per costringere i leader mondiali a mettere in atto un accordo sostenibile nell’ambito della Conferenza sul clima dell’ONU prevista a Parigi per il prossimo dicembre 2015. Per la prima volta, l’accordo dovrebbe impegnare ogni nazione ad agire con nuove legislazioni per limitare le emissioni che causano il riscaldamento globale. Il vertice vaticano si concentrerà  sui legami tra povertà, sviluppo economico e cambiamenti climatici, con interventi e discussioni di climatologi e leader religiosi, ed economisti del calibro di Jeffrey Sachs della Columbia University. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che dirige i tentativi di siglare l’accordo di Parigi, avrà la funzione di aprire con un discorso i lavori in Vaticano. Gli esperti del Vaticano lavorano, in realtà, già da un anno alla elaborazione dell’enciclica. Il mese scorso si sono incontrati con l’amministratrice dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, Gina McCarthy. Negli Stati Uniti, l’enciclica sarà accompagnata da una campagna che durerà per 12 mesi, ora in fase di elaborazione con la partecipazione di alcuni vescovi cattolici, per sollevare il tema del cambiamento climatico e della cura dell’ambiente nei sermoni, nelle omelie, nelle interviste sui media e nelle lettere da inviare ai direttori dei giornali. In Italia, forse non è casuale la coincidenza con l’Anno Santo straordinario, che avrà inizio in autunno.

Queste iniziative vaticane, tuttavia, sono all’origine di forti contrasti nelle file dei conservatori, molto legati alle energie fossili inquinanti, a partire dai membri dell’Heartland Institute, gruppo liberale in parte finanziato dalla Fondazione Koch, che si oppone alle politiche sul clima. “Il Santo Padre è sviato dagli esperti delle Nazioni Unite, che si sono dimostrati indegni della sua fiducia”, ha detto Joseph Bast, presidente dello Heartland Institute. “Sebbene il cuore di papa Francesco è al posto giusto, commetterebbe un grave errore e farebbe un torto al mondo se mettesse la sua autorità morale a disposizione dell’agenda non scientifica sul clima delle Nazioni Unite”. L’Istituto ha pianificato una conferenza stampa e un evento a Roma martedì 28 aprile proprio per protestare contro il vertice del Vaticano.

Tuttavia, la questione del clima sarà certamente al centro dell’intervento del papa al Congresso americano programmato per il prossimo settembre – quasi il 30% dei membri del Congresso è di fede cattolica. Il presidente del Congresso, John Boehner, repubblicano ha invitato papa Francesco a parlare al Congresso, ma alcuni cattolici ritengono che debba prepararsi a momenti difficili. Boehner è cattolico, ed ha spesso criticato l’Amministrazione Obama per quella che egli ha definito “l’agenda ambientale ammazza-lavoro”. Il reverendo Thomas Reese, analista del National Catholic Reporter pensa che “Boenher fosse fuori di testa quando ha invitato il papa a parlare al Congresso. Ve li immaginate i Repubblicani quando egli dirà ‘dovete fare qualcosa per il riscaldamento globale’?”. Inoltre, alcuni cattolici – da Jeb Bush a Marco Rubio, a Bobby Jindal, Chris Christie e Rick Santorum – sono in corsa per la nomination presidenziale dei Repubblicani, e non fanno mistero di avere dubbi sulla scienza del cambiamento climatico causato dall’uomo. Diversi intellettuali conservatori cattolici, che si aspettano un largo consenso sulla tesi contenuta nel messaggio del papa, per cui il cambiamento climatico è indotto dalle attività umane, hanno pubblicato articoli in cui ricordano che i pronunciamenti papali sulla scienza non sono necessariamente rigidi e vincolanti.

E tuttavia, forti e applauditi sono gli interventi contrari a quelli dei conservatori. Timothy E. Wirth, vicepresidente della Fondazione delle Nazioni Unite, sostiene: “non s’era mai visto un papa fare cose del genere. Nessun individuo ha tanto a cuore il pianeta come lui. Quel che lui farà, risuonerà nei governi di tutti i paesi che abbiano forti maggioranze cattoliche”. In realtà, Francesco non è il primo papa a elaborare un messaggio sull’ambiente. Benedetto XVI fu definito il “papa verde” proprio per aver scritto sull’ambiente e sull’impatto del cambiamento climatico in documenti raccolti poi in un libro. Esperti cattolici e climatologi ritengono però che le sue posizioni abbiano avuto scarso peso sulle politiche sul riscaldamento globale. Le mosse di papa Francesco sul cambiamento climatico, soprattutto nell’uso dell’enciclica, vanno oltre quanto si è detto prima. I cattolici fanno spesso riferimento ad altre encicliche papali che ebbero notevoli effetti sulle politiche pubbliche: l’enciclica De Rerum Novarum di Leone XIII, ad esempio.

“Penso che queste mosse avranno un certo effetto”, dichiara padre Charles J. Reid, della St. Thomas School of Law. “Benedetto era un accademico da torre d’avorio. Ha scritto libri e ha sperato così di poter persuadere attraverso la razionalità. Ma papa Francesco sa bene come diffondere le sue idee”, ha concluso. Infatti è noto l’uso massiccio che Francesco fa dei social network. Il mese scorso ha scritto su Twitter: “abbiamo bisogno di aver cura della Terra, così che possa continuare, se Dio vuole, ad essere fonte di vita per l’intera famiglia umana”.

L’influenza del papa sugli accordi di Parigi sul clima può essere fortissima in America Latina. Negli anni scorsi, i paesi dell’America Latina si sono opposti alla necessità di ricorrere a politiche ambientali, sostenendo che le economie dei paesi in via di sviluppo non dovrebbero tagliare le emissioni mentre i paesi sviluppati continuano a inquinare. Tuttavia, a partire dallo scorso anno, alcuni governi latinoamericani si sono segnalati per la volontà di fare progressi sulle politiche ambientali e climatiche. Quest’anno, il Messico è diventato una delle prime nazioni a sottoporre un piano coerente con i futuri accordi di Parigi. “Questo papa è più che un leader della Chiesa, è un leader politico”, ha scritto Romina Picolotti, presidente del Centro per i Diritti Umani e l’Ambiente in Argentina, “soprattutto in America Latina. I giovani latinoamericani lo seguono davvero molto da vicino”.

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