Milano. Entra armato in Tribunale, uccide e ferisce. Fugge via e viene preso. Cordoglio per le vittime

Milano. Entra armato in Tribunale, uccide e ferisce. Fugge via e viene preso. Cordoglio per le vittime

Come se fosse la cosa più normale al mondo, un uomo armato è entrato questa mattina nel Tribunale di Milano. Ha salito le scale fino al terzo piano, dove ha sede l’aula in cui avrebbe dovuto svolgersi il suo processo per bancarotta fraudolenta. Ha estratto l’arma e ha cominciato a sparare, uccidendo tre persone, tra le quali il suo stesso legale e uno dei testimoni. Poi, non vedendo ancora il suo giudice, si è allontanato dall’aula, mentre tutt’intorno era il caos, con la gente che urlava, fuggiva spaventata dai colpi d’arma da fuoco. L’uomo armato, dopo aver ucciso e ferito, è sceso al secondo piano, fino all’ufficio del giudice del tribunale fallimentare che seguiva il suo processo. È entrato nell’ufficio del giudice e lo ha freddato. E mentre nel Tribunale aumentavano le scene di panico, e dipendenti e avvocati e gente comune scendevano in strada, lui, l’omicida, prendeva indisturbato la sua moto e se ne tornava a casa, a Vimercate. Questa è la cronaca, cruda e rapida, di una giornata di ordinaria follia al Tribunale di Milano.

L’omicida si chiama Claudio Giardiello, le sue vittime sono Giorgio Erba, uno dei testimoni chiave della vicenda giudiziaria, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, anch’egli testimone nel processo, e il giudice della decima sezione fallimentare del Tribunale di Milano, Fernando Ciampi. Della quarta vittima, nulla ancora si sa, se non che è spirato in ospedale. Raccontare per filo e per segno, come fanno molte testate online, i dettagli del processo per bancarotta fraudolenta contro l’autore della strage, non ha molto senso qui. Non esiste alcuna motivazione per questa strage, la cui decisione è stata presa evidentemente a freddo, con premeditazione, al punto da studiare il modo in cui entrare in Tribunale superando i metal detector. Delle due l’una: o Giardiello aveva un tesserino falso da legale, come sostiene il procuratore capo Bruti Liberati, oppure è entrato col suo legale, e perciò non è stato perquisito. Il guasto ad uno dei metal detector del Tribunale di Milano è stato smentito dal portavoce del Tribunale stesso. Fatto sta che Giardiello è entrato con un’arma da fuoco e ha compiuto una strage, nel luogo in cui dovrebbe essere assicurato il massimo della sicurezza possibile, un Tribunale.

Ora, tuttavia, è il momento del dolore e dello sconcerto, per le vittime di una strage assolutamente priva di senso, perché nessuna strage ha senso. A loro va il nostro pensiero, commosso, così come ai loro famigliari esprimiamo il nostro cordoglio più sincero. E davvero non ce la sentiamo di alzare il tono delle polemiche sul grado di sicurezza, a Milano e ovunque. Lo faremo da domani.

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