Landini, la “coalizione sociale” fa passi avanti, la democratura, la sinistra senza il suo popolo

Landini, la “coalizione sociale” fa passi avanti, la democratura, la sinistra senza il suo popolo

Maurizio Landini è diventato una specie di “vigilato speciale”. Ogni sua mossa viene controllata dai giornalisti-segugio, sia quando dice che quando tace. In questi ultimi tempi, dopo le discussioni e le polemiche, anche nella Cgil, a partire da Susanna Camusso, sollevate dalla proposta del segretario generale della Fiom, approvata dalla assemblea dei delegati, di dar vita ad una “coalizione sociale”, si era parlato di un flop da parte di diversi organi di stampa. Il silenzio di  Landini, era stato scritto, significa che dopo la prima riunione di alcune associazioni, ci sono stati troppi distinguo e la proposta avrebbe rappresentato un nuovo insuccesso del segretario generale della Fiom. In linea con le previsioni di Renzi Matteo che l’aveva accusato di lanciare la coalizione perché nel sindacato aveva registrato solo sconfitte. Naturalmente Renzi e i suoi tappetini che popolani nei giornali ignorano che la Fiom sta vincendo  nelle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali in quasi tutti i luoghi di lavoro. Improvvisamente alcuni giornalisti segugi che tallonano Landini, ne seguono i movimenti, le tracce, scoprono che  Landini lancia il “manifesto” con il quale viene ufficialmente fondata la coalizione. Una riunione in gran segreto. Si va da Camusso, le viene resa nota la notizia e la segretaria generale della Cgil se ne esce con una battuta non proprio felice. Dice che “non va da nessuna parte”. È ormai noto che lei non condivide questa iniziativa, la giudica ambigua.

Serve rispetto per  associazioni e movimenti che contano qualche milione di iscritti

Forse per rispetto anche per le associazioni che contano qualche milione di iscritti, che in qualche modo stanno lavorando per creare un nuovo soggetto, non un partito, non un nuovo sindacato, partecipato dai cittadini in prima persona, quel non “va da nessuna parte” non è proprio un argomento politicamente valido. Ma sorvoliamo, per entrare più nel merito dell’avvenimento. Leggiamo, divertendoci anche a fronte dei racconti di qualche segugio che “Landini, di buon mattino raduna i suoi ( sic) in un seminterrato di un circolo Arci a Centocelle, popoloso quartiere della capitale. È un incontro blindatissimo”. “I giornalisti sono pregati di uscire. Questa riunione deve rimanere privata”, esordisce al microfono il segretario Fiom. Il mormorio della sala cede al ronzio dei neon e gli sguardi dei presenti vanno alla ricerca degli infiltrati. Ci sono una cinquantina di persone: studenti, lavoratori, liberi professionisti, artisti e sindacalisti venuti a Roma per ascoltare Maurizio Landini. Volti già visti alla manifestazione del 14 marzo che ha dato il via ufficiale alla nascita di “Coalizione Sociale”. Manca la minoranza dem del Pd. Spicca, però, la presenza di Stefano Rodotà. Il costituzionalista, alle prese con un paio di stampelle che lo aiutano a camminare dopo un incidente di qualche mese fa, è tra i primi ad arrivare.

L’incontro informale in una sede Arci descritto come fosse una riunione di carbonari, con tutto il rispetto dovuto

Ancora  Landini “siede al banchetto davanti alla platea”. Sembra la descrizione di una riunione di “carbonari”, di cospiratori risorgimentali. Poi il “segugio”, infiltrato, beato lui che può, scopre che viene distribuito una sorta di “piccolo manifesto” della riunione, guai a chiamarla fondativa”. Tutto qui? Si, perché il lavoro per dar vita ufficialmente alla coalizione va avanti con riunioni informali, incontri, nelle sedi di associazioni che hanno già dato l’adesione. Landini ha presentato una bozza di manifesto, base della discussione in corso e che a metà maggio dovrebbe trovare una  prima conclusione ufficiale. “Vogliamo dimostrare – è scritto – che si può fare politica attraverso un agire condiviso, al di fuori e non in competizione rispetto a partiti, organizzazioni politiche o cartelli elettorali”, si legge. “Associazioni, movimenti, sindacati, donne e uomini che in questi anni si sono battuti contro le molteplici forme di ingiustizia e discriminazione – è scritto – decidono oggi di promuovere un cammino comune”. Da qui parte il percorso verso la nascita della “coalizione” che non sarà né di Landini né della Fiom. Tutto qui, niente segreti, la carboneria, con i suoi meriti era un’altra cosa.

Scalfari torna a parla di “democratura”, di abolizione della democrazia parlamentare

Il punto  di partenza lo si può trovare nell’editoriale di Scalfari, una voce nel deserto di Repubblica, sempre più accomodante verso Renzi e il suo governo. Parla di  nuovo di “democratura”. Riferendosi alla legge elettorale e  alla riforma costituzionale scrive che “le conseguenze di queste decisioni che stanno per essere approvate tra pochi giorni sono di fatto l’abolizione della democrazia parlamentare”. “Aggiungete – prosegue – la ciliegina che riguarda la dipendenza della Rai dal governo che sta per essere decisa tra poche settimane e avrete una gustosissima torta che saranno in pochi a gustare”. In apertura di articolo aveva richiamato un editoriale di Le Monde, scritto da Jacques Julliard, il quale affermava  che la sinistra senza l’appoggio popolare diventa un club inutile. Anche in Italia, scrive Scalfari, la stessa crisi: “i professionisti della politica stanno distruggendo la democrazia, la sinistra sta perdendo l’appoggio popolare e la sinistra senza il suo popolo non esiste più”. Già, la sinistra, senza richiamare Marx o Gramsci, neppure Berlinguer e la questione morale, nomi che provocano crisi di orticaria al premier, si può dire che la sinistra è chi si batte per l’uguaglianza, il lavoro, le libertà democratiche, i diritti collettivi e delle persone, contro la corruzione. La difesa dei capisaldi della Costituzione insomma. Se guardiamo il panorama che offre il nostro Paese vengono i brividi. Quello che sta accadendo nella formazione delle liste dei partiti per le elezioni in sette regioni e in oltre mille comuni è il segno del degrado. A un livello mai fino ad oggi registrato. Personaggi squalificati della destra  si presentano e vincono le primarie del Pd, presidenti di Regioni, come quello delle Marche, centrosinistra, si candidano con Forza Italia o qualcosa di simile. Renzi minaccia fuoco e fiamme.

Corruzione, violenza, degrado,egoismo, volgarità, incultura segnano la nostra società

Ma questi episodi sono la punta dell’iceberg. La corruzione, la violenza, l’egoismo, la volgarità, l’incultura, per Renzi gli intellettuali sono gufi, avversari, hanno infettato la nostra società. Un personaggio come Salvini che vuol radere a l suolo i campi rom, bontà sua darebbe loro il preavviso, offende  volgarmente la presidente della Camera, la Boldrini è “il nulla fatto donna”, non avrebbe diritto di cittadinanza in una società democratica. E non  risolvono il nostro problema personaggi come Cantone, certo possono dare una mano grazie alla loro competenza, o come Gabrielli, nuovo prefetto di Roma. La realtà è che sono scomparsi i partiti. Il Pd di Renzi ha sostituito il partito dove gli iscritti contano, si discutono i problemi locali, le grandi scelte economiche e sociali con il “partito di strada”, dove ognuno entra e esce quando vuole, costruisce il suo castelletto di preferenze, di voti, destra e sinistra pari sono, basta che siano voti. I cittadini si lamentano della prostituzione nelle strade? Bene, c’è il Pd che con alcuni suoi parlamentari si mette insieme ad altri e propone, di fatto, la riapertura delle case chiuse, centro di corruzione, di criminalità di quei tempi. Questo tanto per fare un esempio. Il cittadino-lavoratore non ha un luogo dove esercitare il suo diritto, ci si scusi il bisticcio di parole, di cittadinanza. Resta il sindacato, la Cgil, l’unica grande forza organizzata. Ma in questa situazione di crisi profonda della società che colpisce in particolare il mondo del lavoro, da solo non può fare supplenza. La proposta di “coalizione sociale”, pensiamo sia “utile” anche al sindacato, e punta, ripetiamo, a “mettere insieme chi in questi anni si è battuto contro le molteplici forme di ingiustizia e discriminazioni”. Perché non giocare questa carta pensando a quel popolo di cui parlano Julliard e Scalfari? Già, perché?

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