La UE “naufraga nel Mediterraneo”, mentre si attende qualche decisione sull’emergenza

La UE “naufraga nel Mediterraneo”, mentre si attende qualche decisione sull’emergenza

È lunedì pomeriggio quando scriviamo queste note sui naufragi che costellano le coste del Mediterraneo, tra la Libia, Malta, l’Italia e la Grecia. Era stata indetta, su sollecitazione di Matteo Renzi e di Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la politica estera europea, una riunione urgente a Lussemburgo dei ministri degli Interni e degli esteri dell’Unione Europea, proprio per fare il punto sulla orribile e tragica situazione dei migranti e dei profughi che navigano nel Mediterraneo a bordo di navi insicure, e sono prede della peggiore tratta di esseri umani che si sia mai vista.

La riunione dei ministri degli Interni e degli Esteri a Lussemburgo

La Commissione europea ha proposto lunedì dieci azioni “immediate” per far fronte alla “situazione di crisi”: dal rafforzamento delle operazioni di controllo al salvataggio in mare. Il piano, che è stato “pienamente sostenuto” dai ministri degli Interni e degli Esteri dei 28 paesi UE, deve però essere sottoposto giovedì ai capi di Stato e di governo nell’ambito di un vertice straordinario del Consiglio europeo. Lo ha annunciato lo stesso presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, con il solito tweet: “ho deciso di indire un Consiglio europeo straordinario questo giovedì per governare la situazione nel Mediterraneo”. Lo stesso Tusk ha poi sottolineato in un’intervista televisiva: “non possiamo continuare così, non possiamo accettare che centinaia di persone muoiano cercando di attraversare il mare per venire in Europa”. Ha elencato una serie di materie da risolvere con urgenza: “come arrestare i trafficanti di esseri umani, come aumentare i nostri sforzi comuni per salvare tanta gente nel bisogno, come aiutare meglio gli Stati membri più toccati, e come accrescere la nostra cooperazione con i paesi d’origine e di transito”.

Le posizioni di Mogherini, Merkel e Ban Ki-moon

Dal canto suo, Federica Mogherini ha affermato: “non abbiamo più alibi. L’Unione europea non ha più alibi, gli Stati membri non hanno più alibi. Le tragedie di questi ultimi giorni, di questi mesi, di questi ultimi anni sono troppe. C’è bisogno di misure immediate da parte della UE e degli stati membri”. Mogherini ha voluto citare il rafforzamento delle operazioni di sorveglianza marittima europea Triton, ed anche una migliore ripartizione dell’accoglienza dei migranti nella UE. Le parole di Mogherini sono poi riecheggiate nelle posizioni di Angela Merkel, cancelliera tedesca: “faremo di tutto per impedire che nuove vittime muoiano davanti alla nostra porta nel modo più crudele, nel Mediterraneo. Tutto ciò non è coerente coi nostri valori. Dobbiamo aumentare i nostri sforzi. Dobbiamo fare e faremo di tutto per arrestare gli scafisti”. Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon ha invece chiesto all’Europa di sostenere i paesi costieri, perché prendano in carico i migranti che rischiano la vita nel Mediterraneo: “il Mediterraneo si trasforma rapidamente in un mare di sofferenze per migliaia di migranti”. Dopo aver ricordato che il peso maggiore viene sostenuto da Italia, Grecia e Malta, il segretario generale dell’ONU ha esortato la UE a “manifestare la sua solidarietà intensificando il sostegno a questi paesi. Occorre rafforzare la capacità di salvataggio nel Mediterraneo e intervenire contro i criminali che sfruttano i più vulnerabili”.

Le dure critiche all’Europa

Fortissima l’accusa dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani: “l’Europa dimentica i migranti più vulnerabili del mondo e rischia di trasformare il Mediterraneo in un vasto cimitero. Gli europei devono ammettere che i rifugiati hanno il diritto di ricevere una protezione. L’Europa deve passare ad un atteggiamento più coraggioso e meno cinico. Questi morti e quelli dei mesi precedenti erano prevedibili. Sono il risultato del fallimento della governance e dell’assenza di compassione. La comunità internazionale deve aprire un’indagine indipendente sui naufragi nel Mediterraneo. L’operazione Triton non è più adatta alla situazione, perché destinata a controllare le frontiere marittime piuttosto che a salvare vite umane”.

Il naufragio europeo nelle acque del Mediterraneo

Diciamoci la verità. Le istituzioni di Bruxelles hanno scarsa autorità in fatto di immigrazione in Europa. Non è Bruxelles che decide quanti siriani debbano essere accolti in Europa, ma ciascuno Stato sovrano determina i flussi. Per questa ragione, a molti osservatori indipendenti, delle ONG, della stampa internazionale, delle organizzazioni mediche le parole che si sono udite lunedì a Lussemburgo sono suonate tristi, ciniche e vuote. Essi parlano di evidente impotenza dell’Unione europea rispetto alle tragedie del Mediterraneo e di “naufragio dell’Europa nelle acque del Mediterraneo”. Le politiche europee sulla immigrazione sono un patchwork di 28 sistemi legislativi nazionali, dettati dalla storia e dalla cultura di ciascun paese. Le grandi minoranze etniche di Francia e Gran Bretagna sono il riflesso degli imperi coloniali. Il multiculturalismo tedesco deriva dalla necessità di forza lavoro estera, principalmente turca, costretta ad emigrare dal boom economico degli anni ’60. I nuovi paesi orientali della UE, fino a pochi anni fa erano società chiuse dietro la cortina di ferro, senza alcuna esperienza di migrazioni di massa e di accoglienza. Essi hanno solo esportato persone verso l’Occidente, fin dalla prima espansione della UE nel 2004. Le stesse cifre diffuse dalla burocrazia Ue lo dimostrano: l’Estonia aveva appena 155 richieste di asilo nel 2014, mentre la Germania ha dovuto far fronte a 200.000 richieste, quasi un terzo di tutte le richieste di asilo dell’intera Unione a 28 (626.000 nel 2014, ma in costante aumento di quasi 200.000 nel 2015). Secondo queste stime, nel 2013 sono state negate 425.000 richieste di asilo. In virtù di queste analisi “contabili”, sono state presentate numerose proposte a Bruxelles, per politiche comuni e coordinate, dalle “blue cards” sul modello delle “green cards” americane a una semplificazione delle procedure degli ingressi in Europa dei migranti. Il punto fondamentale è che in Europa, negli ultimi anni, e sull’onda della crisi economica, si sono affermati partiti politici populisti e xenofobi, con soluzioni rigide e antiumanitarie verso gli immigrati. Molti leader europei, infatti, ne temono la deriva e il consenso. La Lega in Italia, il Front National in Francia, l’Ukip in Gran Bretagna, sono solo tre esempi di come l’affermazione identitaria nasconda, in realtà, il tentativo di mettere fine alla libertà di movimento in Europa. Perfino il Partito popolare, erede della grande tradizione europeista e solidarista degli Adenauer, Schumann e De Gasperi, pare stia lasciandosi trascinare nel gorgo delle politiche anti-immigrati. Giovedì prossimo si riuniranno a Milano i leader popolari di tutta Europa. Ma nella bozza di documento si parla esplicitamente di quote di migranti da distribuire tra i 28 paesi, come se gli esseri umani fossero merci, a seconda delle dimensioni e della ricchezza prodotta da ciascun paese ospitante. “Va rielaborato uno schema di riallocazione intra-UE”, vi si legge, con grande stupore. Ed è perfino probabile che l’attuale maggioranza popolare nel Parlamento europeo possa presentare nella sessione di maggio proposte del genere. Buona fortuna, Europa, naufragata nel Mediterraneo, insieme a migliaia di esseri umani senza alcuna colpa.

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