Italicum. Epurati dalla Commissione 10 deputati della minoranza Dem. Verso il voto di fiducia

Italicum.  Epurati dalla Commissione 10 deputati della minoranza Dem. Verso il voto di fiducia

Epurati. È questo l’unico termine che si può usare per una indecente operazione, come mai si era verificato nella storia del Parlamento: la cacciata di dieci deputati che fanno parte della Commissione Affari costituzionali  della Camera, che inizia l’esame dell’Italicum e che non condividono il testo della legge predisposto dal governo, eredità sconcia del patto del Nazareno. Cacciati, sostituiti da fedelissimi, raccattati nella maggioranza con il bilancino, renziani doc, renziani di seconda generazione, orfiniani, franceschiniani. Epurazione insomma, una parola che richiama altre epoche, un segnale che la politica ai tempi di Renzi davvero cambia verso e volto, assumendo quello della intolleranza nei confronti di chi la pensa diversamente. Neppure ai tempi del “centralismo democratico” del Pci, chi l’ha vissuto lo sa bene, c’era un uomo solo che decideva. La mediazione era la strada prescelta per arrivare alla unità del partito. Unità spesso sofferta, chi era minoranza restava minoranza, ma le sue posizioni avevano un riflesso, se ne ritrovava traccia nelle decisioni. Ora no. Il pluralismo che una volta veniva definito una “risorsa”  diventa  un ingombro. Renzi ha fretta . Mentre gli viene da ridere a pensare allo sciopero di un milione di lavoratori della scuola, paragona un passaggio parlamentare di grande importanza a una corsa ciclistica.

Il premier: Nessuna trattativa, Legge elettorale, sprint finale sui pedali

 Italicum? Tempi rapidissimi – dichiara a una radio, Rtl 102.5. Nessuna trattativa: “Siamo a un passo – dice  – vediamo il traguardo dell’ultimo chilometro. Faremo lo sprint finale sui pedali e a testa alta”. I retroscenisti,  a volte capita anche che c’azzeccano, raccontano che si sta pedalando verso il voto di fiducia in Aula e non si può arrivarci con emendamenti approvati in Commissione Affari Costituzionali che mutano il “senso” della nuova legge elettorale. Si racconta che i membri della Commissione siano stati sottoposti a interrogatorio. La sinistra Dem, meglio dire le sinistre, è maggioranza in Commissione. Ma, è stato detto loro, il gruppo  ha votato decidendo che l’Italicum non si cambia. O ti adegui o te ne vai, lasci libero il posto. Se questo scenario è vero, per ora non è stato smentito, sarebbe materia di intervento da parte della presidente della Camera. Comunque sia il deputato Andrea Giorgis, uno delle minoranze, ha dichiarato che vengono sostituiti i deputati che hanno dichiarato di non votare né gli articoli né il mandato al relatore. L’ordine viene direttamente da Renzi Matteo, dopo aver accusato la sinistra dem di “non essere democratica” e quindi da epurare.

Pochi ma significativi emendamenti presentati dai deputati Pd

L’epurazione viene annunciata per la tarda serata e riguarda lo stesso De Giorgis, Alfredo D’Attorre, Marilena Fabbri, Roberta Agostini, Enzo Lattuca, Gianni Cuperlo, Pier Luigi Bersani, Barbara Pollastrini, Rosy Bindi e Marco Meloni. Da martedì, primo pomeriggio, iniziano le votazioni sugli emendamenti. Ne sono rimasti 97 dei 135 presentati. Undici sono le proposte di modifica firmate da parlamentari del Pd. La battaglia ora sarà in aula, a partire dal 27 aprile. Sembrava che lo scontro già a partire dai lavori della Commissione potesse essere evitato. Un accordo fra “gentiluomini” prevedeva che  tutti i gruppi si sarebbero limitati a presentare emendamenti solo essenziali. La minoranza Pd puntava alle preferenze anche per i capilista e la possibilità di apparentamento al secondo turno. Sulla prima ipotesi ci sarebbe l’accordo di Sel, Lega, M5S e sulla seconda di Forza Italia, Sel, Lega e anche da Scelta civica, forse dai Popolari italiani. E vista la situazione arriva l’ordinanza di Renzi, “piazza pulita in Commissione, niente scherzi, non possiamo permetterci il rischio di veder approvati emendamenti, sarebbe un guaio per il dibattito in aula”. Perché per riportare il testo a quello originale è previsto il voto segreto, se richiesto. Un voto ad alto rischio, un intralcio per la fiducia che ormai è chiaro il premier vuole porre.

Fassina. Un fatto grave, una “ regressione” della qualità della democrazia

Subito arrivano le prese di posizione da parte di esponenti delle minoranze. Stefano Fassina parla di  un “fatto grave”, una “conseguenza dell’indisponibilità da parte del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a riconoscere le correzioni necessarie affinché il pacchetto” Italicum-riforma del Senato “non porti ad un presidenzialismo di fatto senza contrappesi” . E parla, senza mezzi termini di una “regressione” della qualità della democrazia.  Se il governo pone la fiducia sull’Italicum “non la  voterei  nemmeno se condividessi la legge al 100%. Sulla legge elettorale la fiducia è invotabile. Lo è per principio”. Gianni Cuperlo parla della sostituzione dei parlamentari in Commissione come di “un atto gravissimo. Presenteremo alcuni  significativi emendamenti in Aula e vedremo che succede. Il Parlamento è sovrano”.

Cuperlo. Un eventuale voto di fiducia mette a rischio la prosecuzione della legislatura

Su un eventuale voto di fiducia, afferma che sarebbe uno strappo serio che metterebbe  a rischio la prosecuzione della legislatura, perché ci sarebbe da parte delle “opposizioni tutte una reazione molto molto severa”. Già, le opposizioni. M5S e  Scelta civica annunciano che non partecipano a una commissione in cui sia stata epurata la minoranza del Pd. Sarebbe questo anche l’orientamento  di Sel . Tutti spostano la battaglia in Aula.  Già l’aula. Si stanno studiando mosse e contromosse. Qualunque sia l’esito finale una cosa si può dire: le minoranze del Pd non possono non prendere atto che la convivenza con la maggioranza si fa sempre più difficile e pericolosa,con un segretario che vuole eliminare dal vocabolario della storia e dell’oggi la parola socialista, trasformando il Pse in un anonimo partito democratico. Il suo sogno da sempre, dice lui stesso. In Italia c’è riuscito. E se ne vedono le conseguenze.

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