Italicum. Bersani nel mirino di renziani, ex giovani turchi e “speranziani” in rotta con l’ex segretario

Italicum. Bersani nel mirino di renziani, ex giovani turchi e “speranziani” in rotta con l’ex segretario

E scatta la gogna per Pierluigi Bersani. Il reato commesso: aver ribadito che se l’Italicum non cambia lui non lo vota. Allora è la scissione gli chiede il cronista di Repubblica? Bersani non parla di scissione. “Quando il fantasma si affaccia – nota lo scriba – nel corso della conversazione, divaga, guarda da un’altra parte”. Ed è un segno che, insomma, fa l’indifferente ma alla scissione ci pensa. Ieri c’era stato un deputato del Pd il quale aveva capito che Landini sarebbe stato  soddisfatto per i numeri dati dall’Istat sulla disoccupazione in aumento, dalla “mimica facciale”. Insomma la politica, il dibattito, il confronto, le idee, trasformate in gestualità del corpo. Una tecnica molto noto del mondo del giornalismo da velina: tu puoi dire quello che vuoi, ti faccio parlare, ma basta una parolina, la scissione che tu non neghi, perché diventi l’ombelico del mondo. Bersani ha detto chiaramente che le carte le ha in mano Renzi Matteo. “Vediamo se si fa carico del problema. Noi gli  abbiamo detto – risponde allo scriba – concordiamo alcune modifiche e poi votiamo  l’Italicum tutti insieme, sia alla Camera che al Senato. E lui che ha detto? Non mi fido. Ho trovato – continua Bersani – questa battuta offensiva molto più di tante battutine personali che riserva a chi dissente. Non mi fido di Berlusconi, lo puoi dire. Ma se non ti fidi del tuo partito è la fine”. Apriti cielo, chiuditi terra. La scorta armata di Renzi Matteo prende spunto da quel “guardare da un’altra parte” quando lo scriba ne parla. E scatta l’assalto all’arma bianca. I renziani non si muovono in prima persona, fanno parlare il presidente del partito Matteo Orfini, il quale ritiene “marginali” le modifiche richieste dalla minoranza, da Bersani  insieme a Cuperlo, Fassina, Civati. Avere la Camera a maggioranza di deputati nominati dalle segreterie dei partiti, visto anche lo stato in cui si trovano, impedire apparentamenti al ballottaggio non è cosa di poco conto, “marginale”. Un partito che prende il 27% dei voti può prendere tutto il potere. Non è un bel vedere per una Repubblica parlamentare.

 Orfini: l’ex segretario crea tensioni nel Pd per ragioni strumentali

Ma serve a Orfini per far apparire l’ex segretario del Pd come uno che tesse trame pro domo sua. Dice l’Orfini: “Immaginare che si possa spaccare il Pd su una richiesta di modifiche marginali all’Italicum, dopo che anche su sollecitazione di Bersani è stato completamente riscritto, lo trovo incredibile e incomprensibile. Non vorrei che per ragioni strumentali si creasse tensione nel Pd”. Non contento di averlo accusato di essere uno che strumentalizza, accusa gravissima, dice: “Spero che Bersani sia stato male  interpretato e in ogni caso non credo che corrisponda all’umore e al sentimento della nostra gente. Non vorrei che si finisse per creare una situazione di tensione, perché non è quello che i nostri iscritti ed elettori ci chiedono”.  E svela il vero obiettivo del suo attacco. Il richiamo alla “nostra gente” in effetti ha un preciso indirizzo, Area riformista, di cui Bersani è un autorevole componente. L’ex “giovane turco”, sparato a sinistra, ora renziano più che doc, punta a dividere l’area bersaniana che ha nel capogruppo Roberto Speranza, una vera e propria spina nel fianco, il quale niente ha condiviso della assemblea delle minoranze. Lui era addirittura contrario all’incontro con le aree di Civati, Cuperlo, Fassina. Orfini chiama e, raccontano le cronache, guarda caso, si annuncia la presenza di Speranza e della Boschi, spalla e nume tutelare del premier, ad una riunione riservata degli ex giovani turchi i quali considerano quella delle sinistre nel Pd una battaglia “di retroguardia”. Siamo in  attesa, non trepida, di capire quali siano le loro battaglie di avanguardia.

 Il vicepresidente della Camera offende Bersani: hai detto tre falsità

E già che c’è, Repubblica scrive: “Minoranza  Pd in trincea ma divisi. Speranza e Cuperlo sperano nella mediazione col premier”. Ma che c’entra Cuperlo, il quale non ha partecipato al voto in Direzione ed ha confermato come detto alla assemblea che lui l’Italicum non lo vota se non cambia? Non c’entra, siccome ha detto a un cronista “che la Pasqua porti consiglio e un po’ di serenità” ecco che lo mette in combutta con Speranza. A supporto del capogruppo del Pd arriva una sgangherata dichiarazione di un deputato, un tal Dario Ginefra, noto solo perché vicino  a Speranza. Sottolinea la necessità di  “un chiarimento all’interno di Area Riformista perché deve essere inequivocabile il suo progetto”.  Parla di dichiarazioni e interviste (leggi Bersani ndr) di “autorevoli esponenti che non credo rappresentino in modo fedele il pensiero di un luogo nato per irrobustire il ruolo del PD e per rilanciarne l’iniziativa politica del partito nel territorio”. “Se la missione dovesse invece diventare quella di guastatrice del governo Renzi è giusto che si sappia perché ciascuno possa sentirsi libero di fare le proprie scelte”. Non parliamo di Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, ormai incapace di discutere pacatamente, strilla e basta. Riferendosi alle dichiarazioni di Bersani se la cava dicendo  “hai le idee piuttosto confuse. Ti faccio presente  che in poche righe hai detto tre falsità”. Così parlò Giachetti.  Amen.

Share

Leave a Reply