Indonesia: fucilati per traffico di droga in otto. Indignazione e dolore in tutto il mondo. L’Italia chieda la moratoria subito

Indonesia: fucilati per traffico di droga in otto. Indignazione e dolore in tutto il mondo. L’Italia chieda la moratoria subito

Il plotone di esecuzione ha ucciso otto condannati a morte, tra cui sette stranieri, nella notte tra martedì 28 e mercoledì 29 aprile, in Indonesia. Si tratta di due australiani, quattro nigeriani, un brasiliano e un indonesiano, fucilati poco dopo mezzanotte. Rodrigo Gularte, Raheem Agbaje Salami (anche noto come Jamiu Owolabi Abashin), Silvester Obiekwe Nwolise, Martin Anderson, Zainal Abidin, Okwuduli Oyatanze, Andrew Chan and Myuran Sukumaran, questi i loro nomi. Il governo di Giakarta aveva rigettato gli ultimi appelli che giungevano dalla comunità inernazionale e dai legali dei condannati a morte. L’accusa nei confronti di tutti i condannati fucilati era di traffico internazionale di droga. Altri due condannati a morte, un francese e una filippina sono stati per il momento graziati. In realtà sembra che la loro esecuzione sia stata temporaneamente rinviata. Gli otto condannati hanno rifiutato di farsi calare la tradizionale e oscena benda sugli occhi, per non guardare in faccia l’esecuzione e la morte.

Il procuratore generale indonesiano ha difeso le esecuzioni, dichiarando che il suo paese sta affrontando una “guerra contro gli orribili crimini legati alla droga, che minacciano la sopravvivenza della nazione. Non siamo i nemici dei paesi dai quali provengono i condannati”. E a proposito dei paesi di provenienza, forte è stata l’emozione nelle loro opinioni pubbliche. L’Australia e il Brasile, paesi ostili alla pena capitale, avevano denunciato la decisione di Joko Widolo, presidente dell’Indonesia, al potere dallo scorso luglio, di accrescere il numero e il ritmo delle esecuzioni, dopo una moratoria di cinque anni. L’esecuzione dei due australiani, Myuran Sukumaran e Andrew Chan, rappresenta un atto “crudele e inutile”, ha dichiarato il primo ministro di Canberra, Tony Abbott, ma ha sconsigliato una rappressaglia commerciale o un boicottaggio verso l’Indonesia. “Rispettiamo la sovranità dell’Indonesia”, ha detto Abbott, “ma deploriamo quanto ha compiuto questo stato, che non lascerà indifferenti. Voglio sottolineare che le relazioni che legano Australia e Indonesia sono imporanti, ma sono messe a dura prova da quanto è accaduto in queste ore”.

Il governo brasiliano si è detto scioccato dall’annuncio dell’esecuzione di un suo cittadino – la seconda esecuzione di un brasiliano in Indonesia in tre mesi -, nonostante gli appelli alla clemenza lanciati dalla presidente Dilma Rousseff in persona. Dopo la prima esecuzione, il Brasile aveva richiamato il suo ambasciatore in Indonesia. Le Nazioni Unite hanno giudicato le esecuzioni “estrememamente dolorose, estremamente tristi” ed hanno chiesto a Giakarta di ristabilire la moratoria sulla pena di morte.

La Francia ha reagito ricordando “la sua ferma opposizione alla pena di morte, in tutti i luoghi e in ogni caso”, e si è detta “solidale con i paesi delle persone giustiziate”. “Le autorità francesi si sentono totalmente mobilitate in favore del cittadino Serge Atlaoui, la cui situazione resta preoccupante”, ha aggiunto il portavoce del ministro degli Esteri, Laurent Fabius.

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