In tanti alla Camera Ardente di Giovanni Berlinguer in Campidoglio

In tanti alla Camera Ardente di Giovanni Berlinguer in Campidoglio

È stata riaperta alle 8 di martedì, nella sala della Protomoteca del Campidoglio, la camera ardente per Giovanni Berlinguer, scomparso a Roma, nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 aprile, all’età di 90 anni. Oltre a quella donata dal sindaco di Roma Ignazio Marino, sul fondo della sala è stata deposta una corona di fiori bianchi e blu, firmata dal presidente della Regione Lazio. In Campidoglio, per dare l’ultimo saluto a Giovanni Berlinguer, sono arrivati numerosi leader politici della sinistra e tra questi, l’ex Presidente della Camera dei Deputati, Fauso Bertinotti, l’ex premier Massimo D’Alema e il deputato Pd Stefano Fassina. Commosso Bertinotti che ha voluto ricordare il fratello del leader comunista Enrico come “uno degli uomini che hanno costruito, in questo lungo secondo dopoguerra, ciò che di meglio ha conosciuto la politica italiana. Un uomo di quel partito di cui Pasolini ha potuto dire ‘era un Paese nel Paese’. Una persona perbene – ha concluso Bertinotti – e un uomo che ha pensato che il mondo potesse cambiare”. L’ex Premier, Massimo D’Alema, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione, ma nel suo volto traspariva una grande commozione. Parole di rispetto e riconoscimento al ruolo svolto da Berlinguer, sono state espresse da Stefano Fassina: “Giovanni Berlinguer ha fatto parte di una generazione che ha costruito la democrazia in Italia. È stato innanzitutto un pilastro della ricostruzione della democrazia di questo Paese, prima che un uomo di partito, al servizio delle istituzioni. Con lui se ne va un pezzo di bella politica, – ha aggiunto – politica come spirito di servizio e con un’alta dirittura morale, una politica competente che metteva al primo posto le istituzioni. Il suo esempio morale, intellettuale e politico rimane per noi imprescindibile”. A chi gli chiedeva una rilettura della sfida tra Giovanni Berlinguer e Piero Fassino per la segreteria dei Ds nel 2001, Fassina ha risposto che Berlinguer era “un uomo che aveva capito che, in quel passaggio contraddittorio e travagliato, la sinistra aveva un problema molto profondo di autonomia culturale, e lui ha provato a dare una risposta. Credo che se allora ci fosse stata maggiore attenzione alle domande e alle proposte che venivano da una figura come lui, ora saremmo tutti più forti”. A rendere l’estremo saluto al leader della sinistra, anche uno dei dirigenti storici della Democrazia Cristiana: Cirino Pomicino che a lungo si è fermato, in rispettoso silenzio, davanti al feretro. Commozione e lacrime anche per la Vicepresidente del Senato, Fedeli che così ha ricordato l’alto dirigente della sinistra: “Giovanni Berlinguer era una persona squisita, calda e a tutto tondo e anche un bravissimo scienziato. Ho avuto modo di conoscerlo quando lo abbiamo chiamato a fare il capo del ‘correntone’: – ha aggiunto – io ero in Cgil e la cosa che mi ha sempre colpito è stato il suo modo gentile di esprimere la politica e le proprie opinioni, mai con atteggiamenti di quelli che oggi si chiamerebbero urlati e superficiali”. Fedeli non è riuscita a trattenere la commozione e si è allontanata in lacrime.

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