Il “tesoretto” dove lo metto? Piano contro la povertà, reddito di inclusione sociale. Ma il governo non lo sa

Il “tesoretto” dove lo metto? Piano contro la povertà, reddito di inclusione sociale. Ma il governo non lo sa

Ma il “tesoretto” dove lo metto? Restiamo basiti a fronte di questo interrogativo. Ma come, Renzi Matteo  fa scoprire al ministro Padoan che nel mettere a punto i conti per il Def, il documento che rappresenta una sorta di Bibbia per la nostra economia, nessuno si era accorto che 1,6 miliardi ballavano allegri. Tecnici del ministero, veri, e quelli di Palazzo Chigi, fasulli, nel lungo lavoro di preparazione del Documento erano solo riusciti  a mascherare i tagli previsti in modo che il premier potesse gridare a squarcia gola, “non vi saranno tagli”. Ci credevano solo i sindaci che dopo aver giustamente protestato, e dopo che il presidente dell’Anci, Piero Fassino, ha incontrato Renzi, si dicevano rassicurati: non c’erano tagli. Salvo poi scoprire qualche giorno dopo, leggendo il  Def che  tagli c’erano, quasi nove miliardi da gestire per quest’anno da governatori e sindaci, per non parlare delle città metropolitane. Mercoledì si rivedranno con il premier e presenteranno proposte. Metà dei sacrifici chiesti agli enti locali servono per finanziare il bonus da 80 euro. Di  più: il Renzi, fatti i conti, smentiva categoricamente che ci fosse in vista l’aumento delle tasse. Padoan annuiva. Vero, perché le tasse dovranno aumentarle i comuni, dai 92 euro di aggravi pro capite a Roma ai 651 di Firenze. Oppure si tagliano i servizi, sanità, trasporti, scuola, opere edilizie. Crolla qualche soffitto in istituti scolastici? Per fortuna, si dice e si passa ad altro, non ci sono feriti gravi. Crollano strade con sempre maggior frequenza, in Sicilia, in Sardegna? Annuncia le dimissioni il capo dell’Anas e si passa ad altro.

Un dibattito ai limiti del delirio per collocare 1,6 miliardi prima delle elezioni

Nel frattempo,  si sviluppa un dibattito ai limiti del delirio: come si distribuisce il “tesoretto”. Renzi ha scoperto così in fretta l’esistenza di questo miliardo e seicento milioni tanto da non aver avuto il tempo di prevedere a chi far pervenire qualche euro, perché di questo si tratta. Avviene così che si apre una vera e propria “guerra tra poveri”. Ma non sono i poveri a provocarla. Il problema è individuare il modo migliore per avere un ritorno elettorale dal “tesoretto”. Già, perché a fine maggio sono circa 17 milioni gli italiani che votano per eleggere sette consigli regionali e più di mille sindaci. Tutti sono d’accordo che occorre intervenire sui poveri. Bene, ci si poteva pensare anche quando  è stato erogato il bonus di 80 euro. Invece si sono lasciati a piedi i pensionati, quelli che stanno peggio, gli incapienti, che non hanno neppure un euro, insomma le fasce di vera povertà. Poi ci sono anche gli esodati. Facendo due conti stando ai dati Istat la platea sarebbe di circa dieci milioni di italiani.

Si pensa a un mini bonus di circa 29 euro mensili. I poveri restano poveri

Non è possibile, sarebbe una specie di scherzo di cattivo gusto.  Allora si pensa  a un mini bonus che riguarda circa 7 milioni di persone che stanno sotto quota 8.000 euro  di reddito. Tra maggio e dicembre incasserebbero in totale circa 230 euro, 29 euro al mese. Ci sarebbe anche un’altra possibilità, intervenire sempre verso le fasce disagiate potenziando il piano per la povertà in sperimentazione in alcune città del Sud.  Si tratterebbe di famiglie con un reddito inferiore ai 3 mila euro, oppure che negli ultimi sei mesi hanno portato a casa meno di 4 mila euro. Ma i tempi sarebbe lunghi, si andrebbe oltre fine maggio. L’effetto elezioni non ci sarebbe. Da notare che preso dall’entusiasmo, il ministro Padoan, afferma che “dove la distribuzione della ricchezza è più equa anche la crescita è migliore”. Ma ministro davvero pensa che poco più di 20 euro in busta paga favoriscono la crescita? Se sì, allora si capiscono molte cose, a partire dal fatto che la crisi morde ancora. Non basta barare sui numeri, con la  complicità di troppi media. Due dati: la produzione industriale è diminuita ancora, -0.2  rispetto ai primi due mesi dell’anno passato. Però rispetto ai mesi precedenti c’ è stato un lieve aumento. Così scompare la diminuzione, fatto grave. Il ministro Poletti poi dice che non si conoscono ancora quanti sono i nuovi assunti grazie alla decontribuzione prevista dalla legge di stabilità. Ma come, aveva detto che erano 79 mila? In realtà i numeri ci sono, Poletti fa finta di ignorarli. Si tratta solo di 13mila nuovi assunti. Circa 40 mila sono lavoratori precari, in nero, partite Iva fasulle. Visto che per loro l’imprenditore che li assume riceve 8 mila euro a persona per tre anni, il “fenomeno” si spiega. Allora in conclusione la distribuzione del “tesoretto” è come giocare alla roulette e non c’è niente da fare.

Barbieri (Terzo Settore). Al governo chiediamo scelte per superare l’indigenza assoluta

 Non è così. Se il premier e il governo ascoltassero le forze sociali, i sindacati, forse troverebbero soluzioni eque. Dice  il portavoce del Terzo Settore, Pietro Barbieri: “Ci appelliamo  al Governo perché sia capace di scelte coraggiose volte a sradicare la povertà e ridurre le disuguaglianze sociali. Ridistribuire le ricchezze, guardando alle fasce più deboli e discriminate della popolazione, è uno dei primi passi per superare la crisi economica. In questo momento così delicato, in cui si stanno compiendo le scelte economiche per il futuro, ci piacerebbe che anche il nostro Paese adottasse un Piano nazionale di contrasto alla povertà e che la proposta del  reddito di inclusione sociale ( Reis), avanzata dall’Alleanza contro la povertà di cui anche il Forum fa parte, venisse accolta come misura valida per combattere e superare l’indigenza assoluta.”

 

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