Il renziade Rosato: sul Senato elettivo niente trattativa, siamo contrari. Chiti, una bella notizia durata un attimo

Il renziade Rosato: sul Senato elettivo niente trattativa, siamo contrari. Chiti, una bella notizia durata un attimo

Era prevedibile che arrivasse la smentita di Renzi Matteo sulla disponibilità da lui dichiarata a modificare la riforma costituzionale tornando al Senato elettivo. Per essere ancora più chiari arriva la dichiarazione del vice capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, su quanto affermato da fonti di Palazzo Chigi. Dice il renziano di ferro che dovrebbe prendere il posto del dimissionario Roberto  Speranza: “Non c’è nessuna trattativa in corso sul Senato elettivo, e non può esserci, semplicemente per un motivo: la maggior parte di noi non lo vorrebbe”. Immediata la replica di Vannnino Chiti che aveva chiesto al premier “atti coerenti”: “Questa dichiarazione gela sul nascere quella che appariva come una bella notizia: un’apertura del premier per fare una buona riforma della Costituzione. Purtroppo è durata come la neve al sole: un attimo”

L’intervista al premier prima della partenza per gli Usa

Ripartiamo da quanto Renzi aveva dichiarato, nell’intervista al volo rilasciata a Repubblica pochi minuti prima di prendere il volo  per gli  Usa dove lo attendeva il presidente Obama. Aveva detto: “Cambiare la riforma costituzionale? Tornare al Senato elettivo? Per me si può fare”.  Poi aveva minimizzato l’esito del voto  espresso dalla assemblea dei deputati sulla sua relazione, solo 190 voti a favore su 310, una sconfitta secca per il segretario premier. Alla fine saranno pochi a non votare l’Italicum, aveva affermato.  Già che c’era, con il suo tono arrogante e offensivo, aveva accusato parte dei deputati che non avevano votato di prendere ordini da D’Alema. Poi addirittura affermava che lui era sempre stato a favore della elezione del nuovo Senato, ma fu Errani, bersaniano a bloccarlo, a dire no. Comunque, un passo avanti, una apertura rispetto a quanto affermato in Direzione dove aveva solo detto che sulla riforma costituzionale si sarebbe continuato il confronto. Visto cosa intende per confronto il segretario-premier, praticamente solo una formalità. Ma per carità, non si prendessero le sue parole per uno scambio con le minoranze: vi do il Senato elettivo e voi votate, senza tante storie, emendamenti e via dicendo, l’Italicum, perché se non viene approvato si va alle elezioni.

Scetticismo delle minoranze del Pd. Servono atti concreti

Per il governo, aveva detto, è questione di vita o di morte. Il primo a rispondere a Renzi era stato Vannino Chiti, il cui articolo riportiamo a fianco, che aveva chiesto “atti coerenti”, sottolineando che riforma   costituzionale e Italicum sono correlati. La nuova legge elettorale, diceva, cambia la forma del governo e  per questo era necessario fondare la battaglia per una essenziale modifica. E Chiti rimprovera anche alle minoranze di aver sottovalutato il problema. L’intervista di Repubblica non trova molti commenti ufficiali da parte di esponenti delle sinistre. Si chiedono atti concreti, ma senza molta convinzione. Sono in più di uno a dire, “aspetta,vedrai che verrà la smentita, magari un precisazione, al più una conferma al confronto dovuto visto che siamo in Parlamento”.

Ma arriva la smentita di Palazzo Chigi: “Niente scambi, né concessioni. Non si torna indietro”

E così è puntualmente avvenuto. “Niente scambi, non si torna indietro”. Fonti di Palazzo Chigi affermano: “La legge elettorale va approvata così come è e nessuno può bloccare le riforme”. Sulla riforma costituzionale “si va avanti con un confronto nel merito ma nessuno scambio o concessione. Parlare di offerta ai ribelli è fuori dalla realtà”. La posizione del presidente del Consiglio sulle riforme è stata chiaramente espressa nel discorso al gruppo del Partito democratico e ribadita con nettezza giovedì all’Università di Georgetown. “Il Pd ha votato la propria linea sulla legge elettorale alle primarie, in direzione più volte e in assemblea di gruppo con maggioranze schiaccianti o addirittura all’unanimità”. All’unanimità dei presenti, perché molti se ne erano andati come più volte è avvenuto in Direzione. Renzi dagli States aveva chiesto di essere lasciato in pace, visti gli impegni, a partire dai colloqui con Obama. I renziadi hanno obbedito subito. Come al solito.

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