Il papa: apertura dei dossier vaticani sui desaparecidos durante la dittatura militare argentina

Il papa: apertura dei dossier vaticani sui desaparecidos durante la dittatura militare argentina

“Questo è il desiderio del papa”, ha detto padre Guillermo Karcher, uno dei sacerdoti argentini più vicini a papa Bergoglio, ad una radio di Buenos Aires, “ha chiesto al segretariato di stato vaticano di assumere la responsabilità dei dossier, e si è già dato inizio alla declassificazione degli archivi vaticani a proposito della dittatura militare in Argentina”. Durante la dittatura, tra il 1976 e il 1983, più di 20.000 persone vennero fatte “scomparire” dalle autorità argentine, che le considervano come sovversivi. Il Vaticano raccolse una gran mole di informazioni su questi casi, sui casi che furono chiamati dei “desaparecidos”, soprattutto attraverso l’opera dell’ufficio del Nunzio apostolico a Buenos Aires. Il papa ha dato il via all’apertura degli archivi vaticani la settimana scorsa, insieme con Lita Boitano, una delle madri di Plaza de Mayo, che oggi ha 83 anni e ha visto “scomparire” due suoi figli durante la dittatura. “Papa Francesco mi ha detto che il Vaticano aprirà i suoi archivi per quel periodo”, ha detto Lita Boitano, presidente dei famigliari dei “desaparecidos”, dopo averlo incontrato a Roma.

Il papa – che è nato a Buenos Aires – aveva organizzato l’incontro tra Lita Boitano e monsignor Giuseppe Laterza, uno dei capi del segretariato di stato vaticano, nel corso del quale si è discusso della possibilità che il Vaticano diffondesse un comunicato autocritico sul suo ruolo durante la dittatura militare. I documenti più importanti da rendere pubblici sono i rapporti consegnati a Roma dall’allora ambasciatore vaticano a Buenos Aires, monsignor Pio Laghi, che regolarmente s’incontrava coi capi della giunta militare. Laghi giocava perfino a tennis con l’allora comandante della Marina argentina, ammiraglio Emilio Massera, considerato uno dei membri più sanguinari della giunta militare che governava l’Argentina con pugno di ferro. Il Vaticano ha raccolto informazioni anche dalle famiglie delle vittime, che si rivolgevano per un aiuto a monsignor Laghi. L’ufficio del Nunzio apostolico conservava i dossier di migliaia di “desaparecidos”, per la richiesta di grazia ai militari, agendo spesso come intermediario in casi specifici. “Non è una promessa, è una certezza, ed è estremamente importante”, ha detto Graciela Lois, che a Buenos Aires, ha perso suo marito Ricardo. “Ciò dimostra un lato di papa Francesco che non molti credevano esserci”, ha aggiunto, “occorre ricordare che durante la dittatura egli era amico intimo di Esther Careaga, una delle madri di Plaza de Mayo”. L’allora capo dei gesuiti argentini, Jorge Bergoglio, non aveva timore della sua amicizia con Esther Careaga e con le madri di Plaza de Mayo nonostante i loro ideali rivoluzionari e le durissime critiche al regime. La stessa Esther seguì la sorte di “desaparecida” nel dicembre del 1977.

“Un incontro davvero positivo”, ha detto Lita Boitano a proposito del suo viaggio in Vaticano. “Francesco ha promesso di prendersi cura direttamente di questa faccenda. La chiesa aveva i dati puntuali delle persone scomparse e il Vaticano li sta cercando”. “La raccolta del materiale è stata conclusa e ora stiamo scannerizzando e digitalizzando”, ha detto monsignor Laterza all’agenzia Ansa. “Potrebbe essere diffuso entro un anno”, ha concluso. Lita Boitano ha confermato alla stampa internazionale che negli anni del suo esilio europeo durante la dittatura sapeva, da notizie dirette, di quante informazioni possedesse il Vaticano sui “desaparecidos”. “Nel 1979, ero a Roma e avevo chiesto un incontro con Giovanni Paolo II, che però non mi ricevette. Ebbi un incontro con un alto prelato del Vaticano. Quando gli dissi il mio nome, se ne andò e tornò subito con un dossier che recava il mio nome. Aveva tutti i dettagli dei miei due figli e le date esatte dei loro rapimenti, sapevano esattamente chi fossi io”. Durante il suo incontro di un’ora e mezza con monsignor Laterza, Lita Boitano ha implorato l’immediata apertura degli archivi vaticani, perché le era stato detto di attendere almeno un anno, prima che il lavoro fosse compiuto. “Gli ho detto che ho 83 anni e che molte madri e molti padri dei desaparecidos ancora in vita hanno superato gli 80 anni. Non possiamo attendere oltre”.

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