Il leader socialista Sanchez vota per errore la pessima legge sull’aborto. Il Web sghignazza, ma la Spagna arretra di decenni

Il leader socialista Sanchez vota per errore la pessima legge sull’aborto. Il Web sghignazza, ma la Spagna arretra di decenni

Il leader socialista, Pedro Sanchez, si è scusato con gli spagnoli, col suo partito e con la sinistra, dopo aver accidentalmente votato a favore della controriforma della legge sull’aborto proposta dai popolari. In particolare, la legge ripropone il divieto di abortire per le minorenni, in assenza del consenso parentale. La controriforma, voluta fortemente dai popolari del premier spagnolo Rajoi, ha visto la forte opposizione dei socialisti e della sinistra, sia in Parlamento che nelle piazze. La legge spagnola attuale trasformerà la Spagna nello stato europeo dove sarà più difficile abortire. Martedì 14 aprile, in serata, il dibattito parlamentare si era concentrato sulla questione, assai controversa e strategica, della concessione dell’aborto alle minorenni senza il consenso scritto obbligatorio dei genitori. Controverso perché anche nelle file popolari e della destra liberale vi era un certo disaccordo. A sorpresa, al momento del voto, gli spagnoli, e soprattutto le spagnole socialiste, hanno scoperto che Pedro Sanchez, leader del PSOE, ha votato a favore. Lui si è subito scusato, sostenendo di aver sbagliato il pulsante per il voto elettronico, ma la frittata era stata fatta. “Il mio impegno nella difesa delle libertà delle donne minorenni resta fermo. Le ho sempre difese in pubblico. Mi scuso per l’errore”, ha detto Sanchez. Ovviamente, e grazie al cielo, il suo voto non si è rivelato decisivo, poiché una maggioranza di 184 parlamentari contro 136 ha assicurato la vittoria di Rajoi.

Mercoledì però, sui social media, si è scatenato “l’inferno” della gogna pubblica per Sanchez. Gli internauti hanno usato ogni parola lecita e illecita per stigmatizzare l’errore del capo del PSOE. E qualcuno lo ha parodiato utilizzando Homer Simpson e Kevin McCallister, il personaggio interpretato da Macaulay Culkin nel film “Mamma ho perso l’aereo”. Sanchez non ha potuto fare altro che ribadire le scuse sui social media: “un errore che deploro terribilmente”. I suoi colleghi parlamentari socialisti lo hanno difeso, naturalmente, e hanno cercato di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla legge dei popolari. “Una cosa è votare per questa legge per errore, una cosa è votarla in coscienza”, ha detto il compagno socialista Cesar Luena.

Nel 2010, grazie al governo socialista, la Spagna allargò le maglie della possibilità di abortire alle minorenni di 16 e 17 anni, senza l’obbligo del consenso parentale. Nel 2014, in Spagna, sono state 400 le ragazze che hanno fatto ricorso all’aborto senza consenso dei genitori, secondo i dati dell’ACAI, la struttura che rappresenta il 98% delle cliniche abortive del paese. La spinta, clericale e oscurantista, dei popolari di rovesciare questo diritto sacrosanto, ha fatto scatenare la reazione di 22 organizzazioni, che in una lettera aperta hanno sollevato la questione dei conflitti, dei rischi di violenza e di abusi per le giovani donne. La legge, scrivono, “colpirà in modo sproporzionato proprio le ragazze più vulnerabili e creerà una barriera priva di giustificazioni nell’accesso all’aborto sicuro e legale”. Nella proposta di legge dei popolari, infatti, è previsto che in caso di disaccordo tra la giovane donna e i suoi genitori, interverrebbe un giudice per la decisione definitiva. Data la lentezza della giustizia spagnola, per gli estensori della lettera aperta si tratterebbe di un crimine non tener conto della volontà delle giovani donne che vogliano optare per l’aborto. E infine, perché sia chiara l’intenzione politica vera, la legge entrerà in vigore a giugno, perché in Spagna si voterà più volte fino alle legislative di fine anno. Sulla pelle delle minorenni, i popolari non hanno esitato a giocare una pessima partita, nell’indifferenza quasi generale della sinistra europea.

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