Il governo bara e scopre un “tesoretto” per opere di bene in vista delle elezioni amministrative. I tagli arriveranno dopo

Il governo bara e scopre un “tesoretto” per opere di bene in vista delle elezioni amministrative. I tagli arriveranno  dopo

Il governo bara. Renzi Matteo scopre  all’improvviso che c’è un “tesoretto”, 1,6 miliardi . E diventa la notizia del giorno. Il premier si schernisce, ma no, non chiamiamolo “tesoretto”, non mi piace, troviamo un altro nome, a chi li diamo, ai poveri, estendiamo il bonus di 80 euro agli incapienti, vedremo, fa il modesto. Ai giornalisti non viene neppure a mente di chiedere al premier quando è stato scoperto questo “tesoretto”. Fino a qualche ora prima della approvazione del Def, Documento di economia e finanza, da parte del Consiglio dei ministeri non se ne sapeva niente. Voci, qualcuna. Anche perché, come aveva affermato Piero  Fassino sindaco di Torino, presidente dell’Anci, l’associazione dei comuni, non si tratta di un vero e proprio documento, ma di schede, fogli di lavoro. E incontrando i sindaci non aveva  fatto cenno al “tesoretto”. Poi se l’era presa con i ministri che avevano buttato giù note in cui comparivano ripetizioni, errori, andava rivisto tutto e così la riunione dei ministri veniva spostata nel tempo, una mezza giornata. Possibile che in poche ore venisse fatto un complicato lavoro di ripulitura del  testo? Non ci crede nessuno, anche se in molti fanno finta di crederci. Il vero problema era un altro. Renzi diceva che il Def non prevedeva né tagli né aumento di  tasse. Non ci credeva nessuno anche  se, ripetiamo, in molti facevano finta di crederci. Alla fine facevano finta anche i sindaci i quali garantivano che Renzi aveva assicurato che tagli ai Comuni non ce ne sarebbero stati. Oltre al fatto che  i numeri riguardanti le aree metropolitane, Roma, Firenze, Napoli, in particolare, erano tagli e gli stessi sindaci  avevano avanzato a Renzi proposte per non creare ulteriori danni a bilanci già in bilico che avrebbero costretto o a ridurre i servizi ai cittadini o ad aumentare ancora le tasse locali. Fra le proposte quella di far pagare a chi scende da un aereo o da una nave un euro, un tassa insomma sul mettere piede sul suolo pubblico.

Improvvisamente  il premier  scopre che c’erano 1,6 miliardi per interventi a favore dei poveri

Ma come, si dirà, c’era il “tesoretto” e si andava alla ricerca di soldi per far quadrare i bilanci delle grandi città? Non ci crede nessuno. Ed ecco che si arriva alla scoperta di questo miliardo e seicento milioni di euro. Renzi capisce bene che con questo Def, che taglia perfino fondi per l’edilizia scolastica, li riduce a 280 milioni per 40 mila scuole, non ci  si può presentare alle elezioni di fine maggio, in 17 milioni a votare per sette Regioni e oltre mille comuni. Così come è difficile far capire ai votanti che per  le grandi opere pubbliche, strade, ferrovie, porti, lavori idrici che riguardano  il territorio, i cento progetti vengono ridotti a 25. Una prima riduzione li aveva portati a 51, ma non bastava. Ed ecco compare il “tesoretto”.  Non solo, per ora il capitolo tagli di spesa viene messo in frigo. Servono dieci miliardi per far quadrare i conti. Le linee di fondo ci sono già nel Def che riguarda la legge di stabilità per il 2016. Ma a dieci miliardi di tagli  alle spese non si arriva. Ci si ferma a al massimo a 7 miliardi. Allora, come si arriva a quanto richiesto dagli impegni presi con la Commissione europea? Si vota il 31 maggio, c’è tutto il tempo, dopo il voto, per riparlarne. Altro interrogativo.

Della somma non c’è certezza.  Si parla di “denari potenzialmente disponibili”

Ma da dove spunta questo “tesoretto”? Non è che ci sia la certezza di 1,6 miliardi, si parla di “denari potenzialmente spendibili”, sempre dopo  il voto del31 maggio che Renzi teme tanto visti i sondaggi che, salvo quelli della Swg, prevedono un calo dei voti del Pd rispetto alle europee. Se c’è maggiore crescita c’è maggior  gettito, l’effetto Draghi con l’intervento della Bce, si fa sentire, si abbassa il deficit “per effetto tendenziale”, comparirebbe il “tesoretto”. I se, insomma sono molti. Per questo non se ne era parlato, finché Renzi  ha deciso di rompere gli indugi e iniziare così la campagna elettorale.

Repubblica: elogio in piena regola per chi bara. Così fan tutti i politici 

Dice Federico Fubini, l’editorialista  economico di Repubblica, che così fan tutti. Ricorda  che si vota, che  queste elezioni sono importanti. Scrive che “decenni di vita repubblicana hanno insegnato agli italiani almeno  una verità di fondo: mai tenere il fiato sospeso per un programma di governo a cinquanta giorni da un’elezione”.  Ancora: “Bastava  questo a delimitare la portata del Documento  di Economia e Finanza ( Def) che il consiglio dei ministri ha varato. In una situazione del genere, qualunque politico, in qualunque Paese prende impegni quanto più vaghi possibili. Non era questo  il momento di entrare nel vivo dei tagli….”. E bravo Fubini, un  elogio in piena logica per chi bara, prende in giro i cittadini. Se questa è la morale di Repubblica vuol dire che l’informazione è caduta proprio in basso.

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