Il caso Isma e i requisiti della legalità nell’amministrare la cosa pubblica

Il caso Isma e i requisiti della legalità nell’amministrare la cosa pubblica

Le lavoratrici ed i lavoratori dell’ISMA hanno trovato la sorpresa di trovare nel loro uffici i militari della Guardia di Finanza.  Non conosciamo il quadro delle indagini, quello che presupponiamo è che sembrerebbe un ulteriore caso nel quale chi amministra un istituzione subordina il funzionamento di quest’importante funzione ad una gestione proprietaria, che si preoccupa di curare il  proprio interesse e non quello pubblico. La gestione degli immobili delle IPAB possono rappresentare una ricchezza per la città di Roma, da una gestione virtuosa infatti si possono trovare le risorse da investire sul sociale, in un momento nel quale a seguito del taglio dei trasferimenti dal governo agli Enti Locali SI riduce la possibilità di intervento. Nel caso dell’ISMA le risorse, come da statuto, si possono utilizzare per programmare interventi sugli anziani ed i minori in stato di disagio, dunque qualora le risorse fossero dirottate a fini privati, o come sembrerebbe favorire personaggi improponibili, la colpa sarebbe ancora più grave.Questa è una dinamica distorta ci coinvolge tutti, perché toglie l’ossigeno alla parte sana del paese, perché aumenta la disuguaglianza, perché altera le regole, perché troppo spesso l’opinione pubblica guarda al lavoro pubblico come a un luogo di privilegio e in questo privilegio non distingue tra chi  quotidianamente tra mille difficoltà e senza contratto da oltre 6 anni manda avanti la “macchina” da chi, invece, la utilizza per il profitto personale; perché getta discredito su tutti e allontana i cittadini dalla vita pubblica i quali non guardano al lavoro pubblico come il luogo nel quale un diritto si può esigere, dove si può usufruire dei servizi in particolare quelli connessi al welfare, insomma come ad un bene comune. Per realizzare con compiutezza la riforma della Pubblica Amministrazione serve un pre-requisito: la legalità. La legalità nelle assunzioni, negli appalti, nei processi amministrativi, nella gestione degli immobili e perfino nell’attribuzione delle posizioni organizzative che troppo spesso rispondono a logiche che poco hanno a che fare con i modelli organizzativi. Ancora una volta ci sentiamo di  esprimere tutta la nostra fiducia nella magistratura affinché nel minor tempo possibile faccia definitiva chiarezza e si possa voltare pagina. Alla politica infine facciamo un appello, quello di aprire un tavolo di confronto per acquisire l’esperienza delle lavoratrici e dei lavoratori al fine di prevenire, anche culturalmente, pratiche illegali.

 Natale Di Cola (Segretario generale Cgil FP di Roma e Lazio)

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