Il 25 aprile di Laura Boldrini e Martin Schulz a Casa Cervi. “I nuovi partigiani contro i vecchi demoni”

Il 25 aprile di Laura Boldrini e Martin Schulz a Casa Cervi. “I nuovi partigiani contro i vecchi demoni”

La Casa-Museo dei fratelli Cervi dista una manciata di chilometri da Reggio Emilia, nel territorio di Gattatico. È divenuto nel corso degli anni il luogo simbolo della straordinaria stagione della lotta antifascista e partigiana, che ha dato origine alla nostra Repubblica e alla democrazia. I sette fratelli Cervi, figli di Alcide, anche lui partigiano antifascista, e di Genoeffa (che morirà di crepacuore) il 28 dicembre del 1943 furono fucilati per rappresaglia dai fascisti. La fucilazione dei fratelli Cervi è una delle pagine più tristi, dolorose e drammatiche della lotta di liberazione, che tuttavia è stata assunta a simbolo di un sacrificio importante per il futuro democratico dell’Italia.

È qui, nella Casa-Museo Cervi che la presidente della Camera, Laura Boldrini, e il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, insieme con Gianni Pittella, presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici del Parlamento europeo, hanno voluto celebrare il settantesimo anniversario del 25 aprile. Con loro, c’erano migliaia di persone e 100 studenti europei che hanno partecipato alla scuola di “Formazione democratica”, organizzata proprio dal gruppo socialista del PE in collaborazione col Museo Cervi. Un lunghissimo commosso applauso ha accompagnato l’ingresso nella grande tensostruttura bianca innalzata davanti al Museo, delle personalità istituzionali, dei sindaci, del presidente della Regione e del presidente della Provincia, e dei pochi partigiani ancora in vita. E fin dall’inizio, quel pubblico ha compreso che non sarebbe stata una celebrazione formale. Lo ha detto più volte la presidente della Camera, Boldrini, nel corso di un intervento importante, politicamente impegnato, intenso. Lo ha ribadito il presidente Schulz, che non ha nascosto il peso di essere cittadino tedesco (ma “profondamente europeista e antifascista”) nell’ambito di una celebrazione per la Liberazione dal nazifascismo.

L’intervento di Laura Boldrini: “le donne e i giovani protagonisti della nuova stagione partigiana”

“Rendiamo omaggio a una delle storie più significative dell’antifascismo”, ha detto Laura Boldrini in apertura del suo intervento. “Perchè siamo qui? Questa casa Cervi è la casa di tutti i democratici e degli antifascisti, europei e italiani. La casa dei veri democratici. Oltre ad essere un museo bello e dove ci si commuove, è anche un luogo dove la memoria genera passione politica. Per questo è giusto che noi si sia qui oggi”. La memoria che genera passione politica è uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Laura Boldrini. “Quella che è stata l’abitazione della famiglia Cervi, è oggi un centro di formazione europea alla democrazia, con il contributo dell’Università, di Anpi e Libera. Ma qui c’è anche una sinergia con i comuni, le regioni, le realtà associative, che rende questa un’esperienza originale, un’esperienza di contaminazione”. La politica deve dunque prendere atto della contaminazione tra culture, popoli, tradizioni. “Il mondo è già insieme, diciamolo a chi si ostina a non volerlo capire. Il 25 aprile del ’45, l’Italia riconquistò la libertà e la democrazia, iniziò un processo di ricostruzione non solo materiale, ma anche morale. Le ceneri non erano solo materiali, fisiche. I 7 fratelli Cervi non videro l’alba di quel 25 aprile. Le loro vite vennero spezzate il 28 dicembre del ’43”. A questo punto del suo intervento, Laura Boldrini riconosce, finalmente, la centralità delle donne non solo nella lotta di Liberazione, ma nella politica tout court. “Occorre riconoscere la centralità delle donne della famiglia Cervi, straordinarie protagoniste della continuità e della trasmissione dei valori che animarono l’impegno coraggioso dei sette fratelli. È importante trasmettere i valori ai giovani e raccontare cosa spinse quei ragazzi e quelle ragazze a morire per la libertà. Cosa grandiosa. Fino ad oggi il compito di tramandare è stato svolto in modo encomiabile dai protagomnisti della Resistenza. Cosa accadrà quando loro non ci saranno più? Toccherà a noi, alla nostra generazione, tenere viva quella memoria. Perchè noi? Perchè li abbiamo conosciuti. Per questo abbiamo voluto i partigiani in Parlamento, non come ospiti ma come padroni di casa”. Ed ecco l’altro passaggio significativo: “Se le donne italiane, che allora non avevano nemmeno il diritto di voto, se le donne hanno fatto tanti passi, lo dobbiamo al coraggio delle donne partigiane e delle staffette. Grazie donne partigiane. Coraggiose due volte, perchè la loro scelta antifascista fu un atto di ribellione anche contro una cultura arcaica, che le voleva a casa, zitte, senza possibilità di avere un ruolo nella società, mogli e madri. Questo fu il fascismo rispetto alle donne”. Ma dalla Resistenza, prosegue nel suo intenso intervento Laura Boldrini, giunge anche il messaggio ad esaltare la cultura, perché in casa Cervi “oltre al trattore fu acquistato un mappamondo! Non si è persone libere senza la passione per la cultura, la passione per la conoscenza. Ecco perché è giusto rispettare coloro che rappresentano l’ossatura e il baluardo della libertà, le insegnanti e gli insegnanti. La libertà impone una grande responsabilità. La libertà non è per sempre, non va data per scontata”. E s’immerge in un parallelismo non scontato, ma decisivo tra la libertà dei giovani occidentali, valore da difendere quotidianamente, e la libertà anelata dai giovani dell’altro mondo, “partigiani nel loro paese”. Quando Boldrini cita l’art 10 della Costituzione sul diritto d’asilo, la sala è in piedi in un lungo applauso. E la presidente della Camera conclude, con la gente in piedi, commossa dall’intervento prezioso e importante: “Perchè sia sempre viva, la democrazia va alimentata, ma non con azioni di facciata. Come si alimenta? Andando a votare, certo, ma il voto pur essendo un diritto dovere bellissimo, non basta. La democrazia si alimenta con la partecipazione attiva nel dibattito pubblico, con l’aggregazione, con la solidarietà, con la condivisione degli ideali. Il modo più bello per rendere omaggio ai fratelli Cervi”, e alla lotta dei partigiani, “è di partecipare alla democrazia”.

Il commosso intervento di Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo: “contro i vecchi demoni ancora in vita, rafforzare la democrazia solidale in Europa”

“Lo spirito della Resistenza”, ha detto Martin Schulz, “è oggi più vivo che mai. È lo spirito delle generazioni che ci hanno preceduti”. Si dice privilegiato e onorato, sia come cittadino tedesco che come europeo di partecipare a questo 25 aprile. “La memoria va ai crimini malvagi commessi ad Auschwitz dai nostri padri”, ha detto con molto coraggio e molta verità Schulz, “che così facendo si sono resi colpevoli. Troppi hanno permesso all’odio di crescere, troppi han fatto finta di non vedere, di non sapere, indifferenti al loro prossimo”. Schulz non lo dice apertamente, ma ha sintetizzato un fortissimo e intenso dibattito tedesco sulla maggioranza silenziosa che accettò nazismo e Olocausto. “La responsabilità di mantenere la promessa del mai più appartiene alla nostra generazione e a tutte le generazioni future”, ha gridato Schulz. Per questo, “L’integrazione europea fu la risposta degli europei ai crimini commessi in Europa. Nel corso degli anni, gli europei hanno tenuto a bada vecchi demoni che ancora sono in vita: razzismo, islamofobia, xenofobia, antisemitismo, ultranazionalismo. Li abbiamo tenuti a bada ma talvolta fanno rivedere il loro volto. È per questo che dobbiamo lottare assieme contro questi demoni del passato, che hanno portato sofferenza ai popoli europei”. Cita il filosofo Edmund Burke: “il trionfo del male è che l’uomo buono non faccia niente. Sono particolarmente commosso di essere qui oggi: un tedesco, presidente di un parlamento multistatuale, che parla della liberazione dell’Italia. Quanta strada abbiamo fatto tutti assieme in Europa. E sono stato onorato, e orgoglioso, di ricevere la tessera dell’ANPI, l’Associazione dei partigiani”. E ha concluso con l’appello alla necessità di resistere contro ogni demone, e ogni forma di autoritarismo e nazismo che dovesse affacciarsi nuovamente nella storia del mondo.

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