I disastri storici delle guerre raccontati da grandi pittori

I disastri storici delle guerre raccontati da grandi pittori

Fra una gag e una canzone si riparla in tv di guerra, come se fosse normale, con un vago senso di eccitazione anzi, come se farlo mettesse in giro nuove energie. Eppure innumerevoli sono le iniziative che a partire dal 2014 cercano di evidenziare il disastro storico della prima guerra mondiale che ha distrutto intere generazioni di giovani e creato confini territoriali arbitrari i cui dannosi effetti sono ancora attivi.

 Importanti mostra sulla “grande guerra” a partire da Viani

Fra queste, in particolare quelle di grandi pittori che nel passato si sono cimentati con la guerra, la “grande guerra” in particolare. Il 12 aprile si chiude a Viareggio una mostra di Lorenzo Viani; a Pisa fino al 5 luglio , “ I segni della guerra”, con opere che si riferiscono alla guerra 1915-18; a Genova fino al 12 luglio si richiama l’Espressionismo tedesco (1905-1923); a Milano, fino al 23 agosto, “Artisti sul fronte del Carso”, immagini della guerra in presa diretta. Sono immagini che mettono a nudo la “storicità” delle guerre, non usano come oggi fanno i media, immagini di violenza fini a se stesse. In questo quadro ci appaiono inutili gli pseudo approfondimenti su sigle del terrore sempre nuove, che escono allo scoperto all’improvviso come i movimenti che li sottendono, simili a quei robot della fantascienza che sfuggono al controllo dei loro artefici. Si parla di civiltà, religioni, follia, ma non di oleodotti, piantagioni, mercati e, sopraffatti dalla violenza delle immagini, quasi non ci si accorge che è difficile riconoscere coerenza morale in azioni rivoluzionarie condotte ostentando feticci consumistici della società che si intende combattere.

Perché le guerre piacciono in tempi di crisi

E ancora, come è difficile accettare che per un disgraziato varcare un confine sia meno probabile che morire in mare, mentre per chi voglia andare a fare un po’ di war-training le maglie burocratiche appaiono allentate: eh si, la guerra piace in tempi di crisi, perché riaccende gli altiforni, riempie i magazzini e le tasche dei corrotti, mentre regala un tono solenne anche a chi, forse, non avrebbe grandi profondità da ostentare. Non lasciamoci ingannare per l’ennesima volta, ormai lo sappiamo: si interviene solo quando dopo aver attizzato, nutrito, allevato i conflitti ci sfuggono di mano o prendono direzioni impreviste, mentre le energie potevano essere impiegate per affrontarne la soluzione.

 I futuristi si ricredettero sul fascino delle armi

Ma la guerra non è una vera soluzione, è brutta oltre che inutile, aberrazione pura e orrore. Se ne accorsero bene i futuristi, almeno quelli che, non morti come i loro amici, ma solo feriti nel corpo e nell’anima, ebbero la possibilità di ricredersi sul suo fascino; lo sentivano bene gli espressionisti quando intravedevano i mostri risollevarsi dal fango di una società dalla morale elastica e la memoria labile. Certo se ne sono resi conto i reduci di tutti i tempi, soli per sempre nella desolata landa di chi ha visto l’abisso dell’inferno e non trova le parole per raccontarlo a chi non lo vuole ascoltare. Lo sanno anche quei paesi dove la vergogna del recente passato fratricida intride le coscienze al punto che rapidamente ci si trasforma da luogo di eccidio a luogo di vacanza.

 Si ingrassa il Pil con gli strumenti di distruzione

Lo sanno bene, ma fanno finta di non saperlo, tutte quelle nazioni, molto unite in questo, che ingrassano il proprio PIL con gli strumenti di distruzione che smerciano ovunque ci sia brace sotto la cenere. Lo sanno infine coloro che, per colpa di queste comode distrazioni, vivono da sempre nel terrore, sapendo che ogni mattina puó essere l’inizio di un nuovo dramma che, come sempre accade alle minoranze, li lascerà sul terreno della storia, uccisi ora dall’uno ora dall’altro. E’ cosa nota, infatti che, se ogni tanto si dá qualcosa da mangiare alla belva, con cautela la si potrá avvicinare e, col tempo, si puó avere l’illusione di domarla: nuovi orrori si servono sul piatto dei potenti, mentre gli altri aspettano tremanti di scoprire a chi toccherà..

La Grande Guerra di Lorenzo Viani

Viareggio Parigi il Carso

Fino al 12 aprile

Viareggio, Villa Argentina

I segni della guerra
Pisa 1915-1918, una città nel primo conflitto mondiale
Fino al 5 luglio
Pisa, Palazzo Blu

Da Kirchner a Nolde

Espressionismo tedesco 1905 -1913

Fino al 12 luglio
Genova, Palazzo Ducale

La Grande Guerra.
Arte e artisti al fronte
Fino al 23 agosto
Milano, Galleria d’Italia

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