Francia: nel Partito socialista, da sabato 11 aprile due mesi di confronto serrato per un Congresso difficile

Francia: nel Partito socialista, da sabato 11 aprile due mesi di confronto serrato per un Congresso difficile

Sabato 11 aprile alle 14 è scaduto il termine per la presentazione delle Mozioni e delle candidature a segretario nazionale del Partito socialista francese. Di fatto, è l’apertura ufficiale della lunga stagione congressuale, che si concluderà a Poitiers il prossimo 5 giugno. Il congresso dei socialisti francesi si celebra nei sei mesi successivi alla elezione presidenziale e a metà mandato del quinquennato presidenziale. Il congresso precedente, che ebbe luogo a Tolosa nel 2012, vide la vittoria della mozione maggioritaria, sostenuta da Hollande, del segretario Harlem Desir, che due anni dopo si è dimesso per lasciare il posto all’attuale primo segretario Jean-Christophe Cambadelis. Va detto che il Partito socialista francese ha praticamente perso tutte le elezioni del 2014, dalle comunali alle europee, e alle Dipartimentali del 2015 ha perso più della metà delle presidenze provinciali. Dalla elezione di Hollande nel 2012, i socialisti francesi non solo vivono una crisi di consenso, ma soprattutto una crisi politica e di indirizzo strategico, che è all’origine di una fortissima divisione, sia nel gruppo parlamentare, che all’interno del gruppo dirigente. Nel gruppo parlamentare si è fatta strada una fortissima corrente di oppositori, i cosiddetti “frondisti”, dell’attuale premier socialista Manuel Valls, accusato di privilegiare politiche economiche dettate da Berlino e dall’austerità.

Le regole congressuali: le mozioni e il ruolo decisivo di ogni iscritto

Il congresso socialista francese è sempre uno scontro tra mozioni. Questa volta le mozioni sono quattro mentre scriviamo. Martine Aubry, potente sindaco di Lille, aveva annunciato una tendenza ad opporsi all’attuale governo. Invece, nel corso di una conferenza stampa, ha precisato che farà parte della maggioranza che sostiene il segretario uscente Cambadelis. Le mozioni, dunque, resteranno quattro. Saranno votate il 21 maggio dagli iscritti al Partito entro dicembre del 2014. Le prime due mozioni piazzate andranno al voto di ballottaggio del 28 maggio. Sarà eletto naturalmente primo segretario il primo firmatario della mozione che vincerà tra gli iscritti. La platea degli iscritti al Partito socialista non è molto ampia, si parla di non più di centomila aventi diritto, ma tra i dirigenti socialisti di tutte le mozioni, si difende con orgoglio il fatto che siano gli iscritti ad eleggere segretario e gruppi dirigenti, qualunque sia il numero degli iscritti. E non fanno mistero che, a differenza di altri paesi, il diritto di voto è riservato agli iscritti che abbiano rinnovato la tessera entro il 31 dicembre 2014, proprio per evitare truppe cammellate di iscritti all’ultimo istante, come accadde nel 2008, quando vi fu uno scontro perfino in Tribunale, con accuse reciproche di tessere false, tra le due candidate Segolene Royal e Martine Aubry a Reims. Queste regole possono non piacere ai nostrani cultori del “modernismo” politico e delle primarie aperte a chiunque, ma hanno una loro razionalità: intanto, le mozioni servono a stabilire con nettezza le differenze politiche di fondo e i diversi punti di vista sul mondo tra gruppi dirigenti e a mobilitare gli iscritti e le sezioni come luoghi di dibattito privilegiati, nei due mesi di campagna congressuale. Le mozioni già presentate sono: 1. quella del primo segretario uscente Cambadelis, che ha al centro politiche di sostegno all’attuale presidente Hollande e all’attuale governo; 2. quella dei cosiddetti “frondisti” dell’ala sinistra del partito, che hanno scelto come candidato segretario il deputato della Nievre Christian Paul; 3. quella presentata da “Coerenza socialista”, una corrente storica capeggiata da Karine Berger, che difende il socialismo della terza via, tra la “sinistra fantasma e la sinistra della gestione”; 4. quella di un gruppo di scissionisti della componente maggioritaria, che fanno capo a Stephane Hessel, e che propongono come segretario Florence Augier. Una quinta mozione potrebbe essere presentata da Martine Aubry, sindaco di Lille, e temibile avversaria di un secondo mandato presidenziale per Hollande. Vedremo.

Le sconfitte dei socialisti, l’impopolarità di alcune scelte di governo, e la pessima riforma dei licei

In ogni caso, sembra che il grande problema in casa socialista sia l’evidente impopolarità di alcune scelte di governo. Venerdì 10 aprile, ad esempio, scadeva la presentazione, annunciata un mese fa, della riforma dei licei e delle scuole superiori da parte del ministro dell’Educazione Najat Vallaud-Belkacem. Intanto, la proposta socialista torna al liceo unico, che a partire dall’anno scolastico 2016-17 dovrà accogliere tutti gli studenti, senza fare differenze tra licei di elite, e scuole per gli tutti gli altri allievi. La nuova griglia delle discipline prevede un tronco comune di insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti: Lingua e Letteratura francese, Storia e Geografia, Matematica e Fisica, Lingua straniera. Vi si aggiungono gli insegnamenti complementari, che variano in funzione dei bisogni degli studenti e si declinano in due forme: l’accompagnamento personalizzato e gli insegnamenti pratici interdisciplinari. L’accompagnamento personalizzato serve a “sostenere la capacità di apprendere” degli studenti, dice il testo del ministero, “per migliorare le loro prestazioni e per contribuire alla costruzione dell’autonomia intellettuale”. Gli insegnamenti pratici interdisciplinari incroceranno più discipline intorno a tematiche trasverali utili per “condurre a una realizzazione concreta, individuale o collettiva”. Nel progetto del ministero si leggono otto temi chiave: “sviluppo durevole”, “informazione, comunicazione e cittadinanza”, “lingue e culture dell’Antichità”, “lingue e culture straniere o regionali”, “mondo economico e professionale”, “corpo, salute e sicurezza”, “cultura e creazione artistica”, “scienza e società”. Come si vede, anche il progetto socialista francese, come quello democristiano in Spagna, prevede la fine del Greco, del Latino e della Filosofia come materie caratterizzanti e uguali per tutti. In Spagna, queste materie saranno sostituite da Economia e Gestione aziendale, in Francia da percorsi culturali non chiarissimi. Per questa ragione, i docenti francesi hanno accolto le linee della riforma ministeriale esprimendo un generale disagio, anche perché la stessa riforma prevede un aumento dei poteri dei presidi e dei dirigenti scolastici spropositato rispetto alle realtà dell’autonomia scolastica francese. Le critiche maggiori sono proprio relative ai condizionamenti culturali sulle materie complementari, che saranno finanziate con le risorse autonome di ogni istituto. Insomma, i docenti francesi temono che per insegnamenti cone Greco e Latino sarà faticosissimo trovare finanziamenti specifici. I sindacati francesi della scuola sono sul piede di guerra e annunciano un grande sciopero con manifestazioni in tutta la Francia per il 13 maggio.

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