Finlandia: alle elezioni legislative vincono gli euroscettici. È un problema per l’Europa (e per la Grecia)

Finlandia: alle elezioni legislative vincono gli euroscettici. È un problema per l’Europa (e per la Grecia)

A sorpresa, almeno per chi guarda la Finlandia a migliaia di chilometri di distanza e dal sud del continente europeo, la vittoria è andata a un tycoon delle telecomunicazioni, un tecnocrate che ha promesso di salvare il suo paese dalla crisi. Juha Sipila, questo il nome del tycoon e leader del partito centrista che con 49 seggi su 200 si è aggiudicato la vittoria alle elezioni di domenica 19 aprile con un programma caratterizzato da tagli alla spesa pubblica e dal congelamento dei redditi, per restituire competitività alla Finlandia, ha detti ai suoi: “tre anni fa eravamo considerati come un movimento crepuscolare, ma ora non più. La Finlandia è in una situazione difficilissima. Abbiamo bisogno di un livello eccezionale di collaborazione per superare le difficoltà”. Il fatto è che al secondo posto si è classificato il partito degli euroscettici, Finns, che di seggi ne ha ottenuti 38. Una eventuale coalizione tra primo e secondo partito finnici non porterebbe comunque alla maggioranza assoluta del Parlamento, che è di 101. La frammentazione del quadro politico ha colpito duramente la Finlandia, che ha votato con legge proporzionale. Infatti, al terzo posto troviamo la Coalizione Nazionale, l’ex partito di governo che ottiene appena 37 seggi, e al quarto i socialdemocratici con 34 seggi, purtroppo in chiarissima crisi di consensi in tutto il Nord Europa.

Che succede ora? La formazione del prossimo governo di coalizione finnico non potrà non avere fortissime ripercussioni sulla questione greca. Gi euroscettici hanno già detto in campagna elettorale che qualora dovessero andare al governo non accetteranno di attendere i progetti di riforma di Tsipras, per il risanamento del debito. L’affermazione anche in Finlandia di due partiti apertamente schierati per l’indipendentismo e l’euroscetticismo riecheggia una tendenza già vista negli stati del nord Europa per la quale il consenso viene attribuito a partiti populisti contrari alle politiche dei partiti tradizionali, soprattutto sul tema divenuto scottante dell’immigrazione. Il leader del partito vincente, Sipila, ha già detto che aprirà la coalizione di governo ai Finns, anche se ciò potrebbe complicare, e non poco, i rapporti e i legami con l’Europa, poprio a causa della fortissima opposizione ai tentativi della Grecia di dare soluzione ai suoi problemi del debito. Ora, per la Grecia, un terzo tentativo di rinviare il pagamento delle rate del debito potrebbe trovare una forte opposizione nel Parlamento finnico. Infatti, il leader dei Finns, Timo Soini, ha già detto di credere che “la politica della Finlandia verso la Grecia cambierà. Cambierà per il meglio, perché peggio di così non potrebbe andare”.

Gli elettori finnici hanno votato per questi due partiti perché sottoposti anch’essi alla durezza di una crisi interminabile. I finnici hanno visto crollare la più grande azienda del Paese, la Nokia, hanno dovuto affrontare l’aumento del costo del lavoro e della disoccupazione. Non c’è più crescita, neppure in Finlandia. Per effetto dei risultati elettorali, tuttavia, il candidato premier Sipila non potrà accontentarsi di una coalizione con i soli Finns, ma dovrà allargare o al partito di centrodestra o ai socialdemocratici, entrambi però decisamente europeisti e filoNato. I Finns hanno già chiesto per il proprio leader il ministero degli Esteri. Cosa che potrebbe rallentare e complicare i colloqui per la formazione di un governo di coalizione.

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