Strage provocata deliberatamente dagli scafisti. L’Ue prepara interventi militari ‘chirurgici’ in Libia

Strage provocata deliberatamente dagli scafisti. L’Ue prepara interventi militari ‘chirurgici’ in Libia

L’ultimo naufragio, che ha fatto oltre 600 vittime nel canale di Sicilia, potrebbe essere stato scatenato da una manovra ‘suicida’ degli scafisti che erano alla guida del grosso motopeschereccio carico di profughi. I due uomini, di nazionalità tunisina avrebbero infatti puntato deliberatamente il timone della loro nave, contro il mercantile che rappresentava l’unica salvezza degli uomini, delle donne e dei bambini che erano a bordo. Molti degli scampati al disastro, avrebbero infatti parlato di urto, collisione schianto in alto mare, poi l’inabissamento. A confermare i racconti anche gli stessi Pm titolari dell’inchiesta. La gran parte dei migranti non ha avuto scampo, visto che erano stati messi sotto chiave nei piani inferiori della grossa imbarcazione. Solo nei prossimi giorni, grazie all’ispezione del relitto, che sarebbe a molti metri di profondità, sarà possibile avere una triste, ma reale contabilità del disastro. Intanto dall’Ue, dopo giorni di silenzio assordante, arrivano i primi segnali di risveglio. Le operazioni di sequestro e distruzione delle imbarcazioni utilizzate dagli scafisti per trasportare migranti verso l’Europa dovranno essere condotte attraverso “una missione militare e civile” dell’Unione europea. A precisarlo Natasha Bertaud, portavoce della Commissione Ue in materia di immigrazione, chiarendo uno dei dieci punti del piano sull’immigrazione presentato ieri dall’Esecutivo Ue ai ministri degli esteri e degli interni europei riuniti a Lussemburgo. La portavoce ha precisato che la missione dovrebbe essere simile all’operazione militare Ue (Atalanta) in corso contro i pirati al largo delle coste somale. “Il mandato della nuova operazione non è stato ancora deciso,” ha aggiunto la portavoce, spiegando che la questione sarà discussa dal Consiglio europeo straordinario di giovedì prossimo. La scorsa settimana, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex, aveva segnalato che gli scafisti hanno fatto ricorso già due volte quest’anno alla violenza per recuperare le imbarcazioni sequestrate dalle guardie costiere europee, segno che “c’è un carenza di imbarcazioni a disposizione degli scafisti” che oggi assaltano e sequestrano ogni tipo di natante. E’ il caso del piccolo veliero in legno che è andato a schiantarsi contro le coste dell’isola di Rodi, in Grecia, con il suo carico umano. Va detto poi che l’azione contro i trafficanti di uomini si dispiega anche in territorio nazionale. In Sicilia, in particolare, è stato disarticolato il gruppo logistico. A finire in carcere il ‘cassiere’ dell’organizzazione criminale nell’ambito dell’operazione della Polizia di Stato “Galuco II”. Si tratta del quindicesimo arrestato sui 24 destinatari del provvedimento, alcuni dei quali ancora latitanti. E’ risultato il titolare di una carta PostePay sulla quale, dal maggio al luglio 2014, sono stati movimentate consistenti somme di denaro legate a un tariffario per i ‘servizi’ prestati dalla banda. L’uomo è ritenuto responsabile del flusso di immigrazione e permanenza clandestina in Italia di centinaia di immigrati giunti in questi ultimi mesi nelle coste siciliane, in stretto rapporto con l’esponente di spicco della ‘cellula’ italiana dell’organizzazione, l’eritreo Asghedom Ghermay, già fermato, che aveva il compito di contattare i migranti sbarcati in Sicilia e organizzare il loro trasferimento fuori dai confini italiani facendosi pagare tra i 500 e i 1000 euro per condurli in Germania e tra i 1000 e i 1500 euro per mete più a nord.

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