Ddl Scuola, muro sindacale. Sciopero il 5 maggio. Mobilitati anche gli studenti

Ddl Scuola, muro sindacale. Sciopero il 5 maggio. Mobilitati anche gli studenti

Ed alla fine quello che avevamo previsto nei giorni scorsi, puntualmente si è verificato. I lavoratori della scuola sciopereranno il prossimo 5 maggio. In una piazza gremita e assolata – quella dei santi Apostoli a Roma – Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda Unams hanno proclamato l’astensione dal lavoro, un vero e proprio sciopero generale, viste le adesioni di tutto il blocco sindacale. La manifestazione che si è svolta nella Capitale, ha registrato una partecipazione oltre ogni aspettativa, che segue mesi di mobilitazione nei luoghi di lavoro. Piazza Santissimi Apostoli è stata letteralmente invasa dal popolo pacifico dei lavoratori della scuola. Un vero e proprio avvertimento al Governo, che non ha mai avviato un serio e costruttivo confronto con le organizzazioni dei lavoratori. Inevitabile, dunque, la decisione di innalzare la mobilitazione e proclamare lo sciopero. Tante le testimonianze registrate in piazza tra mille bandiere multicolore delle varie sigle sindacali, che, per una volta, si sono schierate dalla stessa parte. In piazza anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, che non si sono fatti mancare l’occasione di criticare aspramente le politiche del Governo in un settore cardine per la crescita del Paese.

Camusso: “Prima grande mobilitazione. La stabilizzazione dei precari non può essere legata al Ddl”

Per Susanna Camusso “questa è la prima grande mobilitazione del settore dopo il ddl. Credo che unitariamente bisogna decidere di proseguire anche con lo sciopero generale”. Camusso si era più volte espressa sul Ddl targato Renzi: “Il tema della stabilizzazione dei precari, anche in base alle promesse fatte dal Governo, non può essere legato alla riforma generale perché vorrebbe dire che anche il prossimo anno scolastico si aprirebbe senza la stabilizzazione dei lavoratori precari della scuola”. Per la Camusso “è possibile specificare nel decreto ciò che tuttora non è affatto chiaro: quali sono i numeri e i criteri per quel che riguarda la stabilizzazione e questo è ancora più importante di quale sia lo strumento con cui arrivarci. Si rischia di fare delle discriminazioni e di non avere idea di quale possa essere concretamente l’organico nelle scuole per il prossimo anno scolastico. Questo continuo rinvio fa temere che in realtà la stabilizzazione possa restare una promessa”.

Furlan (Cisl): “La ‘Buona Scuola è quella della Costituzione. Il Ddl va cambiato”

Dura con il governo anche la Cisl, con il segretario Annamaria Furlan: “La ‘Buona Scuola’ è quella della Costituzione italiana, dove i protagonisti sono i ragazzi, le famiglie, chi lavora nella scuola, gli insegnanti, il territorio, la comunità. Noi vogliamo che venga rimarcato questo, e quindi che quel ddl sia profondamente cambiato. Vogliamo la scuola della partecipazione, della collegialità, dell’autonomia, del territorio: e non c’è nulla di tutto questo nel ddl. Quindi chiediamo che sia fortemente modificato”

Barbagallo (Uil): “Ddl insostenibile e segue la logica dell’uomo solo al comando”

Analoga la posizione della Uil con Carmelo Barbagallo: “Il ddl è insostenibile perché rischia di non far assumere 100mila precari, non prevede attività contrattuale per il salario, vuole mettere un uomo solo al comando nelle varie amministrazioni scolastiche, non investe nella messa in sicurezza per la quale siamo gli ultimi in Europa”.

Da registrare poi la presa di posizione del Segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo: “ Noi chiediamo l’immediata stabilizzazione dei precari – ha detto Pantaleo –, il rinnovo del contratto, e che si realizzi, finalmente, una scuola autonoma, libera da molestie burocratiche e basata sulla partecipazione e la cooperazione tra i soggetti che operano nella scuola e nel territorio. Del disegno di legge va cambiato tutto e noi non possiamo più aspettare”.

La Flc Cgil: “Lo sciopero del 5 maggio non segnerà la fine della mobilitazione”

Ma ecco nel dettaglio la posizione della Flc Cgil: “Lo sciopero del 5 maggio sarà per la Flc Cgil e per le altre organizzazioni sindacali un punto d’arrivo, ma non certo la fine, di una mobilitazione che è già in corso, e che è iniziata a marzo con iniziative territoriali, lo sciopero delle attività non obbligatorie, la discesa in piazza delle RSU di tutta Italia di questa mattina: una mobilitazione che non si fermerà se le cose non cambieranno. Non è una riforma (né tantomeno una buona scuola) quella che si fa senza coinvolgere veramente i lavoratori che ci lavorano ogni giorno, ascoltando i loro bisogni. È così che si sono espressi i lavoratori oggi a Roma. Non è la ‘vera scuola’. I grandi assenti di questo disegno di legge, come un reale piano di investimenti e un piano di assunzioni anche per il personale ATA, rischiano di compromettere il futuro della scuola italiana”.

Studenti della Rete solidali. Medi ed Universitari al fianco dei lavoratori

Solidarietà ai lavoratori della scuola è stata espressa anche dagli Studenti della Rete, con la presa di posizione di Alberto Irone, portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi: “Gli studenti medi saranno al fianco dei lavoratori in questo sciopero generale, perché tutto il mondo della scuola si deve unire contro le politiche di un governo che, con il Ddl Buona Scuola, trasformerà la scuola italiana in un luogo autoritario e aumenterà le diseguaglianze. Dobbiamo combattere quest’idea di scuola-azienda tutta volta alla competizione e alla selezione, finanziata dai privati e comandata da un preside-manager, perché limita la libertà di docenti, personale, studenti e famiglie e ferisce mortalmente l’idea di una scuola inclusiva e capace di essere il motore dello sviluppo del Paese inteso come uguaglianza, possibilità di realizzazione dei cittadini”. Solidarietà anche dagli universitari, con il coordinatore nazionale, Gianluca Scuccimarra: “Il 5 maggio anche gli studenti universitari scenderanno in piazza, contro una Buona Scuola che tanto buona non è. Crediamo si debba ridisegnare il mondo dell’istruzione nel suo complesso: è necessario pensare a ponti reali tra scuola università e mondo del lavoro, che sono invece totalmente assenti nelle proposte attuali del governo. Quella che ci vogliono raccontare non è una scuola buona e se si pensa di trattare un percorso di riforma sull’università come si è fatto per la scuola, allontanando inoltre due mondi che sono invece inevitabilmente e indissolubilmente legati, il 5 maggio sarà solo la prima di molte date di mobilitazione”. “Abbiamo partecipato – conclude – a tutte le loro finte consultazioni, abbiamo avanzato molte proposte, prima e dopo la presentazione di questo Ddl, sempre con spirito costruttivo: ma i lavoratori e gli studenti di questo Paese, ancora una volta, sono rimasti inascoltati. Allora è arrivato il tempo di mobilitarci tutti insieme e dimostrare che la scuola buona per davvero è un’altra: vogliamo più democrazia per realizzare davvero l’autonomia scolastica, chiediamo che la priorità assoluta sia garantire il diritto allo Studio e che la scuola diventi il più forte strumento di lotta alla diseguaglianza. Tutti in piazza il 5 maggio, lavoratori e studenti, per una scuola pubblica, libera e democratica capace di cambiare davvero il Paese”.

Fassina in piazza: “La scuola deve essere coinvolgente e collegiale. Il Ddl va modificato”

A prendere nota in piazza delle proteste e soprattutto delle richieste sindacali, anche il deputato del Pd, Stefano Fassina, che si schiera apertamente con la posizione delle organizzazioni dei lavoratori: “Il ddl la ‘Buona scuola’ rischia di aggravare le condizioni della scuola pubblica”. Per Fassina “il ddl va profondamente corretto. C’è una parte positiva, in controtendenza col passato che prevede l’assunzione di 100 mila precari e altre parti che vanno radicalmente corrette: non si possono sbattere fuori decine di migliaia di docenti qualificati che nella precarietà hanno mandato avanti la scuola pubblica per anni”. E ha sottolineato: “Anche il principio dell’autonomia non può essere declinato in modo verticistico con il dirigente scolastico capo assoluto: bisogna coinvolgere gli insegnanti perché la scuola non è una caserma con un maresciallo che dà gli ordini. La scuola deve essere coinvolgente e collegiale”.

La ministra Giannini la spara grossa: “Riforma con principi rivoluzionari”. E poi riconosce: “ Sciopero legittimo”.

Per dovere d’informazione da registrare la presa di posizione anche del ministro Giannini, che recentemente ha lasciato gli ex ‘Montiani’, per il Pd, nella quota, naturalmente, vicina al Presidente-Segretario, Renzi: “Sciopero ovviamente legittimo ma la riforma del governo ha dei principi rivoluzionari”. Poi visto che di fronte probabilmente ritiene di avere lavoratori ostili alle ‘innovazioni’ contenute nella riforma ed allora la spara grossa: “E’ una riforma che ha dei principi rivoluzionari dal punto di vista culturale, del metodo e della governance delle scuole. Sono certa che quando sarà capita fino in fondo da tutti ci sarà un’accettazione ma soprattutto una partecipazione ancora più ampia di quella che abbiamo trovato”.

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