Contro il Ttip una protesta globale

Contro il Ttip una protesta globale

Circa 600 eventi in tutto il mondo, di cui 66 negli Usa, 53 Paesi europei mobilitati ma anche molti altri Paesi coinvolti tra cui Giappone, Filippine, Ecuador e Messico, dove il coordinamento internazionale dei sindacati dei servizi Psi tiene la sua Conferenza interamericana e porta in Piazza della Rivoluzione a Mexico City tutti i suoi sostenitori. Con la Giornata globale d’azione contro il Trattato transatlantico su commercio e servizi (Ttip) e la liberalizzazione commerciale selvaggia, che si celebra sabato 18 aprile, la Campagna Stop Ttip (www.stop-ttip-italia.net) occupa anche le piazze di oltre 30 città italiane, dove flash mob, volantinaggi, performance musicali e teatrali lanceranno un messaggio chiaro di sfiducia al governo italiano, tra i più forti sostenitori del Ttip, e a Bruxelles la richiesta netta di fermare al più presto un negoziato tanto pericoloso. Nella settimana dal 20 al 24 aprile a New York i negoziatori Ue e Usa si incontreranno per il nono ciclo di trattative, negli stessi giorni in cui Obama dovrebbe capire se il Congresso gli concederà una corsia preferenziale per trattare tutti gli accordi commerciali in solitaria prima della scadenza del suo mandato, senza dover riferire e attendere approvazione alle sue decisioni, proprio come la Commissione europea ha ottenuto per sé fin dall’inizio. Che questa accelerazione potrebbe essere potenzialmente distruttiva per diritti e salvaguardie che le legislazioni nazionali promuovono a tutela dei propri cittadini lo dimostra il fatto che 17 nuovi prodotti alimentari Ogm per il consumo umano saranno autorizzati dalla Commissione Europea entro la fine di maggio. Lo ha rivelato il Guardian, con uno scoop che ha anticipato di una settimana l’annuncio dell’esecutivo comunitario. Ad oggi, il Vecchio Continente importa circa 58 prodotti geneticamente modificati, per la maggior parte mais, cotone, soia e barbabietola da zucchero dagli Stati Uniti. Dietro il prossimo via libera ci sono proprio le multinazionali biotech d’oltreoceano, che stanno premendo con forza per accelerare i negoziati sul Ttip, l’accordo di libero scambio tra Ue e Usa in discussione dal 2013. È facile intuire come, con le trattative sul trattato commerciale in corso, la pressione del settore sia diventata sempre più forte e le lobby lavorino ai fianchi i governi Usa e Ue per aprire il mercato dell’Unione Europea alle importazioni di Ogm e accelerare le procedure di autorizzazione. Secondo le nuove regole per l’importazione previste dal Ttip, spiega il Guardian, i prodotti Ogm commercializzati in futuro riceveranno automaticamente il timbro dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Gli Stati membri si troveranno a dover valutare caso per caso ogni nuovo prodotto e non riusciranno a vietarli tutti. Secondo la Commissione, infatti, l’opposizione di alcuni Stati agli Ogm “di solito non si basa sulla scienza, ma su considerazioni che riflettono il contesto sociale esistente nel Paese”. Per questo, se l’Efsa ha classificato un prodotto come sicuro, i governi non potranno utilizzare motivazioni di carattere ambientale o sanitario per vietarlo sul proprio territorio. L’Efsa, per inciso, non ha mai bloccato un’autorizzazione per gli Ogm. Sarà forse per questa pressione crescente e palpabile che anche la maggioranza del Parlamento Europeo, che nei mesi precedenti era sempre stata abbastanza compatta alle spalle della Commissione nella difesa del negoziato, cominci a sembrare meno omogenea di quello che sembrava. La Commissione agricoltura (Agri), in cui l’ex ministro italiano Paolo De Castro ha fatto di tutto perché emergessero i magici benefici del Ttip sulla nostra economia, ha approvato invece con soli 9 voti di differenza (27/18) un parere che impegna la Commissione Ue a non mettere a rischio il tessuto produttivo agroalimentare, tenendo al centro la tutela delle misure sanitarie, fitosanitarie e delle indicazioni geografiche con tale chiarezza che consenta al Parlamento tempo sufficiente per discutere a fondo con cittadini e produttori, soprattutto i più piccoli. Si chiede, per di più, un impegno fermo al “rigido rispetto” degli standard europei di sicurezza alimentare, della protezione dei consumatori, della salute, dell’ambiente e degli animali, e di far sì che non vengano danneggiati in futuro. A dimostrazione che nemmeno gli eurodeputati della maggioranza son convinti che la linea della Commissione sia abbastanza ferma su queste priorità. La Commissione Ambiente (Envi) ha approvato, invece, a schiacciante maggioranza (59/8) un parere nettamente contrario all’introduzione di un meccanismo di protezione degli investitori extra giustizia ordinaria (il famigerato ISDS); si chiede l’esclusione secca di alcuni temi come il servizio sanitario nazionale, gli Ogm, l’uso di ormoni negli allevamenti, la regolazione della chimica e la clonazione dal raggio d’azione presente e futuro del Ttip; si chiede il non abbassamento degli standard di sicurezza e qualità presenti e futuri, oltre ad una lista esplicita di quelle aree di regolazione dove, invece, si intende cooperare.

Il voto in Parlamento sul parere definitivo, previsto per inizio maggio, è stato fissato a Strasburgo per la prima settimana di giugno, dimostrando che quanto più crescono informazione e dibattito tra le due sponde dell’Atlantico, tanto più il Ttip marcia in salita. Per questo il 18 aprile siamo tutti invitati a mobilitarci, ed è possibile farlo in molti modi diversi.

Monica Di Sisto

Vicepresidente di Fairwatch, campagna Stop Ttip Italia

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