Chi vince con l’accordo sul nucleare con l’Iran? Ovvio, l’industria tedesca

Chi vince con l’accordo sul nucleare con l’Iran? Ovvio, l’industria tedesca

Dopo l’accordo sull’arricchimento dell’uranio iraniano, che Obama ha definito “storico”, gli industriali tedeschi cominciano a fregarsi le mani per le decine di miliardi di euro che presumono di guadagnare tornando a fare affari con la potenza regionale del Medio Oriente. Infatti, uno degli effetti dell’accordo è proprio l’annullamento, parziale o totale, si vedrà a giugno, delle sanzioni economiche e dell’embargo verso l’Iran deciso anni orsono dall’Onu. Gli industriali tedeschi hanno già invitato banche e istituti di credito a rivedere la politica finanziaria verso l’Iran. Felix Neugart, esperto di commercio internazionale presso le Camere di Commercio e dell’Industria tedesche, ha affermato all’Agenzia Reuters che “gli industriali tedeschi considerano l’accordo come un segno incoraggiante. Se le sanzioni economiche saranno eliminate a partire da metà anno, gli affari con l’Iran cresceranno in modo importante nella seconda metà del 2015”. E ha aggiunto che “le esportazioni tedesche verso l’Iran raddoppieranno entro i prossimi cinque anni”. Nel 2014, il valore delle forniture tedesche verso l’Iran era già cresciuto di quasi il 30%, a 2.4 miliardi di euro, dopo la parziale sospensione delle sanzioni economiche. “Nel lungo termine”, ha detto Neugart, “il nostro commercio verso l’Iran potrebbe toccare fatturati di miliardi a due cifre”. Neugart ha confermato che l’interesse verso le macchine e le infrastrutture tedesche è altissimo. Ottime prospettive anche per il mercato iraniano dell’auto, dei prodotti chimici, faramceutici, sanitari, della energia rinnovabile.

L’associazione tedesca VDMA, che raccoglie più di tremila aziende metalmeccaniche, ha dato il benvenuto all’accordo, sostenendo che per quanto non siano ancora noti i dettagli tecnici, si tratta di un enorme progresso nelle relazioni future con l’Iran. La VDMA ha affermato che nonostante l’embargo rimanga immutato, dal punto di vista giuridico, per i metalmeccanici tedeschi, fino alla firma definitiva dell’accordo, la domanda del mercato iraniano di produzioni meccaniche crescerà inevitabilmente, così come la domanda di pezzi di ricambio. Il capo del dipartimento esteri della VDMA, Ulrich Ackermann, ha detto che anche la VDMA ha consigliato immediatamente alle banche di rivedere le politiche di investimenti in Iran, senza attendere l’estate. “Perché quando i clienti iraniani chiederanno aiuti per nuovi progetti di investimento, non si potrà attendere l’autunno per le consegne, di cui invece avranno urgente bisogno”, ha dichiarato Ackermann. La questione è molto seria, poiché le esportazioni di produzioni metalmeccaniche dalla Germania all’Iran sono crollate a 455 milioni di euro nel 2013 dal miliardo e mezzo del 2006.

Sul piano delle dichiarazioni politiche, dall’entourage della cancelliera Merkel si fa sentire Michael Fuchs, alto dirigente della CDU, il quale ha affermato alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, che “un accordo potrebbe essere molto vantaggioso sia per la Germania che per l’Iran”. Secondo l’esponente della CDU, le attuali sanzioni “vanno eliminate prima possibile, nel contesto di un accordo rigorosamente monitorato”.

Così, mentre in tutto il mondo si discute del valore politico dell’accordo sul nucleare in Iran, e mentre l’Unione Europea ha dato il suo avallo con la presenza e le parole di Federica Mogherini, la Germania, ancora una volta, si comporta da grande potenza industriale solitaria in Europa. Dalle dichiarazioni che abbiamo letto e qui abbiamo riportato, nessun attore industriale, né politico, tedesco ha coinvolto l’Europa, o i Paesi dell’eurozona, in una prospettiva comune di crescita dei rapporti economici con l’Iran. Forse, sarebbe il caso che qualcuno, nei palazzi del potere, a Bruxelles, a Parigi, e a Roma, provi a destarsi dai “sogni di gloria” susseguiti all’accordo. La Germania ha mostrato al mondo che intende giocare da sola con l’Iran la partita dello sviluppo commerciale. E non è un buon inizio.

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