Catania, ‘caporali’ incastrati grazie ad un video della Cgil

Catania, ‘caporali’ incastrati grazie ad un video della Cgil

Attratti dalla possibilità di potere avere un lavoro, i braccianti erano ‘ingaggiati’ in Romania. Ma arrivati nelle campagne di Paternò, in Sicilia, il sogno diventava un incubo: vivevano sotto capannoni senza acqua corrente ed energia elettrica, costretti a lavorare per oltre 12 ore al giorno per 50 euro, ai quali venivano detratti 25-30 euro per le spese di vitto e alloggio. Insomma, si tratta di “schiavi per pochi spiccioli”, vittime di un’associazione di caporali che i carabinieri di Catania hanno colpito e sgominato nella giornata di martedì 31 marzo. Una realtà che da tempo la Flai Cgil di Catania aveva denunciato, prima con un esposto in procura e poi con il documentario “Terra nera”, che svela la realtà del lavoro minorile e dello sfruttamento nelle campagne della Sicilia orientale.  “Siamo di fronte non a delle cose marginali, ma a delle vere e proprie forme di estorsione nei confronti dei lavoratori”. Questo il commento della segretaria della Cgil, Susanna Camusso, all’operazione dei Carabinieri di Catania. La leader di Corso d’Italia, proprio nella giornata di martedì 31 marzo, ha assistito all’assemblea del sindacato di Catania che si è svolta ad Aci Castello, alla proiezione del docufilm di denuncia della Cgil ‘Terra nera’. “Questi lavoratori – ha aggiunto Susanna Camusso – bisogna difenderli innanzitutto smettendola di dire ‘il lavoro pur che sia’ e di dire che il lavoro non deve avere dei diritti e che ‘così almeno c’è un lavoro’, e dicendo che il tema della legalità è prioritario”. “Siamo andati ben oltre la stagione in cui potevamo parlare di lavoro nero – ha aggiunto la segretaria della Cgil – la norma sul caporalato che conquistammo con il governo di centrodestra aveva un difetto: mentre prevedeva il reato per chi faceva direttamente l’esercizio dell’essere caporale, esonerava le aziende che utilizzavano i caporali, ma l’idea che si attivino senza una commessa delle aziende non ci convince”. “Potremmo azzerare il problema – ha osservato Susanna Camusso – con gli elenchi comunali: si fa un bell’elenco, lo si deposita in comune e si chiamano i lavoratori, con le vecchie regole del lavoro agricolo, che vanno reintrodotte”. La segretaria della Cgil prende spunto dal fatto che “siamo in presenza di un governo che ha una tentazione di grande efficacia e rapidità” che lo spinge a “decidere e produrre decreti” e invita l’esecutivo a “produrre un decreto su questo tema”. “Rappresenterebbe – ha rilevato Susanna Camusso – un cambiamento straordinario per una delle attività industriali più importanti del nostro Paese, perché‚ in Italia esiste ancora la schiavitù”.

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