VincenzoVita: “La riforma Rai non va male, è pessima. Un uomo solo al comando, l’Ad nominato dal governo”

VincenzoVita: “La riforma Rai non va male, è pessima. Un uomo solo al comando, l’Ad nominato dal governo”

Incontri semiclandestini  fra dirigenti   Pd “esperti”, si fa per dire, di comunicazioni, specializzati in televisione ma non nel senso di programmi, contenuti, qualità ma di come si fa una riforma che accentra nelle mani del governo tutti i poteri. Incontri non alla luce del sole perché gli alleati se ne avrebbero a male. Pare che in questa fase ci siano due fazioni dei Democrat che si stanno giocando  la cosiddetta riforma. Fuori discussione la nomina dell’amministratore delegato da prte del governo, leggi Renzi Matteo. Pare che  la contesa  sia fra chi prevede una Rai duale e chi no. Duale nel senso che il consiglio di amministrazione o come diavolo si chiamerà questo organismo avrà poteri reali. Poca cosa ma  meglio che niente.  Nella disputa avrebbe prevalso la tesi di coloro che danno all’amministratore delegato pieni poteri, dimenticando che la Rai non è una azienda qualsiasi, ma servizio pubblico con tutto ciò che significa. Il problema dell’amministratore delegato non è solo chi lo nomina ma è il ruolo che gli viene assegnato. E questo ci sembra sottovalutato.

Vincenzo Vita, già sottosegretario alla comunicazione nei governi di centro sinistra, definisce questa fase: “Al momento la riforma della Rai assomiglia al coro dell’Aida. Che, come si sa, tra il primo “partiam partiam” e quando esce davvero di scena fa passare parecchio tempo. Ecco, dopo l’annuncio e l’annuncio dell’annuncio (tecnica mediatica oggi assai diffusa), finora conosciamo solo qualche anticipazione di un testo per l’intanto nel cassetto delle idee”.

Le lancette del cambiamento si spostano indietro, quaranta anni fa

Tipico del renzismo governante, ma c’è anche chi dice che comunque la Rai va cambiata, così non può andare avanti, non può reggere. Vita non guarda nella sfera di cristallo. Certo la speranza è l’ultima a morire, sperare che finalmente si faccia una vera riforma è lecito. Ma i segnali che ci sono vanno in altra direzione. Vita risponde alla nostra domanda:  “Vedremo cosa succederà al prossimo Consiglio dei ministri. Comunque, quello che si sa non va male. Di più. È pessimo. Le lancette del cambiamento non si spostano avanti, bensì indietro di quarant’anni. Prima della riforma del 1975. Il Governo indica l’amministratore delegato-capo azienda. Il resto sembra un contorno”.

Esiste un disegno di legge presentato da deputati del Pd e di Sel, ma non se ne parla

I media anticipano, danno notizie, ognuno ha una sua fonte, i retroscena si sprecano, quali sono le “anticipazioni” di cui è in possesso Vita? Già che c’è nel risponderci fa presente che un progetto di riforma in carne e ossa esiste, è stato presentato alla Camera, verrà presentato anche al Senato, porta le firme di parlamentari del Pd e di Sel. Ma i media ignorano.

Gli strafalcioni di chi non conosce neppure la Costituzione

Per quanto riguarda le “anticipazioni” dice che “tra l’altro contengono un curioso strafalcione. Quattro dei sette membri del consiglio di amministrazione vengono scelti dal Parlamento in seduta comune (?). Si tratta di una circostanza – la seduta comune- eccezionale, con una casistica prevista espressamente dalla Costituzione. Del resto – prosegue – ci sono motivi generali per ritenere l’articolato previsto oltre i confini della consolidata giurisprudenza della Corte. Neppure è un gran correttivo l’inserimento di un dipendente dell’azienda nel consiglio. Così rischia di essere un belletto. Una rete senza pubblicità si propone. Evviva. Fu la proposta di vent’anni fa, che si collegava –però – alla normativa antitrust. Che oggi (insieme al conflitto di interessi) è il Grande Rimosso”.

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