Strage di via Fani, continua la caccia ai due brigatisti fuggiti sulla moto Honda

Strage di via Fani, continua la caccia ai due brigatisti fuggiti sulla moto Honda
“Abbiamo identificato tanti terroristi che hanno partecipato a quell’agguato mortale, ma non siamo riusciti ancora a identificare i due a bordo della moto Honda. Sappiamo che la moto c’era, perché l’ha accertato una sentenza che è passata in giudicato”. Così il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma sulla strage di via Fani, che trentasette anni fa -il 16 marzo del 1978- causò la morte dei cinque carabinieri di scorta ad Aldo Moro. Marini, ha poi precisato: “Dobbiamo ancora identificare se il presunto quinto sparatore di cui parla il difensore dei cinque agenti, oppure il cosiddetto tiratore scelto, si identifichi o meno in uno di quelli che era a bordo della moto Honda e che indossava il passamontagna che è stato visto indossare da questo presunto quinto sparatore”. “Faremo di tutto -ha concluso il magistrato- per accertare chi sono i due a bordo della moto Honda, perché anche loro siano puniti come sono stati puniti gli altri che hanno partecipato a quell’agguato mortale”.
Sposta il tiro su uno degli altri responsabili della strage e del rapimento di Aldo Moro, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando che considera irrinunciabile l’arresto del pluriergastolano, Alessio Casimirri, latitante in Nicaragua: “Il ministro della giustizia – si legge in una nota diffusa lunedì – ha richiesto ai propri uffici, come annunciato nei giorni scorsi alla Commissione di inchiesta sul rapimento di Aldo Moro, l’urgente ricognizione dello stato delle procedure di ricerca all’estero del latitante Alessio Casimirri, condannato tra l’altro in via definitiva per il sequestro e l’uccisione del l’onorevole Aldo Moro. Il ministro Orlando considera obiettivo essenziale e irrinunciabile dell’azione di Governo la consegna alla giustizia italiana del pluriergastolano Casimirri, nonostante le decisioni negative fin qui assunte dalle autorità della Repubblica del Nicaragua”. In linea anche Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro, Giuseppe Fioroni: “Il Paese merita di non pagare più il conto salato di non conoscere la verità. Dopo 37 anni sono più le ombre che le luci sulla vicenda e il prezzo che non possiamo più sopportare é quello di non sapere. Oggi discutiamo di Battisti e della sua estradizione, una battaglia che il Governo e la società civile stanno facendo, ma non possiamo non ricordare che a 37 anni, Alessio Casimirri, condannato a sei ergastoli per decine di persone uccise, che e’ ancora latitante”. Fioroni ha ricordato che Casimirri “vive felicemente in Nicaragua senza aver scontato un giorno di pena. Oggi – ha detto – che ricordiamo l’eccidio a cui partecipò, credo che il Governo debba riprendere con forza l’estradizione di quel brigatista non per vendetta ma per una giustizia giusta e per una verità che va accertata. Mi auguro che il ministro Orlando e il ministro Gentiloni – ha aggiunto – rapidamente pongano all’ordine del giorno per via diplomatica, oltre che per via giudiziaria, la vicenda, con un paese a cui l’Italia ha dimezzato il debito e con cui le relazioni diplomatiche sono ottime. Sarkozy ha parlato di impegni di Mitterrand, ricordiamoci che questa vicenda ha riguardato direttamente anche Casimirri e quest’anno credo sia il momento giusto”. A chi gli chiedeva se con le morti di Andreotti e Cossiga fosse possibile ancora la verità, Fioroni ha risposto: “L’audizione di don Mennini ci ha dato uno spaccato che ci consente di poter proseguire alla ricerca di fatti che, anche semplici, sono stati dati per scontati e non lo erano. Si era detto che Moro era stato rapito con un tamponamento, e non c’è mai stato: tante cose anche banali ma non vere. Se sul piccolo non si è detta la verità bisogna cercarla anche sul grande. Per questo l’iniziativa di riaprire le indagini da parte del procuratore di Roma va interpretata come sforzo condiviso di cercare null’altro che la verità. Quel giorno – ha concluso Fioroni – ero uscito dall’esercitazione di anatomia, avevo una busta con due femori e un teschio. Fui fermato dalla polizia all’incrocio tra via della Pineta Sacchetti e via Trionfale e li’ appresi cos’era successo e venni a fare un presidio con i giovani”.

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