Strage dell’Airbus, il copilota Lubitz non doveva essere su quell’aereo. L’uomo era in depressione

Strage dell’Airbus, il copilota Lubitz non doveva essere su quell’aereo. L’uomo era in depressione

Ed alla fine, sulla tragedia dell’Airbus precipitato contro le Alpi francesi, si scopre, che, se ci fosse stata attenzione, molto probabilmente poteva essere evitata. L’esame della carriera professionale del copilota Lubitz, infatti, rivela più di qualche macchia, tutte legate ad episodi, in almeno un caso grave, di depressione. Durante la formazione in Lufthansa, compagnia madre della Germanwings, l’uomo sarebbe stato più volte ‘bloccato’ nel corso del suo iter formativo, per problemi comportamentali. L’inizio dei tirocinio, prima per diventare assistente di volo e successivamente nel ruolo di secondo pilota, sarebbe partito nel 2008 e nell’anno successivo si sarebbe scatenata una grave crisi depressiva. Oltre un anno e mezzo di trattamento psichiatrico, con il sostegno anche dei medicinali. Malgrado tutto, Lubitz, continuò a frequentare corsi e formazione al volo, ingannando anche gli istruttori della Compagnia Low Cost, diretta emanazione della Lufhtansa, e riuscì a salire a bordo, negando qualsiasi malattia e soprattutto la gravità del suo stato di salute mentale. Ad evidenziarlo sono stati i documenti recuperati nel corso di alcune perquisizioni nei luoghi che frequentava, la sua abitazione e quella dei suoi familiari più stretti. La Polizia tedesca ha infatti recuperato e messo agli atti, certificati medici che attestavano le sue precarie condizioni, certamente inadatte a svolgere un ruolo così delicato. Addirittura sarebbe stato recuperato un certificato di malattia con la data del disastro aereo stracciato in mille pezzi e indiscrezioni parlano di una dolorosa rottura con la sua fidanzata che avrebbe scatenato una nuova e definitiva crisi psicotica.

Tutto questo significa che in quel giorno drammatico, Lubitz non doveva essere in cabina di pilotaggio. Ma oltre a questo documento dirompente, altri certificati medici attesterebbero la devianza del secondo pilota. Quello che non si riesce a comprendere è il perché, malgrado tutte queste attestazioni di precarietà, Lubitz sia riuscito ad aggirare ogni controllo e mettersi ai comandi di un velivolo con 149 persone a bordo. La magistratura, oltre a concentrarsi sul disastro, si prepara a chiedere, nella scala delle responsabilità, chi abbia consentito tutto questo e sembrerebbe chiaro, se tutto fosse confermato come è allo stato delle cose, l’elevatissimo livello di responsabilità da ascrivere alla catena di comando e controllo della Germanwings, che è stata ingannata da un uomo affetto da così grave patologia. Riflettori puntati anche sulla sua famiglia, che poteva essere a conoscenza delle reali condizioni dell’uomo e che non ha parlato. Stesso vale per i medici che avevano in cura l’uomo e che oltre alla certificazione ed alle prescrizioni di medicinali specifici per contrastare la sua depressione, nulla hanno fatto per mettere a conoscenza Germanwings, dei rischi derivanti da una presenza a bordo dell’uomo. Va detto, infine, per sgomberare il campo da notizie assolutamente prive di fondamento e che si erano rincorse nell’immediatezza dell’evento, che la procura tedesca ha reso noto che non ci sono prove di un movente politico o religioso dietro il gesto del pilota.

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