Segreteria Cgil. Si trincera dietro l’autonomia e dice no alla “coalizione sociale”. Forse non chiude del tutto

Segreteria Cgil. Si trincera dietro l’autonomia e dice no alla “coalizione sociale”. Forse non chiude del tutto

Camusso e Landini si sono  incontrati.  Il pomo della discordia la “coalizione sociale”,  la scelta operata dalla assemblea nazionale delle delegate e dei delegati della Fiom Cgil, svolta a Cervia a fine febbraio. Il risultato dell’incontro in queste due battute. Landini: la Cgil si attivi per la coalizione. Camusso: “Esci dalle ambiguità”. Non una chiusura netta? È tutto da vedere. C’era intanto da sgombrare il terreno da una infelice dichiarazione del portavoce della Cgil, in cui si affermava che né il segretario generale né la segreteria confederale erano al corrente della iniziativa della Fiom. Landini faceva presente che il voto dell’assemblea nazionale era avvenuto dopo mesi di discussioni e che a Cervia aveva partecipato la segreteria nazionale della Cgil intervenendo nel dibattito “senza tra l’altro sollevare alcuna obiezione di merito né di metodo”.

Dalle obiezioni di “metodo” al confronto sui contenuti

Ma quanto è stato detto dal segretario confederale Martini non significava approvazione. Particolari ma importanti di un confronto difficile, duro anche, a rischio di un muro contro muro. La “non conoscenza” del fatto da parte della dirigenza della Confederazione aveva trovato largo spazio nei media, con titoloni da prima pagina e nei notiziari televisivi, un’accusa che Landini non aveva gradito, per non usare altre parole, visto che proprio lui aveva incontrato Susanna Camusso alla vigilia dell’assemblea di Cervia. Dalla “non conoscenza” al confronto il passo è stato breve. L’accusa, se così si può dire, rivolta a Landini e alla Fiom (il documento con cui è stata approvata la proposta di “coalizione sociale” ha avuto 484 voti su circa 500 delegati) è stata quella di  porre in discussione, anzi qualcosa di più, quasi una violazione, l’autonomia del sindacato, delle sue lotte, delle sue iniziative. Riconosce la segreteria confederale che “vi è una domanda diffusa e non risolta alla politica affinché rappresenti maggiormente le istanze del lavoro”. In questo senso – afferma la nota – “la proposta di coalizione sociale potrebbe essere una risposta possibile”. Allora qual è la “colpa” di Landini? “Questa domanda di politica – è detto nella nota Cgil – non può però portare né la CGIL né alcuna sua Struttura a sostituirsi alla stessa politica o alla promozione di formazioni politiche. Per queste ragioni la coalizione sociale così come viene proposta non rientra né può rientrare tra le iniziative che la CGIL e le proprie Strutture possono a qualsiasi titolo promuovere, fatte salve le scelte individuali che non implichino il coinvolgimento delle Strutture”.

A sostegno del giudizio negativo  della segreteria intervengono alcune categorie

Già, ma da cosa si ricava il giudizio della segreteria confederale poi ripreso da una serie di dichiarazioni rilasciate da segretari di importanti categorie come gli edili della Fillea, chimici, tessili, energia (Filctem), Funzione pubblica, Flai (Agroindustria), dichiarazioni tutte nel segno di quanto affermato dalla nota Cgil? Per i pensionati, Carla Cantone afferma che si dovrebbe parlare di “coesione sociale” che, dice, è altra cosa dalla coalizione sociale. Insomma, per dirla in soldoni, un pollice verso nei confronti della Fiom. Già, ma viene da chiedersi, visto che la “coalizione” è ancora ai primi passi, siamo nella fase di raccolta delle adesioni, come si fa a dire  “come viene proposta”? Su che base si danno giudizi? Vediamo due dichiarazioni. Il segretario della Filctem dice: “La coalizione sociale è correttamente letta da tutti i commentatori come il tentativo di costruire un fronte destinato, da sinistra, a competere con il partito del Presidente del Consiglio. Nulla da obiettare, ma questa non può essere la strada della Cgil”. Da restare basiti, speriamo che la parola abbia prevalso sul pensiero perché prendere per buone  le informazioni date dalla stragrande maggioranza dei giornali e delle tv sul Landini che fonda un partito e su questo dare un giudizio su quanto deciso da una grande assemblea di delegati, a dir poco, è una caduta di stile. Oppure, prendiamo i segretari della Fp e della Flai che, senza l’ombra di dubbio dicono che la proposta di Landini porta ad un “sindacato che si sostituisce alla politica e che promuove dal suo interno formazioni politiche, poiché  di questo si tratta, al di là delle alchimie delle parole, con la proposta della coalizione sociale”.

La risposta della Fiom: non si trasforma il sindacato in partito, non promoviamo formazioni politiche

Come risponde la Fiom? Parte da una valutazione della situazione in cui oggi si trova il sindacato, dall’attacco portato dal governo che, malgrado le lotte, la manifestazioni, non si confronta, non discute, evita perfino di convocare le parti sociali. Giusto rafforzare la mobilitazione, ci sono nove milioni di lavoratori che devono rinnovare i contratti, la contrattazione appunto dovrà avere la forza di riconquistare i diritti perduti con il Jobs act, ci sono le decisioni prese dal direttivo della Cgil, fatte proprie anche dalla assemblea della Fiom, la proposta di legge di iniziativa popolare per un nuovo statuto dei lavoratori che riguardi tutti, il lavoro, i precari, le pensioni. Bene. Ma, dice la Fiom, “l’attacco ai diritti del lavoro, la frantumazione del mondo del lavoro da un lato e il processo autoritario di riforme istituzionali in atto, di accentramento decisionale del governo stanno nei fatti cancellando lo spazio e il ruolo di rappresentanza e mediazione delle formazioni sociali previste dalla nostra Costituzione, quale condizione di partecipazione piena alla vita pubblica e di rafforzamento della democrazia”. Da qui nasce l’esigenza di una coalizione sociale, che  non trasforma il sindacato in partito e non mette in discussione la ricerca dell’unità con Cisl e Uil. Una coalizione “con le associazioni, i movimenti e le personalità che in questi anni si sono battuti per affermare i valori e i principi della nostra Carta costituzionale e per un’Europa sociale dei diritti. Coalizione del tutto legittima e rispettosa dello Statuto della Fiom e della Cgil”.

Un ‘autonoma e indipendente soggettività politica

Ancora: “La Fiom-Cgil – dice la nota – è contraria a che qualsiasi struttura della nostra Organizzazione, tantomeno la Confederazione, promuova formazioni politiche o sostenga questa o quella componente politica o di partito. Un’autonoma e indipendente soggettività politica della nostra Organizzazione deve concretizzarsi in un progetto generale e un’azione contrattuale nei luoghi di lavoro e di carattere sociale nei territori che – seguendo la nostra storia confederale – superi la semplice associazione di interessi, anche attraverso una reale interlocuzione con associazioni di volontariato, sociali, culturali e personalità su obiettivi comuni e condivisi che puntino alla trasformazione democratica della società e alla affermazione dei diritti sul lavoro”.

Questa la nota della Fiom Cgil

“La scelta operata dall’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati della Fiom-Cgil, svolta a Cervia il 27 e 28 febbraio u.s., di assegnare il mandato alla Segreteria nazionale di attivarsi per riunificare le lotte per il lavoro e costruire una coalizione sociale con le associazioni, i movimenti e le personalità che in questi anni si sono battuti per affermare i valori e i principi della nostra Carta costituzionale e per un’Europa sociale dei diritti, è del tutto legittima e rispettosa dello Statuto della Fiom e della Cgil. La stessa nota della Segreteria nazionale della Cgil considera la proposta della coalizione sociale una risposta possibile. La Fiom-Cgil è contraria a che qualsiasi struttura della nostra Organizzazione, tantomeno la Confederazione, promuova formazioni politiche o sostenga questa o quella componente politica o di partito. Un’autonoma e indipendente soggettività politica della nostra Organizzazione deve concretizzarsi in un progetto generale e un’azione contrattuale nei luoghi di lavoro e di carattere sociale nei territori che – seguendo la nostra storia confederale – superi la semplice associazione di interessi, anche attraverso una reale interlocuzione con associazioni di volontariato, sociali, culturali e personalità su obiettivi comuni e condivisi che puntino alla trasformazione democratica della società e alla affermazione dei diritti sul lavoro. Del resto, la coalizione sociale proposta dalla Fiom-Cgil non si configura in alternativa a un processo di unità con Cisl e Uil (in ogni caso non certo facile, date le profonde divergenze in essere) né tanto meno in contrasto alle forze politiche esistenti. Pensiamo che per tutte queste ragioni sarebbe utile che la Cgil, insieme alla Fiom, si attivasse per costruire una tale coalizione sociale a partire dall’interesse e dalla disponibilità espressa da tutti i partecipanti ad una prima discussione sviluppatasi lo scorso sabato 14 marzo. Anche perché la proposta della coalizione sociale non prevede la presenza delle forze politiche ma non intende escludere nessuno, anzi, in un pieno e rinnovato spirito confederale includere sulla base di obiettivi e campagne condivise. Tale scelta della Fiom-Cgil è avvenuta dopo mesi di discussione e si è conclusa con il voto dell’Assemblea nazionale a Cervia a cui ha partecipato ed è intervenuta la Segreteria nazionale Cgil, senza tra l’altro sollevare alcuna obiezione di merito né di metodo. Inoltre la Fiom-Cgil è pienamente impegnata nel rinnovo delle Rsu, tra l’altro con successi crescenti, al fine di realizzare e rafforzare la nostra rappresentanza democratica in tutti i luoghi di lavoro. L’Assemblea nazionale ha deciso di proseguire la mobilitazione che ha portato allo sciopero generale della Cgil e della Uil dello scorso 12 dicembre per contrastare e cambiare i provvedimenti del Governo, per avviare una nuova fase di politiche industriali, sociali e per l’occupazione e per riconquistare un vero Contratto Nazionale di Lavoro, proclamando per il 28 marzo 2015 a Roma una manifestazione nazionale in Piazza del Popolo. Ciò a partire dalle decisioni assunte dal Comitato direttivo della Cgil del 18 febbraio 2015 in cui è presente la proposta di un nuovo Statuto dei lavoratori e si prevede anche la possibilità di una consultazione straordinaria degli iscritti per decidere una coerente azione referendaria per abrogare le leggi in materia di lavoro e di contrattazione”.

Questa la nota della segreteria della Cgil

“Vi è una domanda diffusa e non risolta alla politica affinché rappresenti maggiormente le istanze del lavoro. In questo senso la proposta di coalizione sociale potrebbe essere una risposta possibile. Questa domanda di politica non può però portare né la CGIL né alcuna sua Struttura a sostituirsi alla stessa politica o alla promozione di formazioni politiche. Per queste ragioni la coalizione sociale così come viene proposta non rientra né può rientrare tra le iniziative che la CGIL e le proprie Strutture possono a qualsiasi titolo promuovere, fatte salve le scelte individuali che non implichino il coinvolgimento delle Strutture. Va infatti riaffermata con forza l’autonomia della CGIL rispetto a tutte le iniziative che si collocano nell’alveo della politica e del confronto tra schieramenti politici, sia pure con tratti che richiamano più l’idea del movimento che non quella della forma partito. In assenza della autonomia viene negata la nostra peculiare soggettività politica. A fronte delle politiche divisive praticate dall’attuale e dai precedenti Governi, la priorità dell’oggi è un’azione coerente per la riunificazione del mondo del lavoro. Per questo, la CGIL ribadisce l’obiettivo dell’unità con CISL e UIL come condizione necessaria al rilancio dell’iniziativa del sindacato confederale. La proposta di coalizione sociale, invece, implica in se stessa la negazione della prospettiva unitaria. Per tutte queste ragioni, la Segreteria della CGIL ribadisce le scelte assunte – con larghissima maggioranza – dal Comitato Direttivo lo scorso 18 febbraio in merito alla linea e alle priorità della nostra iniziativa. Rinnovo dei CCNL e contrattazione inclusiva, Legge sugli Appalti, proposta di un nuovo Statuto delle Lavoratrici e dei Lavoratori, applicazione del Testo Unico sulla rappresentanza. Sono queste le priorità di lavoro che ci siamo democraticamente dati per i prossimi mesi e che intendiamo perseguire. Esse sostanziano la scelta di rispondere e contrastare i recenti provvedimenti sul lavoro, a partire dal Jobs Act, con un forte tratto contrattuale e progettuale. Inoltre, il percorso deciso per lo svolgimento della Conferenza di Organizzazione va confermato ed attuato, per non procrastinare l’esigenza di definire un profondo cambiamento della CGIL e della sua organizzazione. Non è poi accettabile che il Presidente del Consiglio usi una discussione interna all’Organizzazione per strumentalizzare e svalorizzare posizioni e proposte della CGIL ed irridere lo straordinario successo delle recenti mobilitazioni, dalla manifestazione del 25 ottobre allo sciopero generale del 12 dicembre scorsi. Rafforzare la rappresentanza generale e confederale del lavoro è anzitutto terreno di iniziativa sindacale, come dimostrano i risultati delle recenti elezioni delle RSU nei settori pubblici. È quindi per noi indispensabile accrescere un forte profilo autonomo dalle forme politiche e dai partiti, per affermare – come ci ha insegnato Bruno Trentin – pari dignità tra rappresentanza politica e rappresentanza sindacale”.

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