Riciclaggio, arrestato il Presidente del Parma e con lui altre 22 persone

Riciclaggio, arrestato il Presidente del Parma e con lui altre 22 persone
I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma hanno eseguito una vasta operazione delegata dalla Procura della Repubblica della Capitale, con l’arresto di 22 persone per reati di peculato, associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, riciclaggio ed autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso e l’esecuzione di oltre 60 perquisizioni su tutto il territorio nazionale. Tra gli arresti ‘eccellenti’, quello del Presidente del Parma Calcio Giampietro Manenti per lui l’accusa è di reimpiego di capitali illeciti. Sono finiti agli arresti anche alcuni dipendenti della Ragioneria dello Stato.
Il Presidente del Parma Calcio, Giampietro Manenti, stava tentando di reperire denaro per salvare la sua società sportiva attraverso canali illeciti. Nell’ambito dell’inchiesta che questa mattina ha portato all’arresto di 17 persone, tra cui lo stesso patron dei ducali, è infatti emerso che “al fine di reperire risorse per fare fronte alla situazione di deficit finanziario del Parma” Manenti si è rivolto a una rete di riciclatori con i quali avrebbe “avviato una serie di tentativi di scarico di ingenti somme di denaro provento di frodi informatiche e giacenti su carte di pagamento frutto di clonazione nelle casse della società sportiva, quale corrispettivo per simulati acquisti di biglietti e di merchandising del Parma o comunque a titolo di apparente sponsorizzazione”. Secondo gli inquirenti, l’accordo tra Manenti e il gruppo dei riciclatori prevedeva un accredito di 4,5 milioni di euro per il Parma Calcio e una spartizione al 50% della somma riciclata. Insieme al presidente della società parmense, accusato di tentato reimpiego di denaro illecito nel contesto di una più ampia inchiesta, gli uomini della guardia di finanza hanno arrestato, su ordinanza del gip di Roma, 16 tra hacker e professionisti della finanza.L’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Nello Rossi e Michele Prestipino, ha portato alla luce una struttura composta da due diversi nuclei, uno formato da hacker e l’altro da professionisti del settore finanziario, interconnessi grazie a un’opera di costante collegamento. Lo schema illecito sviluppato dall’organizzazione prevedeva tre distinti passaggi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la prima fase consisteva nell’acquisizione della “moneta elettronica” da parte del gruppo degli hacker, i quali accedevano abusivamente a piattaforme informatiche di primari istituti bancari e sottraevano somme di denaro mediante il loro trasferimento su carte di credito clonate ovvero su posizioni bancarie estere controllate dall’organizzazione stessa. La seconda fase era rappresentata dall’invio del denaro illecitamente acquisito su conti intestati a fondazioni-enti di beneficienza nella disponibilità dell’associazione criminale, a titolo di apparente donazione anonima. Tale fase “operativa”, in cui entrava in scena la componente “finanziaria” della consorteria criminale, si concretizzava nello “scarico” delle somme presenti sulle carte di credito clonate mediante l’utilizzo di appositi apparecchi POS collegati a posizioni bancarie riconducibili alle fondazioni ovvero attraverso le procedure per l’effettuazione di “donazioni” on line. Le somme acquisite mediante intrusione nei server di istituti di credito, invece, venivano direttamente trasferite sui conti correnti della fondazione di cui l’organizzazione aveva la disponibilità. La terza ed ultima fase, infine, si sostanziava nella restituzione delle somme inviate secondo modalità prefissate, che prevedevano: l’effettivo trattenimento di una parte dei capitali “donati” da parte della fondazione ricevente; la remunerazione, in termini percentuali rispetto ai capitali inviati, della componente “finanziaria” e degli altri membri dell’organizzazione intervenuti; la retrocessione della residua parte del denaro al gruppo degli hacker.
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