Porti bloccati, lavoratori in sciopero. La “riforma” del governo? Un Far West

Porti bloccati, lavoratori in sciopero.  La “riforma” del governo? Un Far West

Porti bloccati in tutta Italia. Adesioni altissime allo sciopero nazionale dei lavoratori portuali e degli addetti ai servizi tecnico nautici, “con punte del 100%” affermano  i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. La giornata di protesta nazionale è stata indetta unitariamente a fronte della iniziativa del governo che punta a “liberalizzare” il settore. Una bozza per un provvedimento in questo senso è in via di preparazione da parte  del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Un provvedimento – affermano i sindacati – che “rischia di sconvolgere l’attuale sistema regolato presente nei porti, con gravi ricadute sociali”.

Astensione dal lavoro altissima con punte del 100%

L’astensione dal lavoro, altissima, con punte del 100 % è  stata di 24 ore per i lavoratori portuali, mentre è ridotta a 12 per gli addetti ai servizi tecnico-nautici. Nel corso della giornata di sciopero si registrano presidi e blocchi ai varchi di ingressi dei terminal nei porti di Venezia, Trieste, Palermo, Ancona ed a Ravenna, dove c’è stato un presidio di 500 lavoratori di fronte alla Prefettura. A Genova, il presidio in Prefettura ha interessato 400 lavoratori, l’adesione si attesta al 95%, come a Savona ed al porto di Gioia Tauro. A Napoli fermi il 90% dei lavoratori con corteo e presidio come nei porti di Salerno e di Bari. A La Spezia e a Cagliari stop al 70% delle attività.

 I sindacati al governo: un confronto vero per una  riforma partecipata

“L’adesione dei lavoratori – affermano i sindacati – deve spingere il Governo ad avviare un confronto vero con le parti sociali per un percorso di riforma dei porti partecipato e con il coinvolgimento del Parlamento, in caso contrario la giornata di oggi è solo l’inizio di un conflitto che potrebbe anche estendersi ad altri settori connessi ai porti”.“Se sarà confermata – afferma il segretario nazionale Filt Cgil Nino Cortorillo – la volontà di introdurre norme liberiste negli scali italiani, con effetti degenerativi sulle tutele e sulla qualità del lavoro, si preannuncia un conflitto molto esteso in tutti i porti”. Il governo, prosegue, “deve ascoltare le opinioni del sindacato che vuole una riforma dei porti, ma non a vantaggio delle lobby e a danno del lavoro. Il sistema di regole vigente, che può essere consolidato solo attraverso un percorso di riforma partecipato da tutte le parti sociali e con il coinvolgimento del Parlamento, garantisce stabilità e qualificazione del lavoro, sicurezza di tutti gli addetti, della navigazione e dell’utenza, mentre l’attuale regolamentazione dei servizi tecnico-nautici è garanzia per la sicurezza nei nostri scali”. Da segnalare  che le “linee guida” sui porti sono state elaborate da una commissione appositamente nominata dal ministero delle Infrastrutture, da cui il sindacato è stato escluso.

Cortorillo (Filt Cgil). Si vuole importare la precarietà

Afferma Cortorillo: “Sembra si voglia importare nel settore la precarietà, i modelli fallimentari dei cambi di appalto e la deregolamentazione dei rapporti di lavoro”. La prospettiva, conclude il segretario nazionale Filt Cgil, è che il porto “divenga un Far West, dove, a discapito della qualità e della sicurezza del lavoro, possano operare imprese senza competenza ed esperienza. Tutto ciò ci vede fermamente contrari, ed è alla base delle ragioni dello sciopero, proclamato nei porti italiani dopo oltre vent’anni”.

L’incontro al ministero delle Infrastrutture  che si è svolto qualche giorno fa, in particolare, non ha soddisfatto i sindacati. “Sebbene siano emersi anche elementi positivi, le ragioni che hanno portato alla proclamazione  dello sciopero e le richieste sindacali rimangono”. Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti in una nota affermano che “il capo di gabinetto del ministero  ha comunicato che è terminato il lavoro della Commissione, incaricata di elaborare una bozza di riforma dei porti, ma tuttora non conosciamo i contenuti del documento, visto che la Commissione non includeva la rappresentanza sindacale”.

Le  tre organizzazioni sindacali di categoria chiedono “un confronto vero e serve mantenere un sistema di regole certe per lo sviluppo portuale, la tutela del lavoro, che a oggi non si trovano nei vari provvedimenti che si stanno inseguendo, compreso quello in discussione alla X Commissione del Senato che ripropone il ddl sulla concorrenza del ministero dello Sviluppo economico stralciato dal governo”.

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