Pirelli. Cinesi e russi portano a casa fabbrica, tecnologie e talenti. Si tocca il cuore del nostro sistema produttivo. Il governo sta a guardare

Pirelli. Cinesi e russi portano a casa fabbrica, tecnologie e talenti. Si tocca il cuore del nostro sistema produttivo. Il governo sta a guardare

Sulla vicenda della cessione di Pirelli ai cinesi di ChemChina sono piene le pagine dei giornali, non solo di quelli italiani ma anche, in modo molto più serio, approfondito, delle grandi testate europee e di quelle made in Usa. Fra l’altro, un elemento non secondario: con questa operazione il gruppo diventerà russo-cinese, “una ricomposizione storica – sottolinea il segretario generale della Filctem Cgil, Emilio Miceli – altrimenti ritenuta impossibile” ed esprime “forte preoccupazione perché si tocca da vicino il cuore produttivo del nostro paese”.

I russi con Rosnof sono già in Pirelli (12,2%) insieme agli italiani, Unicredit e Intesa ( 22,4%). L’accordo prevede che la guida del gruppo resti a Pirelli fino al 2021 mentre nel precedente accordo con i russi la guida di Camfin (partecipazione italiana) si fermava al 2019. ChemChina acquisirà il 50,1% delle quote. Nel caso Pirelli si ritiri dalla Borsa, i cinesi passeranno al 65%, i russi rimarranno al 12,2 e gli italiani saliranno al 35%. Tutto fatto allora? Circolano tante, troppe voci che fanno seguito, oppure provocano, il calo (0,26) delle quotazioni Pirelli dopo il balzo in avanti degli ultimi giorni. I titoli hanno chiuso a 15,46 euro, comunque sopra i 15 euro, per cui i cinesi lanceranno l’offerta pubblica di acquisto (Opa) che li porta al controllo insieme alla Nuova partecipazioni di Marco Tronchetti Provera e gli altri soci. Corrono voci, però, della presentazione di una contro Opa da parte della giapponese Bridgestone, la tedesca Continental, oppure della americana Goodyear. Ma il riassetto della Pirelli con Opa avverrà dopo l’estate.

Il ministro del Lavoro oltre a parlare di riduzione delle vacanze ha qualcosa da dire?

Dell’operazione si conosce insomma ormai quasi tutto così come della spensieratezza, è il caso di usare questa parola, con cui il governo, a partire da Renzi Matteo, la stessa Confindustria, guardano a quanto sta avvenendo mentre il mercato ribolle e l’operazione non è affatto tranquilla. L’andamento della Borsa e le “voci”, troppe, lo dimostrano. I media che fanno capo a a banche, banchieri, grandi imprenditori, tutt’al più fanno ricorso a economisti che si trasformano in commentatori per conto delle testate dei grandi editori che sono poi gli stessi grandi imprenditori che si occupano di ben altri affari, vedi Rcs (Rizzoli Corriere della sera) con l’accordo che sigla una tregua fra il maggior azionista Elkan (Fiat), Della Valle, Unipol, lo stesso Tronchetti, Bazoli, Mediobanca. Presidente sarà Maurizio Costa proposto da Della Valle, digerito da Elkan in cambio della conferma di Pietro Scott Jovane ad amministratore delegato. Insomma, ce ne sarebbe di materia prima perché il governo oltre a lanciare grida di gioia per l’operazione ChemChina, tenesse alta la guardia. Tace per esempio il ministro del Lavoro, Poletti, impegnato in chiacchiere preestive sulla durata delle vacanze nelle scuole. Riduciamole e facciamo lavorare i nostri ragazzi, così, dice, “li togliamo dalle strade”. Certo il mercato non guarda in faccia a nessuno. Chi può compra. E fra le aziende italiane vendute si va da Bulgari a Gucci, da Ginori a Loro Piana, da Krizia a Valentino, da Pomellato alla Bottega Veneta, da Breda a Pirelli, a parti rilevanti del sistema agro-alimentare.

Miceli (Cgil). Sarebbe il caso di aprire una riflessione preoccupata

Il delegato della Pirelli, Marco Tronchetti Provera, ha assicurato che non ci saranno problemi per quanto riguarda i posti di lavoro, affermando anche che “cuore e testa resteranno in Italia”. “Prendiamo atto di queste dichiarazioni, ma la cessione di Pirelli- rileva Emilio Miceli – non è semplicemente una cessione di impresa, ma di tecnologie innovative che i cinesi acquisiranno. Ci chiediamo qual è la direzione di marcia del nostro paese. Vendiamo sempre e non compriamo mai, salvo Luxottica. Operazioni di questo tipo, Pirelli e Breda in particolare, toccano da vicino il cuore del sistema produttivo del paese. È o no un problema quando non si riesce a trattenere il meglio delle produzioni e delle innovazioni tecnologiche, della creatività e del talento? È o no – conclude Miceli – il caso di aprire una riflessione preoccupata?” Operazioni come Pirelli e Breda toccano da vicino il cuore del sistema produttivo del nostro paese. Ma ci sentiamo come circondati dal silenzio dei ministri di riferimento e del governo stesso. Noi restiamo preoccupati.

Share

Leave a Reply