Pesticidi nella metà dei nostri cibi. Lo afferma l’Autorità europea. Ma è polemica sulla pericolosità

Pesticidi nella metà dei nostri cibi. Lo afferma l’Autorità europea. Ma è polemica sulla pericolosità

Residui di pesticidi sono presenti in quasi la metà dei cibi consumati in Europa, ma la gran parte di essi rientra nei limiti legali e forse non ha effetti sulla salute. Lo afferma un rapporto dell’Autorità europea sulla sicurezza alimentare. L’Autorità ha effettuato, nel 2013, analisi per controllare la presenza di 685 pesticidi su 81.000 campioni di frutta e verdura, legumi, alimenti trasformati e vini. L’Autorità ha concluso che il 45% dell’alimentazione europea contiene residui di pesticidi. Solo l’1.5% dei campioni supera tuttavia “nettamente i limiti legali”. L’osservatorio sottolinea che esiste una netta differenza tra i prodotti acquistati nei paesi terzi, in cui la percentuale dei cibi illegali si alza al 5.7%, e quelli provenienti dai paesi UE, in cui la percentuale si situa all’1.4%.

Residui di molti pesticidi sono presenti nel 27.3% dei campioni, e neppure le produzioni biologiche sono state risparmiate dalla contaminazione, col 15% dei campioni contenenti residui, dei quali lo 0.8% oltre i limiti legali. I prodotti più colpiti dai pesticidi sono le fragole, seguite dalle pesche, dai pomodori e dalle lattughe. Fragole e lattughe sono in testa anche per quanto riguarda i prodotti che superano i limiti legali.

La reazione delle Associazioni antipesticidi e dell’industria dei pesticidi

La parte dei prodotti che superano i limiti legali è in declino rispetto all’ultima verifica effettuata nel 2010. Per l’Agenzia, è “improbabile che la presenza di residui di pesticidi negli alimenti abbia un effetto di lungo termine sulla salute dei consumatori”. Nel breve periodo, tuttavia, il rischio per i cittadini europei di essere esposti a concentrazioni nocive di residui di pesticidi attraverso l’alimentazione è considerato “debole”.

Sul piano delle reazioni, è immediatamente intervenuta la ONG PAN, che si occupa proprio della lotta ai pesticidi, contestando la metodologia e le conclusioni dell’Autorità sulla sicurezza alimentare. “Queste affermazioni”, scrive la Ong in un durissimo comunicato, “sono chiaramente sbagliate e non scientifiche”. La Ong rimprovera all’Autorità il fatto di non utilizzare “buone metodologie per la valutazione della tossicità” dei pesticidi, in particolare per gli effetti della esposizione continua a queste sostanze, e denuncia i limiti troppo elevati delle soglie legali.

“Il rapporto conferma che l’alimentazione in Europa è sicura e testimonia degli sforzi effettuati dagli agricoltori e dalle industrie”, scrive invece l’Associazione per la protezione dei raccolti, che rappresenta, non a caso, l’industria dei pesticidi.

La polemica è scoppiata: da una parte coloro che difendono l’integrità degli alimenti e i diritti dei consumatori a conoscere la reale composizione chimica di ciò che mangiano, e dall’altra, invece, le lobby industriali dei pesticidi, ancora fortissime in tutto il mondo. Ciò che conta, è che gli stati europei dovrebbero far di più per liberare le produzioni agricole dai residui di pesticidi, e l’istituzione europea dotarsi di strumenti di controllo e di sanzione più efficaci.

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