Patria: l’Italia degli scandali e del malaffare riassunta da Felice Farina

Patria: l’Italia degli scandali e del malaffare riassunta da Felice Farina

A ben cinque anni di distanza da La fisica dell’acqua (2009), esce in sordina l’ultima fatica di Felice Farina. Un lavoro secco, d’impatto, eclettico proprio come la mente di chi lo ha partorito. Patria (ispirato al libro omonimo di Enrico Deaglio) è uno di quei film che, accodandosi alla tradizione del cinema politico italiano, probabilmente non dirà nulla di nuovo a proposito degli anni che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, ma come al solito ci mette di fronte ad una realtà cruda e difficile da digerire. Più che un film è un boccone amaro, da ruminare per 87 minuti in cui le parti girate si contrappongono ad immagini di repertorio, documentando gli ultimi trentasette anni di storia italiana. Anni in cui a mangiare con ingordigia sono stati sempre i soliti noti, una casta corrotta che ha avuto la capacità di evolversi nel corso degli anni, trasformandosi nei nomi ma non nei modi. Il rapimento di Aldo Moro, lo scandalo della Loggia P2, Tangentopoli, le uccisioni di Giorgio Ambrosoli prima e di Falcone e Borsellino poi, nonché l’ascesa politica di Silvio Berlusconi, sono solo alcuni degli eventi storici che hanno scandito la triste storia degli ultimi anni, scrivendo sui libri delle vicende il cui retroterra è chiaramente d’ispirazione mafiosa e criminale. Se quindi per anni al felice banchetto italico si sono accomodati un po’ tutti, ora da mangiare è rimasto  ben poco e a farne le spese, neanche a dirlo, sono i cittadini comuni. Salvo, Giorgio e Luca (rispettivamente interpretati da Francesco Pannofino, Roberto Citran e Carlo Giuseppe Gabardini) si ritrovano soli a protestare per la chiusura della fabbrica in cui lavorano. In un tentativo di occupazione di una delle torrette della ditta, si rivedono a riflettere sulla  loro condizione di operai, totalmente estranei dalle dinamiche di potere ma paradossalmente unici debitori in questo periodo di recessione. Così tra la nostalgia per gli anni d’oro delle proteste sindacali ed un totale sconforto dovuto alla situazione attuale, Felice Farina biasima aspramente il passato, principale causa del nostro presente e fardello da cui sarà difficile liberarsi in futuro.

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