Nel Pd qualcosa si muove. Le sinistre insieme per aprire un percorso. Renzi non stia sereno. La disinformatia all’opera

Nel Pd qualcosa si muove. Le sinistre insieme per aprire un percorso. Renzi non stia sereno. La disinformatia all’opera

Leggendo i numerosi resoconti comparsi sui grandi giornali, nei servizi televisivi e radiofonici a proposito della assemblea delle minoranze del Pd, rimaniamo basiti. Tanto da domandarci se abbiamo sbagliato indirizzo. Senza dubbio si trattava di un avvenimento importante, riguardava non tanto problemi interni di un partito e come sappiamo i partiti non godono buona stampa, ma il futuro della forza politica che governa il Paese, questioni con le quali abbiamo a che fare tutti i giorni.  Ci sono stati molti interventi, un tentativo di dare un’anima alla politica. Certo anche molte diversità di opinioni, progetti, proposte. Se le minoranze, le sinistre, come è più giusto definire le diverse “anime” che convivono nel partito, fossero state unite non ci sarebbe stato bisogno di una assemblea per trovare appunto  forme  di unità, indicare un possibile percorso, per ricollocare il partito nella storia del socialismo europeo, pure in grandi difficoltà. Cosa non facile, l’assemblea di sabato, solo un punto di partenza. Non è poco, ma la strada da percorrere non è certo in discesa. Della ricchezza di un dibattito durato circa sei ore con tanti interventi, nei  resoconti dei media non compare quasi niente. I titoli degli articoli poi sono al limite del ridicolo. C’è un tratto comune a gran parte della stampa: quello di non disturbare il manovratore, Renzi Matteo. Ciò che si muove nella società, nel Paese reale, nel bene e nel male, deve evitarsi il più possibile. Ci spiace dirlo ma Repubblica è in questo esercizio di mala informazione, all’avanguardia.

Repubblica parla di “rivolta”  che sarebbe guidata da D’Alema, armi in pugno                                                                 

Leggiamo il titolo di prima pagina con tanto di foto: “L’ex leader del Pd guida la rivolta. Rifondiamo la sinistra”. Con tanto di foto di Massimo D’Alema, di lui si tratta. Pensate, la “rivolta” quasi si fosse presentato alla assemblea con un coltello fra i denti o con un bazooka. Se ne stava seduto tranquillo, forse non aveva neppure l’intenzione di intervenire. Ma proprio la qualità del dibattito e dei problemi in discussione, il lavoro e la democrazia, il futuro della sinistra e del Pd, non potevano lasciare indifferente una persona che ha vissuto e vive la politica in prima persona.  Ma non basta. Quando D’Alema si è alzato dalla sedia che occupava per prendere la parola si èlevato un primo applauso da una platea fatta di qualche centinaio di persone, non passanti per caso, ma esponenti del Pd ad ogni livello. E gli applausi hanno segnato  tutti i passaggi più importanti del suo intervento.  Giovanna Casadio,  giornalista di nota esperienza, parlando dell’intervento di D’Alema scrive “applausi a ogni affondo, critica o contestazione” contro Renzi. In un altro articolo, siglato g.c., scrive che la proposta di D’Alema, la costituzione di una associazione per la rinascita della sinistra, “è stata accolta dal gelo nell’assemblea delle sinistra Dem”. I partecipanti, nell’occasione, avrebbero interrotto la serie di applausi, il “gelo”.  A noi era sembrato che proprio l’applauso più intenso era stato proprio quello cui aveva avanzato  questa proposta. Che, del resto, risponde a quanto lo stesso Bersani ha affermato, nel merito di associazioni di sinistra che stanno nascendo in tutto il territorio e di cui si è avvertita la presenza anche nella assemblea.

Le critiche di Cuperlo diventano quasi una pagina sui “dalemiani pentiti”

C’è poi la ricerca dello scoop, del titolo ad effetto. A Repubblica sono maestri. Prendendo spunto da una critica rivolta a D’Alema da Gianni Cuperlo il quale ha posto il problema di una revisione critica del comportamento della sinistra negli anni del Pd e in quelli che hanno portato al passaggio da Ds a Pd. Se ci sono responsabilità che riguardano l’oggi ce ne sono anche riguardo al passato, D’Alema compreso, per il ruolo che ha svolto. Noi pensiamo che il problema esiste ma che non riguarda le singole personalità ma le scelte fatte e ci sembra sbagliato contrapporre l’oggi allo ieri. Non solo Cuperlo, esperto in problemi della comunicazione, non poteva ignorare che il problema “padri e figli“ sarebbe stato utilizzato. E così è avvenuto. Repubblica ha dedicato  quasi una intera pagina mobilitando uno dei più autorevoli commentatori,Filippo Ceccarelli. Titolo dell’articolo: “Quegli ex dalemiani all’attacco del padre, così va in scena l’autocoscienza del Pd”. E mette insieme le parole di Cuperlo, con quelle di Matteo Orfini, il presidente del Pd, il quale non trova di meglio che offendere D’Alema, che avrebbe usato “toni degni di una rissa da bar”. Se il problema esiste, e noi lo pensiamo, il dibattito deve aprirsi a tutto campo a partire dal momento in cui Ds e Margherita danno vita al Pd, ex comunisti ed ex democristiani, ancora oggi profondamente divisi .O meglio gli ex comunisti se ne sono andati, hanno abbandonato il partito ormai nelle mani degli ex dc, che sono altra cosa da quelli che si chiamavano cattolici democratici.

Le sciocchezze del “Sole24ore”: le sinistre non hanno un progetto. Ma proprio per  questo si sono riunite

Passiamo al Sole24ore dove una giornalista, una maestrina, dà lezione su cosa dovrebbe fare la sinistra, critica l’assemblea perché non ha presentato un progetto definito e organico. È vero, ma i progetti non nascono dal niente come i funghi. Le sinistre si sono ritrovate ad un appuntamento comune proprio per aprire un processo che dovrebbe portare ad una unificazione, meglio una unità, che si basi proprio su un progetto da definire, partendo dal basso, dalle proposte che sono venute proprio da questa assemblea. Certo le differenze, che ci sono, fra le diverse componenti si sono fatte sentire. Ma nel partito qualcosa si muove, non si sta fermi.  Anche all’interno delle stesse componenti,  fra i bersaniani in particolare, le diversità si sono notate . C’è un cammino da percorrere per ricostruire la sinistra, a partire dalla battaglia sulle riforme. Fossimo in Renzi non staremmo sereni. Non se la può cavare offendendo  D’Alema quando lo definisce “ vecchia gloria da wrestiling”.  Il renziade  Andrea Marcucci, senatore il cui compito come del resto quello di Serracchaini, Guerini, è quello di amplificare le parole del capo,  dice: “D’Alema ha un’unica ossessione: attaccare Matteo Renzi . Un declino molto triste per quello che un tempo fu un leader”. Una vecchia gloria che in meno di dieci minuti si prende quasi un applauso a minuto non è uno scherzo. Non riesce a molti, certo non a Marcucci.

 

 

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