Minoranze Pd alla ricerca della sinistra che non c’è. Intanto la Consulta bacchetta i renziadi

Minoranze Pd alla ricerca della sinistra che non c’è. Intanto la Consulta bacchetta i renziadi

La confusione: leggi i giornali, guardi i tg, non parliamo dei talk show, trasmissioni per urlatori, provi questa sensazione. Non ci sono certezze, la politica ti comunica il bianco e il nero, il tutto e il contrario di tutto. Prova a parlare con i cittadini, prova ad ascoltare i discorsi che si fanno in metrò, nei mezzi  di trasporto, nei bar, in qualsiasi luogo pubblico, prova a pronunciare la parola “partito”.  Se ti rispondono “ tutti ladri” è già un dato di moderazione. Il partito che governa, il Pd, oltre il 40% alle elezioni europee, ha grande responsabilità. Dovrebbe essere una forza politica che progetta, aperta al confronto, attenta a quanto avviene nel paese, alle forze sociali, baluardo di democrazia. Parola forte ma essenziale. Le leggi che mette in cantiere sono nel segno della  velocità, decreti , voti di fiducia, trovano forte contrasto nella società, ma non c’è il confronto. Le minoranze solo ascoltate e quando lo sono si avverte il fastidio del capo e dei renziadi.

Il Pd, senza progetto, sempre più  forza di centro. La politica dei “due forni”

La risposta sconsolata è che senza  una forza di sinistra non si va da nessuna  parte , il Pd certamente per le proposte che mette in campo, vale per tutte il Jobs act, non lo è. Sta diventando sempre più una forza di centro che “usa” la vecchia tecnica dei “due forni”: minoranze Pd e berlusconiani secondo le esigenze e l’uso che se ne fa. Sulle spalle delle minoranze Pd grava il futuro di questo Paese. Nei prossimi giorni le varie “anime” sparse del Pd provano a trovare una piattaforma comune, un progetto di società ad aprire nel Partito una battaglia reale per cambiare verso, per dirla alla Renzi,  affrontando il cammino delle leggi con la partecipazione delle forze sociali, costruendo un partito diverso con gli iscritti che contano, dicono la loro. Un Pd che guarda a sinistra per il bene del Paese.  Che entra in contatto con altre forze della sinistra, con il mondo del lavoro e le rappresentanze sindacali, sociali, movimenti, forze della cultura, offrendo così una rappresentanza a chi si batte nel Paese per una diversa politica economica e sociale, guardando ad un’Europa non più dominata dalle regole della grande finanza, delle  forze della conservazione. C’è un terreno su cui muoversi subito, quello  delle leggi in discussione, elettorale, riforma costituzionale, scuola, con gli studenti  e tutto il personale già mobilitato a fronte delle anticipazioni sul disegno di legge che il consiglio dei ministri ha approvato,  insieme alla linee guida della Rai che prevedono la nomina di un amministratore delegato nominato dal governo, un nuovo strappo alla Costituzione.

I “bersaniani” riuniti a  Bologna, poi tutte con tutte le minoranze il 21 a Roma

Insieme c’è una situazione che riguarda le condizioni di milioni di pensionati, i contratti di lavoro, dal pubblico impiego, alla scuole, a grandi categorie come i metalmeccanici, i chimici, ci sono centinaia di aziende in crisi. Interessa al Pd avviare  un rapporto politico con questo mondo. E le minoranze possono limitarsi a proporre emendamenti che finiscono per essere quasi tutti respinti? O affrontano il toro prendendolo per le corna?  Nel fine settimana si riunirà a Bologna la componente che fa capo al presidente del gruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza. Bersani ne è l’anima. Sabato 21 è prevista, a Roma, la riunione di tutte le minoranze, i bersaniani,  quelli di Cuperlo, Fassina, Civati. Sono state messe in giro voci di un possibile rinvio, dal momento che fra i bersaniani ci sarebbero alcuni che non vedono di buon occhio questa iniziativa che punta a recuperare le divisioni che si sono verificate nel momento del voto sulle riforme costituzionali. Solo alcuni deputati, da Fassina a Civati, non hanno partecipato al voto. Altri, dai bersaniani a Cuperlo, hanno espresso un voto favorevole, l’ultimo voto, è stato detto, chiedendo al segretario Renzi di cambiare la legge elettorale sulle liste bloccate e sul voto di lista in particolare. Renzi ha già risposto che la legge non si modifica. La immancabile Boschi, la ministra ventriloqua di Renzi ha immediatamente fatto sapere che “ con  le proposte di modifica della legge elettorale avanzate dalla minoranza del Pd faremmo un salto indietro di 20 anni”. In realtà la ministra guarda a Forza Italia se mancassero i voti di parte del Pd. Ma conosce Boschi cosa avvenne venti anni fa? Non è dato sapere.

Cuperlo. A rischio unità e tenuta del Pd. Bersani. La mia “poltrona” datela a Verdini

 Cuperlo insiste: “Se dalle riforme dovesse uscire un modello di democrazia che confligge con le convinzioni della sinistra, a rischio è l’unità e la tenuta del Pd. Ci pensi il presidente del Consiglio prima che sia troppo tardi”. Pare che invece di pensarci i renziadi si dedichino al gioco delle poltrone attaccando le minoranze che sarebbero attaccate alle poltrone. Sbotta Bersani : “La mia poltrona Renzi può darla a Verdini”. Il linguaggio “troppo duro” non piace  ad alcuni bersaniani i quali sono incerti se ci sono o meno le condizioni, ora, per la riunione di tutte le minoranze. Nel gioco del calcio si direbbe che fanno melina. Ma la riunione del 21 viene confermata e sarà molto importante non solo per il Pd ma  per il futuro del nostro Paese.

La “lezione” che viene dalla Corte costituzionale

Nel frattempo arrivano le bacchettate dalla Corte Costituzionale. Il governo fa figuracce. Per esempio, per l’organismo di rappresentanza da dare alla Rai si pensa ad una elezione dei suoi componenti come  avviene  per la Consulta, o per il Consiglio Superiore della Magistratura. Gela Renzi e i renziadi il presidente della Consulta, Alessandro Criscuolo, il quale fa sapere che la Costituzione non prevede sedute congiunte in questi casi. Si dovrebbe mettere in moto il meccanismo dei quattro passaggi per modificare la Carta. Ancora. Sempre dalla Consulta arriva un altro stop. L’Italicum prevede un parere preventivo da parte della Consulta prima dell’entrata in vigore della legge. Un risultato rivendicato dalle minoranze, anche se qualcuno, inascoltato, sollevava perplessità. Ma Renzi si vantava per questo emendamento che dimostrava la disponibilità al confronto e  all’ascolto. Il Presidente della Consulta ha “spiegato” ai parlamentari che   la Corte non ha compiti di esame preventivo delle leggi. E che sarebbe “inopportuno”.

Share

Leave a Reply