L’Anno Santo straordinario di papa Francesco: una sfida per l’uomo contemporaneo

L’Anno Santo straordinario di papa Francesco: una sfida per l’uomo contemporaneo

Papa Francesco ha annunciato, nel giorno del secondo anniversario della sua elezione, un Giubileo straordinario, per celebrare il Concilio Vaticano II e per incoraggiarne una nuova ripresa, a cinquant’anni dalla chiusura. Il Giubileo, o “Anno Santo straordinario”, avrà inizio l’8 dicembre del 2015, giorno dedicato alla Immacolata Concezione, e si chiuderà il 20 novembre del 2016. Sarà il “Giubileo della misericordia”, ha annunciato papa Francesco. La misericordia è il tema centrale del pontificato di papa Francesco. Per i laici, o per gli atei, misericordia significa poco o nulla. Per i credenti, si tratta invece del centro stesso della loro fede. Non è per caso che Jorge Maria Bergoglio abbia scelto – per la prima volta nella storia della Chiesa – il nome di Francesco, che sul perdono, e sulla misericordia divina, costruì parte notevole della sua scelta di fede, scandalizzando non poco i suoi contemporanei.

Proprio nel Cantico delle creature, Francesco d’Assisi s’era spinto a lodare “quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribolatione”, e non solo, perfino la morte “corporale” va lodata. Insomma, da Francesco d’Assisi questo papa assume che al centro della fede vi è il monito “non ci stanchiamo di chiedere perdono”. Il perdono, la misericordia, la pietà: pietre miliari di tutta una intensa teologia del XX secolo, della quale, purtroppo, alcuni papi e molti dignitari “dell’ultimo principato” – come Bergoglio ha definito il Vaticano – hanno smarrito il senso. Cito qui, a mo’ di esempio, la straordinaria intuizione del grande teologo Urs von Balthazar sulla cosiddetta apokatastasis, la dottrina dell’Inferno vuoto, proprio per effetto della “infinita misericordia” del Dio dei cristiani.

Perciò, è una grande sfida quella che Francesco ha lanciato all’uomo contemporaneo, all’uomo del XXI secolo, l’uomo che non sa, non vuole, non può perdonare, perché si è smarrito nella sua individualità egoistica – dice Francesco –, nella “globalizzazione della indifferenza”. Se si è indifferenti, si smarrisce il senso stesso, profondo, del perdono, che è l’atto più umano (o più divino, come dicono alcuni teologi) concesso all’uomo, e in qualche modo lega il cristianesimo a quella invocazione tragica dei greci antichi che chiedevano “pietas”. Con la determinazione del Giubileo straordinario, papa Francesco invita l’uomo contemporaneo a riflettere sul senso del “per-dono”, del “per-donare”, che poco hanno a che fare col “peccato”, e molto con la intersoggettività, con la comunità, con l’idea stessa di fraternità e di gratuità. Appunto, è stata lanciata una sfida “straordinaria”. Spetta a noi capirne la portata e accettarla.

La celebrazione dell’Anno Santo risale a Bonifacio VIII, che lo istituì il 22 febbraio del 1300. Il senso di quella istituzione, direbbe lo storico Jacques Le Goff, era molto medievale, e tendeva a convincere i cristiani che si poteva ottenere “indulgenza plenaria” se ci si recava a Roma almeno una volta nella vita. Indulgenza e nascita del Purgatorio, sono due delle invenzioni, abilissime, della Chiesa medievale, che in qualche modo si sono trascinate nel corso dei secoli. L’indulgenza è venduta, mercanteggiata, materializzata nella forma del peccato più o meno grave, da confessare. Su di essa, sull’obolo di San Pietro, e sul mercato del perdono, come si ricorderà, Martin Lutero concentrò la sua critica contro il Vaticano e ispirò la Riforma protestante. Oggi, con papa Francesco, si assiste ad un evidente ribaltamento semantico del termine “indulgenza”, molto più “francescano”, e meno “vaticano”. Ovvero, per-donare, come dice la stessa parola, è un atto gratuito, non può essere oggetto di uno scambio, o di un acquisto con moneta sonante, un do-ut-des. È un chiaro ritorno al precetto evangelico: “quando ti avvicini all’altare e sai che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia l’offerta, va e riconciliati con lui”. Per-donare è pertanto uno dei sinonimi di ri-conciliare, parola in cui risuona, non a caso, il termine Concilium. Come si vede, tutto si tiene, in questa intuizione di papa Francesco. Tutto si tiene a tal punto, che all’annuncio dell’Anno Santo straordinario dedicato alla misericordia, per prime hanno risuonato proprio le campane di Assisi, dove i frati hanno deciso di tenere aperta la Basilica per tutta la notte. Sono gli stessi frati che in una lettera indirizzata ad un ministro, hanno citato queste parole di san Francesco d’Assisi: “E tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di lui – scrisse il Poverello – non gli facciano vergogna né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello. Che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare – aggiunse – che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede”.

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