La galleria degli orrori, da Poletti a Renzi, da Andrea Romano a Folli, i coristi di Renzi

La galleria degli orrori, da Poletti a Renzi, da Andrea Romano a Folli, i coristi di Renzi

Sono stati presi col sorcio in bocca e ora non sanno cosa dire. Sono pietose le argomentazioni del ministro del Lavoro, il quale si inventa una teoria  economica tutta  sua secondo la quale dopo una fase positiva ce n’è una negativa e con questo liquida i dati drammatici forniti dall’Istat in merito alla diminuzione dell’occupazione, con particolare riferimento ai giovani e alle donne.  Piove sul  bagnato ma Giuliano Poletti non porta neppure l’ombrello.  Ammesso che la sua “teoria” sia valida, dovrebbe dire dire quando si è verificata la fase “positiva”, di cui non c’è cenno nelle cronache di questi giorni. A meno che non consideri fase positiva l’annuncio di 79 mila posti di lavoro, una bufala di cui Poletti dovrebbe essere a conoscenza visto che il ministero dovrebbe avere i dati scorporati. Noi insistiamo: solo il 20% sarebbero nuovi posti, ma  anche questi molto “usati”, già conteggiati in altre uscite dell’Istat. Del resto, dal momento che i dati  sulla crisi erano negativi, produzione, consumi, aggiungiamo la deflazione, come era possibile che i posti di lavoro  fossero aumentati? I padroni non sono la San Vincenzo de’ Paoli, assumono se hanno lavoro, se producono e se vendono. Ora hanno avuto un incentivo, con la legge di stabilità hanno la possibilità di “sistemare” precari, partite Iva fasulle, quelli che già lavorano in nero e in cambio ricevere 8 mila euro  per tre anni se non andiamo errati. Poi  possono anche cacciarli pagando una piccola penalità.

Deputato Pd  se la prende con la “mimica facciale” del segretario Fiom

Ma Renzi e Poletti, visto che la Guidi tace, a proposito, quante sono le vertenze per crisi aziendali? Si consolano. I media al servizio spiegano che la perdita di posti di lavoro, “comunque riguarda in particolare le donne”. Brutte, sporche e cattive, non solo non fate più figli, ma perdete anche il lavoro e mettete in difficoltà il governo.  Per fortuna spiega tutto Andrea Romano, deputato Pd, un altro di quei parlamentari sempre in viaggio da un gruppo all’altro. Ricercatore presso l’Istituto Gramsci, diventa direttore di ItalianiEuropei presieduta da Massimo D’Alema. Inciso: ma chi hai allevato visto che dal tuo ventre oltre a questo sono usciti soggetti come Velardi e Rondolino, sempre presenti nei talk per sputare nel piatto in cui hanno mangiato. Torniamo a Romano: dopo ItalianiEuropei lo troviamo con Italia futura di Luca Cordero di Montezemolo, poi candidato eletto con la Lista Civica di Monti, di seguito esce ed entra nel gruppo Misto annunciando però che passerà al Pd. In effetti attende che entri anche Gennaro Migliore, transfugo dal Sel, così si fa pari fra destra e sinistra. Perché lo citiamo? Non meriterebbe molte considerazioni ma ne ha detta una che merita la il primo posto sul podio dell’assurdo. Lo intervistano e gli chiedono cosa pensa dell’aumento della disoccupazione. Lui vuole fare una premessa: ho sentito Landini che  mostrava contentezza mentre un sindacalista dovrebbe essere addolorato. Passi. La prova? Dice che la “mimica facciale” lasciava intendere che era contento. No comment, sennò ci querela.

Il premier: Jobs Act più di sinistra non si può

Veniamo a  Renzi. Per lui la matematica è un’opinione, è lui che dà i numeri. Poi è impegnato su ben altri  problemi,  “non posso perdere tempo, ho fretta, è il tempo delle decisioni, non posso aspettare a causa dei vecchi problemi del passato”. Già che c’è, dice che il Jobs Act è “la cosa più di sinistra che ho fatto”. Una intervista rilasciata al New York Times, rivolta in particolare alle minoranze del Pd, per lui, appunto, “vecchi problemi del passato”.  Ma le minoranze che in direzione non hanno votato la proposta di Renzi di non toccare l’Italicum approvata ovviamente alla unanimità, sembrano decise a non mollare. Non fa niente, dice il vicecapogruppo, un tale che si chiama Rosato, renziano doc, i voti ce li abbiamo comunque ma i nostri deputati parlano, parlano ma  alla fine voteranno l’Italicum. Parla già da capogruppo, che è ancora Roberto Speranza, bersaniano di destra, altro modo di identificarlo non c’è.  Nel suo curriculum si legge che nel  1987  si diploma in ragioneria, all’ITC G.R. Carli di Trieste e poco dopo viene assunto dalle Banca Commerciale Italiana e poi dalle Assicurazioni Generali. E inizia la sua carriera politica: eletto consigliere circoscrizionale, a Trieste. Con chi?

L’editorialista di Repubblica: attenti a Landini è un rivoluzionario

Ma con la Democrazia Cristiana. Ci mancherebbe. Terminiamo la “galleria degli orrori” con l’editorialista di Repubblica, Stefano Folli, il quale spiega all’incauto intervistatore che  gli ha chiesto cosa pensa della frase ormai celebre, “ Landini soprammobile del talk show”, pronunciata dal Renzi. Elementare, i due sono incompatibili, “Landini è un rivoluzionario, Renzi è un riformista”. Aggiunge, anche Bersani è un riformista. Partita chiusa. Gli venisse a mente che Landini è il segretario generale di un grande sindacato italiano che si chiama Fiom e fa parte della più grande organizzazione sindacale che si chiama Cgil. Per  carità, Landini al rogo come le streghe di una volta, gli “eretici” alla Giordano Bruno.

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