Intervista a Vincenzo Vita: per la Rai un progetto da controriforma. Renzi, a me le nomine, tutti i poteri al governo

Intervista a Vincenzo Vita: per la Rai un progetto da controriforma. Renzi, a me le nomine, tutti i poteri al governo

Una campagna martellante nello stile che ormai Renzi ha adottato. Di qualsiasi cosa si parli bisogna rottamare e ripartire con decisioni che sono sempre “storiche”.  Il che non vuol dire che siano belle e buone, possono essere anche brutte e cattive, le lancette dell’orologio possono essere messe in avanti ma anche indietro. Non solo. Se è vero che il tempo è denaro il premier vuole correre sempre più veloce, dove  e come arrivare non è un problema. Bisogna andare. Usa uno stile ormai troppo noto. Prende di mira una persona, un ente,  un qualcosa che fa ombra e spara a zero. Cerca sempre la cosa che ai cittadini non piace, sulla quale abbiano da ridire. Da qualche tempo è l’ora della Rai. Via i partiti, è diventato uno slogan martellante. Parla lui e ripetono quelle e quelli del cerchio magico, via, via. E anche vi faremo pagare meno secondo il vecchio slogan. Pagheranno con la bolletta dell’energia elettrica anche coloro che non hanno la tv ma questo non vuol dire. Per dare una accelerata ha scelto La Repubblica, guarda caso, che apre con un titolone “Rai, ecco il piano: i nuovi manager scelti dal governo” e poi “alle Camere solo il controllo”. Ma non diceva Renzi che bisognava “allontanare i partiti dalla amministrazione diretta dell’azienda”? Sì, dicono i bene informati, i partiti, ma non ha mai parlato di governo. Quasi che l’esecutivo fosse un’entità astratta.

Le anticipazioni d Repubblica ci riportano all’indietro nel tempo

Non ci sta Vincenzo Vita, che ha vissuto in prima persona la tante battaglie per la Rai, servizio pubblico, partecipato dai cittadini, per una legge sul conflitto di interessi. Ha dato una mano alla elaborazione di un progetto di legge (Civati/ Sel) presentato alla Camera qualche giorno fa. “Se le anticipazioni di Repubblica saranno confermate dai fatti, la proposta del Governo sulla Rai è una controriforma in piena regola. Un viaggio nel tempo (all’indietro) in piena regola. Alla stagione che precedette l’anno di grazia 1975, quando con la legge n.103 la Rai divenne da monopolio di Stato gestito dal Governo un servizio pubblico. Le competenze di indirizzo e vigilanza passarono al Parlamento, aprendo – nel bene del pluralismo e nel male della lottizzazione – una stagione inedita .” Ma, gli chiediamo, non andò tutto bene come tu stesso, fra giornalisti ci diamo del tu, speravi. “Certamente i risultati si rivelarono presto inferiori alle attese, ma lo spirito riformatore cominciò a permeare l’azienda pubblica. Furono avviate sperimentazioni interessantissime, a partire dal grande lavoro della seconda rete tv diretta da Massimo Fichera e dal Tg2 di Andrea Barbato. Ma lo stesso primo canale, tradizionalmente moderato, si adeguò ai tempi, fino alla rottura della discriminazione antica (verso le varie tipologie di comunisti italiani) con la terza rete di Guglielmi e il Tg3 di Curzi.”

Il blocco fatto dal partito trasversale del conflitto di interessi  e della conservazione

“Insomma, la storia è lunga e non tutta commendevole, ovviamente. E la Rai – conclude Vita – andava ripensata da tempo, ma il partito trasversale del conflitto di interessi e della conservazione ha fatto via via blocco contro ogni tentativo serio. Ora, con le promesse di Renzi, i progetti appena depositati (Civati/Sel, Mov5Stelle, Marazziti) sembrava determinarsi un clima favorevole. Le anticipazioni dell’articolato governativo sono, invece, un vero e proprio pugno nello stomaco. Sembrerebbe ricomparire la figura dell’amministratore delegato con enormi poteri, relegando il resto a mero riempitivo”. Amministratore delegato scelto dal Governo, appunto. Come prima, più di prima.

 

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