Inflazione, il carrello della spesa ha le ruote sgonfie

Inflazione, il carrello della spesa ha le ruote sgonfie
Il carrello della spesa torna a salire a febbraio e i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,6% su base mensile e dello 0,7% su base annua. Sono questi i numeri definitivi diffusi venerdì mattina dell’Istat, che confermano la stima preliminare. Poi va fatta una valutazione sul caro-vita, visto che nel mese di febbraio 2015, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta, secondo le stime Istat dello 0,4% su base mensile e segna un calo su base annua dello 0,1% (la stima preliminare era -0,2%), meno ampio rispetto a gennaio (-0,6%). Uno scenario che non convince assolutamente Federconsumatori che chiede di frenare “gli ottimismi dell’Istat e del Governo. Il tasso di inflazione rilevato a febbraio si legge nella nota diffusa immediatamente dopo aver appreso i numeri dell’Istituto nazionale di Statistica- rimane negativo, al -0,1%. Una notizia drammatica, per i cittadini e per il Paese. Non dimentichiamo, infatti, che se i prezzi scendono è a causa della grave crisi della domanda di mercato interna, dettata dal disagio e dal calo del potere di acquisto delle famiglie. La caduta dei consumi solo nel triennio 2012-2013-2014 è stata pari al -10,7% (vale a dire una contrazione complessiva della spesa di circa 78 miliardi di Euro). Le famiglie hanno ridotto drasticamente persino i consumi vitali e difficilmente intaccabili, come quello alimentare (-11,6% dal 2008) e quello della sanità (-23,1% sempre dal 2008). “Di fronte ad un andamento simile non c’è da star tranquilli. Quello che ci preoccupa maggiormente è che in questi anni, nonostante l’avanzare di segnali evidenti circa tali sviluppi, nulla o quasi è stato fatto per risollevare la situazione ed aprire una nuova fase di crescita e di rilancio della domanda interna.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Per questo è urgente che il Governo se ne renda conto e si decida a prendere provvedimenti urgenti. Rilanciare l’occupazione è un passo fondamentale, per creare reddito e prospettive per chi non ha lavoro, nonché per dare respiro alle famiglie: non dimentichiamo, infatti, che attualmente sono genitori e nonni che, con stipendi e pensioni, sostengono i giovani (e no) senza lavoro. Per questo, se si vuole rimettere in moto la domanda di mercato è indispensabile avviare un Piano Straordinario per il Lavoro che preveda:
– il rilancio investimenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (in primo luogo per quanto riguarda le rete a banda larga);
– un serio programma per l’incentivazione e lo sviluppo del turismo, che sappia valorizzare l’inestimabile patrimonio di cui il nostro Paese dispone;
– un avvio di opere di modernizzazione delle infrastrutture e messa in sicurezza degli edifici pubblici, a partire da scuole e ospedali.
Il peso dell’economia ‘non osservata’ vale tra 250 e 290 miliardi di Euro
C’è poi da dire e da misurare il peso, sulla ricchezza reale del Paese, dell’evasione, che incide, e non poco, sull’economia ed in conseguenza di questo, sul costo della vita, che risulterebbe, più sopportabile, se ci fosse meno economia sommersa. A fare due conti ci ha pensato L’Associazione Bruno Trentin, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Tecnè e il Cer (Centro Europa Ricerche), e quello che hanno scoperto ha veramente dell’incredibile. In Italia, infatti, l’economia “non osservata”, ovvero il combinato tra economia sommersa, informale e illegale, si può quantificare in250-290 miliardi di euro l’anno. Lo studio fornisce l’analisi della situazione e delinea una proposta: dal “Tax gap”, la differenza tra imponibile della fiscalità nazionale e gettito effettivo, si possono recuperare 14 miliardi di euro con dispositivi di contrasto più efficaci. Queste risorse aggiuntive vanno destinate a due interventi: da una parte l’estensione del bonus a lavoratori dipendenti e pensionati incapienti (7,3 miliardi), dall’altra un ampliamento degli investimenti per aumentare l’occupazione (6,3 miliardi). Proposta che, nelle stime del Cer, porterebbe un aumento del Pil dell’1,2% in quattro anni, un calo dell’indebitamento di 4,5 miliardi e 144mila occupati in più. Per l’istituto della Cgil, ogni anno il valore economico non dichiarato si divide in questo modo: 160-185 miliardi di sommerso, 20-25 miliardi di economia informale (quella in cui beni e servizi sono legali, ma forniti da operatori non ufficiali e con processi produttivi e transazioni economiche non  contabilizzate, ndr) e 70-80 miliardi di economia illegale. Considerando il volume d’affari, il mancato gettito è 85-100 miliardi l’anno.
E i conti della Banca d’Italia scoprono un nuovo boom del debito pubblico. A gennaio + 31 miliardi
Ma oltre alle negatività scoperte ed analizzate da Federconsumatori, e dai ragionamenti e dalle analisi dell’Associazione Trentin con l’Istituto Tecnè  e il Cer, si scopre anche un altro dato decisamente oscuro, questa volta reso noto dalla Banca d’Italia, sul debito pubblico. Secondo via Nazionale, infatti, c’è da registrare un netto incremento del ‘rosso’ delle Amministrazioni pubbliche a gennaio, che accumula altri 31 miliardi di Euro e fissa in 2.165,9 miliardi l’esposizione. Decisamente vicina al record registrato luglio 2014 con 2.167,7 miliardi. Molte le variabili che hanno determinato questa negatività, ma anche su questo il Governo Renzi avrà una convincente giustificazione…
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