Il suicidio inspiegabile dell’industriale Ghisolfi

Il suicidio inspiegabile dell’industriale Ghisolfi

L’industriale della chimica Guido Ghisolfi si è ucciso, a 58 anni, con un colpo di fucile nella sua auto. L’uomo è stato trovato morto a Carbonara Scrivia, nell’Alessandrino. Ghisolfi, vicepresidente della multinazionale Mossi&Ghisolfi, era uscito di casa apparentemente tranquillo. Sono stati i familiari, che non riuscivano a contattarlo, ad avvisare i carabinieri, che nel pomeriggio hanno ritrovato il cadavere dell’industriale all’interno della sua auto. Secondo i primi rilievi, si tratterebbe di suicidio. I militari hanno inoltre appurato che il fucile utilizzato apparteneva allo stesso Ghisolfi.
L’imprenditore si è ucciso nei pressi della sua abitazione a Tortona “a seguito di forti crisi depressive di cui soffriva da tempo”. Lo comunica la stessa direzione del Gruppo, anche a nome della famiglia, spiegando ufficialmente “con immenso e incolmabile dolore”, il motivo che ha spinto l’imprenditore 58enne a “compiere un estremo atto che ha posto fine alla sua vita. Guido Ghisolfi – prosegue la nota – è stato un imprenditore italiano di rara capacità, tenacia, intuizione e ha saputo portare, insieme al padre Vittorio e al fratello Marco, il Gruppo Mossi Ghisolfi in una dimensione internazionale. Il Gruppo è oggi uno dei leader consolidati nel settore delle materie plastiche e dei prodotti chimici ottenuti da risorse rinnovabili, ambito, quest’ultimo, in cui l’ing. Ghisolfi ha saputo esprimere particolare intuizione, coraggio e determinazione”. Ghisolfi aveva appoggiato sin dalla prima ora, la leadership renziana, senza però strappare con personaggi di spicco del suo partito, come l’ex segretario Bersani e Sergio Chiamparino. Aveva anche sostenuto economicamente l’attuale Premier ,  ed è stato tra i suoi maggiori finanziatori, sia per la Fondazione Bing Bang che per la Leopolda. Iscritto al Partito Democratico, era considerato alla stregua di un consigliere del premier in materia di impresa ed occupazione.

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