Il dopo Lupi. Tre in corsa e il favorito è Guerra

Il dopo Lupi. Tre in corsa e il favorito è Guerra

In poche ore cambiano le quotazioni dei candidati in corsa per la poltrona di ministro delle Infrastrutture. Nella giornata di sabato, tutti i principali organi d’informazione davano per certa e dunque alla meta, la candidatura di Graziano Delrio, poi, probabilmente, complici le tensioni nei centristi, Renzi è stato costretto a correggere la rotta, puntando decisamente su Andrea Guerra, ex Ad di Luxottica ed ascoltato consigliere di Palazzo Chigi. Con ogni probabilità, al netto dello scontro che si sta consumando nel partito di Alfano, sarebbe stato molto complicato cercare un nuovo nome per la poltronissima di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Se Guerra sarà ministro, per alleggerire i suoi compiti di Governo, la struttura tecnica di missione delle Infrastrutture, che tanti guai ha portato in questi ultimi tempi all’Esecutivo, finirà a Palazzo Chigi. Spacchettare questo potentissimo braccio armato dei Lavori Pubblici è operazione complessa e soprattutto determina la necessità di una guida. Premesso che non potrebbe essere Delrio ad occuparsene e tantomeno il Presidente del Consiglio, ecco allora spuntare almeno due nomi: Luca Lotti, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Deleghe all’Editoria, oltre che Segretario del Cipe, e Filippo Bonaccorsi, uomo di strafiducia di Renzi e che potrebbe alla fine spuntarla, viste anche le sue competenze: ha ricoperto l’incarico di Presidente della società di trasporto pubblico di Firenze e attualmente, per il Governo, si sta occupando di un altro delicatissimo settore, quello legato alla ristrutturazione di migliaia di scuole in Italia. I nodi saranno comunque sciolti nella giornata di domani, quando Renzi salirà al Quirinale con nelle tasche una, o al massimo due soluzioni da proporre al Capo dello Stato per le Infrastrutture e un solo nome per gli Affari Regionali. E se le Infrastrutture sembrano, al momento non rappresentare un problema per il Premier, difficoltà arrivano invece dal ‘rimborso’ da dare ad Area Popolare ed in particolare all’Ncd. Con un depotenziato e di basso profilo, Dicastero ai Rapporti con le Regioni e gli Enti Locali, Alfano si vedrebbe moltiplicate le difficoltà di gestione nel suo partito. Certo è che il candidato ministro in pectore resta Gaetano Quagliarello, quello che è meno certo, come detto, è il peso del ministero che sarà chiamato a guidare. Si è parlato in queste ore della possibilità di resuscitare il vecchio ministero per il Mezzogiorno. Per i centristi, potrebbe rappresentare un ‘indennizzo’ gradito, visto che la loro base elettorale è percentualmente rilevante nel sud del Paese, ma il problema sono le tensioni che in queste ore fanno tremare le fondamenta del partito di Alfano. Nella giornata di sabato, al convegno organizzato da Magna Carta, la Fondazione di Gaetano Quagliariello, si è infatti consumato un nuovo strappo tra l’ormai quasi ex Capogruppo di Area Popolare, Nunzia Di Girolamo con il suo leader di partito. La De Girolamo, che guida la fronda nell’Ncd, affiancata di uomini di peso specifico non indifferente, come Cicchitto, Formigoni, Giovanardi e altri, vorrebbe far uscire la delegazione centrista dal Governo e concedere a Renzi solo un appoggio esterno, anche se non sarebbe escluso, immediatamente dopo il voto alla Regionali, un lento e mesto ritorno in Forza Italia. La De Girolamo ieri ha chiamato in causa Alfano, accusandolo di essere ormai ‘renziano’. Pronta la replica del ministro-segretario che ha confermato la sua linea e soprattutto l’appoggio del suo partito al Governo: “Arriva la ripresa e qualcuno parla di sostegno esterno al governo. E’ una follia: noi dobbiamo prendercene i meriti. La lasciamo al Pd? Ma di cosa stiamo parlando? Sembra la barzelletta dei pazzi che devono superare 100 cancelli e si fermano al 99/mo perché sono stanchi e poi tornano indietro”. “Noi resteremo in questo governo – sottolinea – finché si faranno le cose che diciamo noi”. Dunque, gravi e significative tensioni che complicano, e non poco, il percorso del Governo, che oltre a dover contenere le spinte sempre più compatte della componente della sinistra del suo partito, ora si deve guardare, con preoccupazione, anche alla sua destra.

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