Giovanni Guidi, astro nascente del Jazz

Giovanni Guidi, astro nascente del Jazz
Il pianoforte è stato sempre uno strumento fondamentale, una voce quasi essenziale nella storia del jazz. Da Duke Ellington a Brad Mehldau, un secolo di storia della musica afroamericana è stata narrata da questo straordinario mezzo espressivo. Anche in italia la tradizione del pianoforte jazz ha prodotto grandi talenti come Bruno Martino, Sante Palumbo, Enrico Pieranunzi, Danilo Rea, Cesare Picco, Stefano Bollani, Franco D’Andrea, Giorgio Gaslini e Rita Marcotulli. Uno degli ultimi significativi interpreti del pianoforte è senza ombra di dubbio Giovanni Guidi, non ancora trentenne,  ha dimostrato una grande sensibilità sulla tastiera e una notevole maturità artistica. “Scoperto” da Enrico Rava, il celebre trombettista lo fece entrare nel suo gruppo appena ventenne. Dopo aver suonato in due album di Rava, ha collaborato con Gianluca Petrella ed è  attualmente leader di gruppi propri.
Il suo ultimo album è stato pubblicato da uno delle più importanti case discografiche mondiali del jazz, la Ecm del tedesco Manfred Eicher che fece debuttare nel 1975 il giovanissimo Pat Metheny.
“This is the day” è il titolo dell’ultima fatica discografica di questo giovane talento del pianoforte. Il jazzista di Foligno ha chiamato Thomas Morgan al contrabbasso e Joao Lobo alla batteria. “Volevo dare proprio l’idea dell’inizio di un nuovo giorno”, spiega Guidi, che la prossima settimana sarà impegnato nel tour di presentazione del nuovo lavoro (Bologna, Vicenza, Napoli, Roma, Ostenda, Ferrara, San Dona’ di Piave, Firenze, Londra, Brema, un arco di tempo dal 25 marzo al 25 aprile).
“This is the day”, spiega il pianista nelle note di copertina, “cerca di porre delle domande sia per noi sia anche per chi ascolta. L’obbiettivo è di far entrare l’ascoltatore in mezzo anche a quei meandri della musica che a volte restano un po’ sconosciuti, ma forse è lì che si trova il vero senso e l’intensità di quello che si fa”. “Nel corso degli anni – prosegue il pianista- molti esponenti della scena contemporanea hanno lavorato più sull’interpretazione, laddove il nucleo duro del jazz è nell’improvvisazione, senza la quale questa musica diventa sterile”. Quelle contenute nel nuovo album, allora, sono mie canzoni senza un testo, molto semplici, nate per l’improvvisazione; brani -prosegue, pensando al tour- che offrono possibilità di lavoro diverse ogni sera, ogni concerto”. A questo si aggiungono la profondità e l’intensità del modo di suonare di Thomas e Joao: free, diretto, e con una forte emotività, caratteristiche che ho trasferito nei brani”.
“L’impegno per la semplicità non è diverso da quello per la complessità”, prosegue, indicando come sia un dovere dell’artista quello di “trasmettere un messaggio in modo onesto”. L’eleganza di “Trilly”; il melodismo di un brano come “Game Of Silence”; il frammentato dialogo di “Cobweb” fino a passaggi dissonanti o vorticosamente ritmici come quelli di “The Debate”, i due standard “Quizas Quizas Quizas” e “I’m Through With Love”: ciascuno dei tre musicisti contribuisce alla costruzione di una struttura sonora solida godendo di autonomia creativa e offrendo quella che Guidi definisce “disponibilità”. Il jazz  è soprattutto incontro”.
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