Francia, elezioni dipartimentali: Sarkozy vince, la Le Pen fa paura, i socialisti sconfitti si dividono ancora

Francia, elezioni dipartimentali: Sarkozy vince, la Le Pen fa paura, i socialisti sconfitti si dividono ancora

L’ex presidente Nikolas Sarkozy si annuncia come il vero vincitore delle elezioni dipartimentali francesi, che domenica 29 marzo hanno celebrato il secondo turno. La sua coalizione di centrodestra, composta in gran parte dei dipartimenti e dei cantoni, da UMP, UDI e dai centristi di Bayrou, dovrebbe attestarsi tra 65 e 69 presidenze su un totale di 101. Per Sarkozy, questa domenica è stata semplicemente “immensa”, perché la sua destra ha strappato quasi la metà dei dipartimenti alla sinistra, un evento storico. “Mai una maggioranza al potere aveva perso tanti dipartimenti”, ha esultato Sarkozy, secondo il quale questa “sconfitta senza appello sanziona la menzogna e l’impotenza” dei socialisti. Ed ha concluso che “l’alternanza è in marcia, nulla l’arresterà”, inviando un chiaro messaggio per le presidenziali del 2017.

Per la sinistra francese si tratta di una sconfitta durissima, poiché perde almeno la metà dei dipartimenti che aveva conquistato alle elezioni del 2011, passando da 61 a un massimo di 35, secondo le proiezioni di domenica sera. La sconfitta subita dalla maggioranza socialista di Hollande e del premier Valls non pare essere soltanto l’effetto del passaggio dei francesi all’opposizione in un devastante periodo di crisi, come alcuni esponenti hanno dichiarato a caldo. La verità è che la campagna elettorale di Sarkozy, tutta giocata sui temi razzisti e xenofobi, cari all’estrema destra di Marine Le Pen, e sulle rivalse del ceto medio in difficoltà, si è dimostrata efficace soprattutto in quei territori più colpiti dalla disoccupazione e dallo smantellamento dei poli industriali. Come spiegano autorevoli commentatori, il successo di Sarkozy, e quello della Le Pen, almeno nei numeri, si spiegano con la crescente impopolarità del governo Valls e con la frammentazione della sinistra.

Come reagiranno i socialisti alla sconfitta? Senza un vittoria politica, perfino parziale, sul fronte della crescente disoccupazione, la sinistra sarà ineluttabilmente scalzata dal governo. La sinistra francese dovrà recuperare parte del suo elettorato che ha disertato le urne, e che in alcuni casi ha preferito perfino Marine Le Pen e il Front National, il cui risultato, tra primo e secondo turno delle elezioni dipartimentali sfiora il 29% e fa davvero paura, nonostante l’estrema destra non abbia conquistato alcun dipartimento. Occorrerà ristabilire una lingua comune e degli obiettivi comuni a tutto l’arcipelago della sinistra francese. I dipartimenti simbolici della sinistra francese sono stati perduti: la Corrèze, feudo di Hollande, il Nord di Martine Aubry, la Seine-Maritime, feudo del ministro degli Esteri Fabius, l’Essonne, del premier Valls, la Cotes-d’Armor, guidata dai socialisti fin dal 1976, la Bouche-du-Rhone dominata dalla sinistra da 60 anni e l’Allier da sempre comunista. Solo tre dipartimenti storici sono riusciti a resistere.

La prima dichiarazione del premier Valls è stata cauta: “i francesi, col loro voto, e con la loro astensione, hanno espresso bisogni, paure, collera, fatica dinanzi ad una vita quotidiana troppo difficile: la disoccupazione, le tasse, la vita troppo cara. Ho inteso il messaggio”. In realtà, molti dirigenti e deputati socialisti, soprattutto della nouvelle gauche, hanno inteso queste parole di Valls come una sorta di distanziamento dalle responsabilità della disfatta, facendone cadere tutto il peso sul segretario dei socialisti, Cambadelis. Insomma, il timore, ora, nelle file socialiste è che in realtà con questa dichiarazione, il premier Valls abbia voluto lanciare un messaggio chiaro, ai compagni di partito e ai francesi: nulla cambierà nell’orientamento economico del governo, a partire dalla tanto contestata e vituperata legge Macron, di stabilità finanziaria, ma dettata da politiche di austerità. Al contrario, i cosiddetti frondisti del Partito socialista, sostanzialmente critici nei confronti di Valls, e di Hollande, hanno fatto subito sapere che “senza cambiamenti sinceri nelle politiche, senza rinnovamento nella pratica del potere, la dispersione della sinistra sarà irreversibile”. Una dichiarazione di guerra al governo.

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